Gianfranco Fini: Pro e Contro

Alcuni giorni fa sul Corriere della Sera, Angelo Panebianco, si è domandato quale sia l’obiettivo politico perseguito da Gianfranco Fini.

La rivista “Tempi”, su l’ultimo numero di maggio, fa a Fini un centinaio di domande e titola l’articolo: “Arriva dal Movimento sociale, fa il presidente della Camera, sogna una destra che non si chiami “destra”, ma che sia comunque “nuova”. Chi è Gianfranco Fini? Cosa fa? Dove va? E soprattutto: dovunque vada, troverà posto?” Infatti negli ultimi mesi, in più occasioni, la terza carica dello Stato, è intervenuta con  moniti, richiami,  distinguo rispetto al Presidente del Consiglio su argomenti come laicità, bioetica, cittadinanza, integrazione, legalità, ha parlato di cesarismo.

A questo punto uno si domanda: c’è forse una  strategia destabilizzatrice del Governo e del Premier  perseguita,  non solo dai soliti poteri forti, ma anche da quella che ormai si autodefinisce la minoranza del PdL?

Sulla rivista L’Occidentale, molta critica nei riguardi di Fini, alcuni commentatori hanno preso apertamente una dura posizione: “perché continuare con questo teatrino noioso e un po’ patetico, nel quale c’è una minoranza del PdL, che nascondendosi ancora dietro il paravento dell’elaborazione culturale, dei sofismi intellettuali, del politically correct, non si riconosce più nella leadership di Berlusconi e ritiene che certi problemi – non certo  secondari – quali l’immigrazione, l’identità nazionale, il rapporto con le altre civiltà diverse da quella occidentale, le questioni di bioetica, le riforme istituzionali, i diritti civili richiedano soluzioni  “nuove e originali”, ma sicuramente diverse da quelle dell’esecutivo? “E poi aggiungono “C’è un piccolo particolare però, cari amici, e cioè che le soluzioni adottate non sono altro che quelle scritte nel programma elettorale del PdL che ha portato tutti, ma proprio tutti, alla vittoria del 2008, non sono elaborazioni postume di laboratori di pensiero, ma semplicemente quello che pensa la maggioranza degli italiani gli stessi che hanno votato il PdL.”

Inoltre nei vari Forum si discute e si  legge: “La situazione attuale mi appare in tutta la sua chiarezza, non mi sento di scomodare astruse teorie psico-sociologiche per spiegare gli “svarioni” della componente finiana del PdL. Più semplicemente, lo strapotere berlusconiano (vivaddio!) impone alle “minoranze residue” di alzare la cresta per non scomparire omeopaticamente dinamizzate nel Mare Azzurro, e quale modo migliore di alzar la cresta che far finta di essere di sinistra? Ecco quindi i moralismi, le bacchettate, i ditini alzati e tutte le sviolinate sull’integrazione e sugli altri argomenti tanto cari all’opposizione, per quanto quest’ultima non ne capisca un’acca. Tutto qua. Invidia e paura.”

Altri interventi: “Fini avrà pure le sue ragioni, ma alcune delle obiezioni che solleva sono così futili che sembrano dettate solo dal desiderio di smarcarsi da Berlusconi. Vedi la precisazione che è il Parlamento a votare sulle leggi d’iniziativa popolare. Come se non lo sapessimo. Ma il punto di Berlusconi non è quello di non far votare il Parlamento, il punto è quello di suscitare un movimento di opinione pubblica a sostegno di una specifica proposta di riduzione del numero dei parlamentari. Non vorrei che Fini avesse preso a modello il Follini che criticava il governo che sosteneva, fino ad autoribaltarsi all’opposizione.”

Infatti l’on. Benedetto Della Vedova, pur apprezzando le aperture di Fini, dice: ”tra le tante accuse che dall’interno del Pdl vengono mosse al Presidente della Camera la più insidiosa è probabilmente quella di sabotare il tentativo di costruire l’identità nazionale e popolare del nuovo partito del centro-destra, per sostituire ad essa – a partire dai temi bio-etici –  quella di una sinistra orfana della propria egemonia culturale, ma ancora padrona delle leve mediatiche e simboliche del “politicamente corretto”.

Cosa si risponde dall’altra parte?

Innanzi tutto Alessandro Campi, definisce Fare Futuro, la rivista culturale di Fini, “il lievito creativo” del centrodestra, reclamando (addirittura) la gratitudine di tutto il partito.

Sofia Ventura, (collaboratrice di Fare Futuro) su “Libertiamo”, la rivista dei Riformatori Liberali risponde: “Fini ha innanzitutto trasformato lo “spazio” del centrodestra, che da luogo dominato da un consenso quasi unanime e in parte artificiale, incrinato solo minimamente da ultraminoritari dissensi malsopportati, è divenuto luogo di confronto. E’ purtroppo vero che la natura del confronto rimane molto poco soddisfacente, poiché alle obiezioni sul merito dei problemi si replica per lo più con argomentazioni che mirano a banalizzarle (ad esempio etichettandole come “di sinistra” o con il ricorso a “marchi di infamia” come “laicismo”, “anticlericalismo” e simili) o a squalificare chi le ha avanzate”.

“Oggi Fini ha potuto affermarsi come un interlocutore non più eludibile nella messa a punto, organizzativa e culturale, della nuova formazione. Certo, sono in molti che la “eluderebbero” volentieri, ma proprio qui sta la scommessa di Fini e di chi vede in lui una speranza per il futuro del centrodestra: impedire l’appiattimento del partito su un conformismo legato, da un lato, ad una “piattaforma” ideologica fortemente conservatrice, quando non reazionaria, di chiusura rispetto alle sfide attuali, da quelle bioetiche a quelle economiche, dall’altro agli “imperativi” del governo, che “assolutizzati” tendono ad inibire la riflessione ragionevole. Torniamo a Gianfranco Fini, dunque: ponendosi come referente di un modo diverso di pensare la politica a destra, il Presidente della Camera ha dato forza a quanti hanno vissuto in questi anni in una situazione di forte disagio e ciò si sta traducendo in un attivismo, soprattutto sul piano della produzione di cultura politica ma non solo, che non può che essere positivo per lo sviluppo di quella destra italiana che ha cominciato il suo cammino quindici anni fa con la discesa in campo di Silvio Berlusconi. Certo, dovranno seguire anche azioni più incisive sul piano più strettamente politico, per esempio ponendo il problema della democrazia interna al partito, ma questo richiederà tempi non brevi e, soprattutto, potrà avvenire se prima si sarà “arato il terreno” e dato forza all’ipotesi di una destra laica, liberale e moderna.”

L’on.Della Vedova aggiunge: “che differenza c’è tra le posizioni di Fini e dei leader dei maggiori partiti del PPE, la cui laicità nel Pdl non piace e quindi, per lo più, si tace, come se la bio-politica cessasse di importare appena passati oltre confine?” 

Come si vede il dibattito è aperto, anzi crediamo sia opportuno invitare i nostri lettori a scriverci e discutere su questi argomenti, perché concordiamo con chi ha scritto:  “Il dibattito è ricchezza. Ma se alcuni cardinali del PdL tale dibattito lo temono e preferiscono opportunisticamente tirare dritti a suon di annunci e leggi privi di vero contraddittorio, allora tale ricchezza viene a mancare.”

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