Viva Ahmanidejad (?!)

Il procedimento, l’iter è sempre lo stesso.

Si prende il candidato ritenuto di destra (nello specifico caso iraniano, Mahmud Ahmadinejad) e, settimane prima delle elezioni, si comincia a dire e scrivere che pur di farlo vincere, certamente, i poteri ‘forti’, gli antidemocratici perennemente in agguato, ricorreranno ad ogni possibile imbroglio e che i ‘cattivi’ metteranno senza dubbio in opera brogli elettorali tali da stravolgere il volere liberamente espresso dal popolo, inevitabilmente a favore del ‘povero’ e perseguitato candidato ritenuto di sinistra (ancora nel caso, Hussein Mousawi).

Alla fine, visti gli esiti del voto, se il ‘figlio prediletto’ ha prevalso, si gioisce e si esalta la ‘vigilanza democratica’ che ha impedito il trionfo del malaffare.

Se ha perso si grida, stracciandosi le vesti, al delitto, al tradimento, all’attentato alla democrazia.

Non che  nel fare un simile discorso io intenda in qualche modo schierarmi accanto a Ahmadinejad.

No, intendo solo denunciare un procedimento – questo sì, davvero anti democratico! – delle sinistre mai disponibili ad accettare una sconfitta inflitta loro dall’amato/odiato (dai radical chic, quando ‘li tradisce’) popolo.

Se poi, come ancora in Iran, le proteste – sempre opera di una minoranza visto che, certamente, la maggioranza che ha vinto non va per strada se non per reazione – che per essere davvero eclatanti ‘devono’ provocare qualche morto e un po’ di feriti, sono montate anche da infiltrati (si parla di miliziani libanesi), lo si tace o lo si sussurra appena.

Ah, dimenticavo: se, per ipotesi, le votazioni hanno luogo in Paesi nei quali la destra è tagliata fuori dal potere, magari con metodi dittatoriali, mai che a qualche ‘anima bella’ sinistrorsa venga in mente che i brogli possano essere messi in opera dagli amici/compagni.

Per carità.

Impossibile!

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