Una foto, un partito

In questi giorni per chi si trova a Milano è facile imbattersi nei manifesti che pubblicizzano La “Festa democratica” che si terrà dal 3 al 21 settembre.

In primo piano c’è il viso di una ragazza, che oltre ad avere una buona dose di stilemi della bellezza “dè sinistra” (trucco poco niente, canottiera. carina sì,ma senza strafare), colpisce per la totale asimmetria del taglio di capelli, frangia solamente da un lato, capelli corti sulla nuca con alcuni ciuffi più lunghi,ma anch’essi solo da un lato.

Ecco, quell’immagine spiega (involontariamente,si suppone) più di mille editoriali cos’è oggi, alla vigilia delle primarie (e su questo tanto di cappello rispetto alla farsa messa in piedi del Pdl per il congresso), il Pd agli occhi di molti italiani.

Un partito che vuol essere socialista, ma anche popolare.

Che è laico, ma anche no, sennò si perde il voto cattolico.

Che si dice riformista in campo economico, ma con Ichino che sembra predicare nel deserto.

Che Le tasse andrebbero abbassate, pur essendo comunque bellissime.

Che bisogna riconquistare il nord, ma ohibò il federalismo.

Che vuole più sicurezza, ma le “ronde” coi pensionati son comunque roba da fascisti.

Che nel parlamento europeo non sa in che gruppo stare.

Che scandalo il sexgate berlusconiano, ma voliamo bassi che non si sa mai che salti fuori un Cosimo Mele tra i nostri …

Che riabilita Craxi, ma guai a toccare il santino di Berlinguer.

Che il conflitto d’interessi è come un fiume carsico.

Che Guevara, ma anche Jfk.

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