Primi risultati concreti della rivoluzione Brunetta

Il Ministro della Pubblica amministrazione e dell’Innovazione, Renato Brunetta, è senza alcun dubbio il ministro più apprezzato dalla pubblica opinione.

L’uomo, ormai è un per­sonaggio — al punto da essere chiamato (affettuosamente?) dagli stessi colleghi del Pdl, la «Lorella Cuccarini» del gover­no, la più amata dagli italiani. Alla recente assemblea della Confindustria, svoltasi a Roma, ha avuto quasi una “standing ovation”.

Da alcuni sondaggi effettuati presso gli stessi dipendenti pubblici (un campione di 1.500 dipendenti pubblici) emerge la soddisfazione del 52,3% dei dipendenti pubblici per il lavoro svolto in questi mesi dal Ministro Renato Brunetta così come un grande livello di consenso rispetto ai controlli più severi in caso di malattia (71,4%) e alla possibilità di licenziare i dipendenti pubblici fannulloni (80,6%). I giudizi degli intervistati sfiorano inoltre il 90% di consenso per quanto riguarda tutte quelle iniziative che sono destinate a migliorare i tempi di espletamento delle pratiche e a migliorare l’accessibilità ai servizi

Certamente questa rivoluzione in corso della PA (qualcuno, addirittura, ha parlato di rivoluzione copernicana) è stata portata avanti tra “le insidie della cattiva politica e del cattivo sindacato che prosperano sulla protezione corporativistica e sul clientelismo”.  Ha avuto diversi oppositori, in particolare da parte dei sindacati, specie dalla Cgil, ma non solo.  Di fronte alle critiche e agli scioperi Brunetta ha replicato: “ Che il dipendente pubblico abbia qualche privilegio a me non disturba affatto. Purchè a questo corrisponda un maggior attaccamento e una maggiore dedizione. Si può anche garantire una maggiore sicurezza del posto di lavoro, ma ci vuole qualcosa in cambio. Quel che è intollerabile è che si abbiano solo privilegi e niente doveri”.

Il sistema della Pubblica Amministrazione costa alcune centinaia di miliardi l’anno. Rappresenta, in termini di valore aggiunto e di unità di lavoro, il 15% dell’economia italiana, a fronte di un 20% rappresentato dall’industria. Aumentarne la produttività è quindi fondamentale, rendendo più moderna  l’organizzazione:  una spesa enorme; un giudizio per i beni e servizi non sempre positivo da parte degli utenti; il capitale umano c’è; la spesa c’è e purtroppo ci sono anche le  regole balorde.

Quindi, secondo Brunetta, a parità di soldi bisogna cambiare le regole. Gli obiettivi devono essere l’eccellenza, la trasparenza, ogni transazione della PA deve essere giudicata, la “premialità”. “Io voglio dare la voce ai cittadini, poichè sto sempre dalla parte dei cittadini.”

Dopo un anno di attività, vediamo i primi risultati, sia pure in sintesi:

  • Il tasso di assenteismo per malattia tra il luglio 2008 e l’aprile 2009 si è ridotto del 40%. Un risultato molto importante. Ora occorre rendere produttivi questi dipendenti pubblici riportati in ufficio.
  • Nella scuola, a causa delle minori assenze del personale, si è stimato un risparmio di circa 300 milioni di euro per l’anno scolastico in corso. Questo risultato deriva da calcoli del Ministero della Pubblica Istruzione.
  • A settembre prossimo verrà avviata la Posta elettronica certificata (Pec) che comprende anche la raccomandata elettronica.. Questo consentirà, entro la fine dell’anno,  a  5 milioni di italiani,  di ottenere via e-mail qualsiasi documento, quindi di dialogare via internet con la pubblica amministrazione.
  • E’ partito anche un programma chiamato “Non solo fannulloni” teso a premiare i meritevoli. Infatti circa mille amministrazioni, sulla base dei progetti presentati e dei relativi risultati, sono state già premiate
  • Pubblicazione di tutti i dati sulle retribuzioni e consulenze che riguardano il suo ministero. Questo per dare l’esempio di come un’amministrazione debba essere una casa di vetro.
  • Pubblicazione sulla rete di tutti i dati relativi a distacchi, aspettative e permessi per attività sindacali e cariche pubbliche elettive. Sono molti i dipendenti pubblici che, pur pesando sulle casse dello Stato, anziché essere al loro posto prestano servizio presso il sindacato.

Nelle settimane scorse è stato inoltre approvato dal Consiglio dei Ministri il decreto di attuazione della riforma del pubblico impiego. Le novità più importanti sono le seguenti:

  • Premi e penalizzazioni in busta paga: La parte variabile della retribuzione non sarà più uguale per tutti, ma varierà a seconda dei risultati.
  • Più responsabilità per i nuovi dirigenti: i dirigenti saranno responsabili dell’efficienza dei sottoposti, assenteismo compreso, e potranno essere sanzionati anche economicamente in caso di inefficienza dei loro uffici.
  • Una nuova Authotity per valutare i risultati delle singole amministrazioni. Lo scopo, secondo il ministro Brunetta, è quello di mettere i vari uffici in competizione fra loro e fornire ai cittadini uno strumento oggettivo per scegliere più consapevolmente, in primo luogo nella sanità, a quali strutture rivolgersi.
  • Invece un quarto punto, cioè la “Class action” per gli utenti proposta da Brunetta è stata, per ora, accantonata. In base alla proposta originale i cittadini possono attivare la procedura in modo singolo o collettivo per rivalersi di un comportamento scorretto della Pubblica amministrazione.

Da una nota  di palazzo Chigi pubblicata dopo la riunione del CdM si legge: “Il Consiglio dei Ministri ha ritenuto opportuno acquisire preliminarmente il parere del Consiglio di Stato e dell’Avvocatura dello Stato sui riflessi che la nuova azione avrà sul processo amministrativo e sulla difesa erariale, si è quindi deciso di trattare questa materia non nel decreto legislativo generale sulla riforma del lavoro pubblico ma in un secondo specifico decreto legislativo”. La “Class action” dovrebbe comunque partire con il 1° gennaio 2010.

Nell’autunno prossimo cominceremo quindi a vedere i cambiamenti nella PA e i risultati apportati dalla legge. Secondo il ministro: “Gli impiegati statali vivono in una posizione privilegiata rispetto agli altri in questo momento” (con stipendi più alti di chi lavora nel settore privato per esempio) e sanno di non poter perdere il posto di lavoro. Però la paura di perderlo può stimolarli a migliorarsi. È per questo che deve essere un dovere essere efficienti, gentili, produttivi.”

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