Lo Stato canaglia. L’urgenza di una riforma liberale.

“Viviamo, si dice, in un Paese libero. Nulla di più falso: oggi in Italia tutto è vietato tranne ciò che è esplicitamente consentito. Da Nord a Sud, i cittadini si trovano ostaggio di uno Stato potentissimo, a cui un’infinità di regolamenti e decreti, imposte e balzelli permette di infiltrarsi in ogni recesso della vita quotidiana: dalle leggi sulla procreazione a quelle sulla prostituzione, dai meandri della giustizia all’autovelox. Un’Entità che governa, senza averne delega, la nostra esistenza ma che è nel contempo abbastanza debole da trovarsi nelle mani di una oligarchia incolta e becera, seppure voracissima. Intanto, nell’economia gravata dalla crisi, dilagano le distorsioni del mercato, dal canone televisivo alla vicenda Alitalia, passando per “liberalizzazioni” che sono solo una cortina di fumo di dirigismo e demagogia. A fare le spese di provvedimenti di salvataggio che a stento nascondono le eterne logiche di interesse, al solito, è il cittadino tassato e vessato, inibito nelle sue libere iniziative.” In questa spietata analisi del declino culturale, politico ed economico italiano, Piero Ostellino presenta una preoccupante carrellata di nomi, fatti e dati. Denuncia la latitanza del pensiero liberale, asfissiato da collettivismo e corporativismo. Torneranno mai in Italia le idee, e le prassi, dell’autonomia, della responsabilità individuale, della certezza della pena? La risposta è un durissimo j’accuse rivolto alla pessima politica cui permettiamo di governarci.

Il problema dell’Italia è l’eccesso di intervento dello Stato nell’economia e nella vita dei cittadini. Ma nessun governo avrà mai la minima intenzione di invertire la rotta. Lo Stato fa davvero bene al cittadino? Per un liberale come Piero Ostellino, la risposta è no. Prendendo spunto dalla cronaca politica, economica e giudiziaria degli ultimi anni o da episodi che hanno riempito le prime pagine dei giornali – dalle leggi ad personam pro o contro Berlusconi alle vicende giudiziarie, da Tangentopoli a Calciopoli – Ostellino analizza la presenza dello Stato nella società italiana, chiedendosi fino a che punto esso abbia il diritto di interferire nelle scelte dei cittadini e imporre misure restrittive che impediscono la piena attuazione della volontà soggettiva.
Ostellino sottolinea con forza che attribuire allo Stato il compito di instaurare la giustizia sociale, redistribuire le ricchezze, vigilare sulla moralità significa teorizzare lo Stato etico, che non è lo Stato liberale; nella peggiore delle ipotesi conduce alla dittatura e alla rovina e, nella migliore, alla creazione di un apparato vorace e inefficiente: la Casta che “rastrella più ricchezza che può dalla popolazione per ridistribuirla a se stessa e ai propri clienti”.

La critica di Ostellino non risparmia né la destra né la sinistra e da liberale di razza l’autore indica nella revisione della Costituzione il primo – e indispensabile – passo sulla via del riformismo, l’unica medicina in grado di guarire la malattia cronica del Paese. Anche se in Italia chiunque “sia anche solo sospettabile di riformismo finisce impallinato come lestofante”.

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