La trappola del buonismo

Nell’ultimo vertice tenutosi in Abruzzo , nonostante la peggior crisi economica in atto dal ’29 (la prima che si può definire “del sistema” e non “nel sistema”) non s’è deciso praticamente nulla che possa aver un impatto reale sui Paesi protagonisti del vertice. dov’è la novità? potrebbe dire qualcuno…

Di legal standard e nuove regole globali per l’economia nemmeno l’ombra e beffardamente anche l’unica decisione di un certo peso, l’impegno di ridurre gli arsenali atomici da parte di Russia e Usa, è stata ratificata vis à vis da Obama e Medvedev in quel di Mosca. Lo stesso Hu Jintao ha preferito salutare la compagnia trovando nella rivolta degli Uiguri un’ottima “exit strategy” dall’ennesimo sterile summit.

Per uscire dal cul de sac dell’indecisionismo s’è rispolverato quel formidabile evergreen di nome Africa, per cui sono stati stanziati 20 miliardi di dollari, una cifra che nelle intenzioni dovrà “sostenere lo sviluppo rurale nei paesi poveri”.

Dalla fine del colonialismo si cerca di aiutare i Paesi africani più poveri facendo un’elemosina più o meno mascherata, dando soldi,che il più delle volte finiscono nelle tasche dei satrapi locali,piuttosto che in progetti con qualche parvenza di efficacia.
Se volessimo finalmente tracciare un bilancio di questa politica assistenziale durata decenni verrebbe fuori che chi ha potuto migliorare realmente la propria condizione non lo deve né agli aiuti umanitari dei Paesi più ricchi, né ad Onu et similia (i cui fondi sono spesi più per pagare gli stipendi di chi ci lavora che in aiuti), ma purtroppo il buonismo ipocrita,magari fatto sulla pelle del contribuente (il famoso refrain “i poveri dei paesi ricchi che ingenuamente danno i soldi ai ricchi dei paesi poveri”) paga ancora un forte dividendo nonostante sia conclamato che la logica dell’aiuto dall’alto abbia fallito ad ogni latitudine.

Una lezione che come italiani dovremmo avere ben compreso se solo guardassimo alle infauste politiche assistenziali per il mezzogiorno e ai suoi penosi risultati.

“Aiuti” che diventano persino controproducenti una volta  intermediati dai potentati locali ed il cui utilizzo prevalente serve a colmare buchi di gestioni fallimentari, nonchè come arma di consenso foraggiando le clientele, se non addirittura come fonte di arricchimento personale, come ben sa quel giornalista che dovendo intervistare il sindaco di Lagos ebbe appuntamento a casa del sindaco stesso, ma non a Lagos, bensì a Londra, in una strada dove le case hanno un costo al metro quadro tra i più cari al mondo….

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