Lettera aperta a Emanuele Filiberto di Savoia

E così, Altezza Reale, 63 anni dopo il referendum istituzionale, i Savoia partecipano di nuovo ad una votazione, e questa volta la vincono pure. Il fatto che si trattasse del “televoto” per Ballando sotto le stelle è un dettaglio irrilevante, ed anzi è molto trendy essere lì. Congratulazioni, Altezza Reale

Sa, Altezza, cosa scrisse Carlo Marx? Scrisse che, quando la storia si ripete, la prima volta è in forma di tragedia, la seconda di farsa. Non avrebbe mai immaginato, il barbuto di Treviri, che almeno una delle sue profezie sarebbe stata presa così alla lettera (le altre, le ha sbagliate tutte).

A proposito, Altezza Reale, vorrà  perdonarmi se continuo a rivolgermi a Lei con questo titolo desueto, che richiama le Sue prerogative di Principe di sangue e di erede al Trono. Immagino Lei preferisca essere chiamato Emanuele, come fanno rivolgendosi a Lei Milly Carlucci e le truccatrici di Ballando (ma non ha mai pensato, Altezza, a Lele? E’ certamente più cool e poi lo usa anche Lele Mora).

C’è solo una questione. Lei porta un cognome particolare. Savoia non è solo il nome di un distretto sciistico della Francia. E neppure soltanto l’origine dei biscotti savoiardi. E’ un nome sul quale hanno giurato generazioni di Italiani.

Ha mai sentito parlare, Altezza Reale, di Isbuscenskij? No, non si affatichi, non Le verrà in mente. Non è un centrocampista della Dinamo Kiev. E’ un luogo, nelle steppe dell’Ucraina, nel quale un reggimento che portava il nome della Sua famiglia, si è lanciato al galoppo, con le sciabole sguainate, contro le truppe dell’Armata Rossa armate di mitragliatrice. E’ stata l’ultima carica di cavalleria della guerra moderna. Lo legga, Altezza Reale, l’elenco degli eroi e dei caduti di Isbuscenskij. Non è faticoso, ed è quasi più appassionante della formazione della Juve di Trapattoni, a Lei così cara. Ci troverà i nomi di tanti ragazzi, fra i quali gli eredi delle più illustri famiglie italiane, diversi dei quali caduti giovanissimi con il Suo nome, il nome della Sua famiglia, sulle labbra.

Forse loro non pensavano, mentre andavano a morire con la sciabola sguainata, alla pubblicità dei sottaceti. E neppure alle slot machines da installare nei casinò, delle quali si occupa con profitto (senza commettere alcun reato, s’intende) il Suo Augusto Genitore.

Altezza Reale, la storia della Sua famiglia si è macchiata di diverse ombre, negli ultimi due secoli, ombre riscattate da quel raro, forse unico esempio di gentiluomo rigoroso e sofferente, dalla regalità profonda e dolorosa, che era Suo nonno.

Ebbi il privilegio di conoscerlo, sia pure superficialmente. Era un Re che si iscriveva davvero a pieno titolo fra le grandi figure delle monarchie europee, come Cristiano X di Danimarca, che indossò durante l’occupazione nazista la fascia con la stella gialla al braccio, per solidarietà con i sudditi ebrei; come Giorgio V, che durante i bombardamenti tedeschi non abbandonò Londra e non la fece abbandonare neppure alla moglie e alle figlie piccole , come Juan Carlos, la cui autorevolezza e responsabilità ha garantito alla Spagna un sereno passaggio dalla dittatura alla democrazia.

Questo è il senso, la ragion d’essere delle monarchie. La ragione per rispettarle, per amarle, anche e forse soprattutto se decadute. Purtroppo questo concetto, di dignità del ruolo, della funzione, delle proprie responsabilità verso la storia, è del tutto estraneo a Suo padre come a Lei.

Lei preferisce sgambettare allegramente nei varietà del sabato sera. E’ perfetto, in quel ruolo, Altezza. E  infatti ha vinto.

Per questo, Altezza Reale, Le sono sinceramente grato. Lei ha aperto definitivamente gli occhi a quanti come me si ostinavano a considerare la Monarchia la forma istituzionale nonostante tutto migliore.

“Il re non  si sceglie”, come spiega coerentemente la dottrina monarchica. E quindi sarebbe potuto benissimo capitare che Lei ricoprisse la più alta carica dello Stato.

No, Altezza Reale, nessuna persona sensata può desiderare questo. E dunque mi ero sbagliato io: non si può proprio essere monarchici, in Italia.

 

Andrea Orsini

(l’autore è deputato al Parlamento, ma questo  nel caso specifico non c’entra nulla)

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