La favola dei ‘cento rigori per partita’ e i clandestini

Detto e ripetuto che gli immigrati regolari vanno accolti al meglio e che uno Stato come si deve avrebbe dovuto da tempo (lo faccia a partire da ora) creare apposite scuole nelle quali i nuovi venuti, obbligatoriamente, potessero imparare l’italiano.

Detto e ripetuto che attraverso altrettanto appositi provvedimenti amministrativi sarebbe necessario disporre in modo che gli immigrati non vivano tutti insieme come in un ghetto (lo si fece al tempo dell’arrivo a nord dei meridionali e il loro ambientamento fu ritardato per questo di decenni) ma sparsi nei diversi rioni di ciascuna città.

Detto e ripetuto che tali determinazioni vanno prese a favore tanto degli stessi immigrati regolari che di noi tutti.

Tutto ciò detto e ripetuto, restano da combattere invece riguardo ai clandestini il buonismo e il politicamente corretto che albergano in particolare a sinistra (ma, non solo) e che infiniti danni, da sempre ma oggi più ancora e nel caso specifico, provocano.

Farò riferimento al gioco del calcio acché tutti capiscano.

Ogni qual volta una squadra si accinge a tirare un corner o una punizione destinata, come l’angolo, a spiovere in area, i falli – le trattenute e le spinte – appunto in area, si sprecano.

Un arbitro con gli attributi dovrebbe in tutti questi casi fischiare il penalty.

Non lo fa (Concetto Lo Bello era davvero un’altra cosa) e tutti concordano nel giustificarne l’operato ripetendo un’antica balla: “Se si fischiassero quei falli, alla fine si darebbero cento rigori per partita!”

Ovviamente – lo capirebbe un bambino non molto sveglio – così non è assolutamente, considerato che dopo il secondo o il terzo penalty i giocatori, consci dell’atteggiamento del direttore di gara, starebbero molto più attenti e rispetterebbero il regolamento.

Ora, passando ai predetti clandestini, quanti ne sono morti, quanti ancora ne moriranno perché partono alla volta dell’Italia sapendo che una volta arrivati, bene o male, nessuno avrà davvero il coraggio di cacciarli?

Se in oramai lontani tempi si fosse immediatamente provveduto alla espulsione dei primi, altri non sarebbero neppure partiti!

Non lo si è fatto per il buonismo canceroso che pervade la società politica nostrana e i poveracci spariti in mare sono migliaia.

Anni fa, una nave carica di gente in cerca di una nuova terra fece rotta verso l’Australia.

Avvistata al largo dalla marina dei ‘canguri’, fu avvicinata, i naviganti furono rifocillati e invitati ad andarsene immediatamente pena l’affondamento del bastimento.

Non si dice di operare allo stesso modo, ma è certo che seguendo la follia del politcally correct i risultati sono stati e sono disastrosi in primo luogo proprio per le persone che si vorrebbero difendere e aiutare.

La Lega, in proposito (ma non solo), finora, ha più che altro blaterato anche e soprattutto perché non comprende che, comunque, l’immigrazione non è eliminabile in toto e che i pluricitati ‘regolari’ sono perfino indispensabili.

Ora, che il mio concittadino Maroni continui per la strada con enorme ritardo intrapresa e non si curi degli insipienti cha, come è loro caratteristica, altro non fanno che aprire bocca e dargli fiato.  

 

 

Pubblicato l’articolo che precede, l’ho inviato per conoscenza a Lucia Annunziata che lo ha proposto il 12 maggio nello spazio che giornalmente occupa su La Stampa facendolo seguire da queste parole:

 

“Sono un po’ delusa. La legge va rispettata e su questo siamo d’accordo, ma rispolverare questo logorato termine ‘buonismo’ per rinfocolare la polemica…beh, non è da te: troppo banale.

Il buonismo non è mai esistito, non è una categoria politica e nemmeno un atteggiamento.

La sinistra e la Chiesa (su questi temi bisogna metterci anche i cattolici), sulla sicurezza e l’immigrazione hanno fatto e fanno molti errori.

Ma passare per buonismo l’idea di accoglienza e doveri umani, è frivolo. Scusa la franchezza. Ma di buonismo non parla più nemmeno Maurizio Gasparri.

Alla prossima”.

 

 

Ecco, di seguito, la mia replica:

 

Cara Lucia,

affermi di essere un po’ delusa dal mio ‘logorato termine buonismo’ e va bene.

Ma come dovrei sentirmi io nel vedere che, al fine di evitare di prendere chiaramente posizione sul tema, ricorri ancora al vecchio espediente comunista di concentrare attenzione e risposta su una singola espressione, su un particolare (fra l’altro, dandone conto in modo più o meno velatamente dispregiativo) con ciò cercando di depauperare il ragionamento della controparte e, alla fine, di sminuire la persona con la quale vai dialogando?

Metodo, questo, che si apparenta al cosiddetto ‘benaltrismo’.

Nello specifico, di ‘buonisti’ sostanzialmente imbecilli è pieno il mondo come, ancora oggi, di sedicenti intellettuali collocati in specie a sinistra in vero ignoranti oltre ogni limite.

Difficile ci possa essere una ‘prossima’

1 comment for “La favola dei ‘cento rigori per partita’ e i clandestini

  1. 5 luglio 2014 at 22:15

    I didn’t expect that Abhishek kpooar eey cinemani intha baga teesthadani..Though I read novel,but still naku intensifying ga anipinchindi after watching the movie because of wonderful cast and also superb screenplay..Heights of awesomeness…Tnq Sujatha garu for u r review on this movie…:) 🙂

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