Un approccio liberale alla vicenda Englaro

La posizione dei Radicali su questa  vicenda rappresenta esattamente il contrario non solo della mia personale opinione (questo avrebbe pochissima importante) ma anche di quello che considero un corretto approccio liberale alla vicenda.

I Radicali sono qualcosa di profondamente diverso dai Liberali. L’idea stessa di Libertà come assenza di valori, come relativismo assoluto (ossimoro insostenibile già nella definizione) non ha nulla a che fare con il concetto liberale di Libertà come effetto del valore fondamentale di ogni essere umano, e come esercizio di responsabilità, nell’ambito di diritti individuali inalienabili. Diritti basati sulla sacralità della persona, quindi su un’antropologia e su una visione del mondo tutt’altro che priva di principi e di punti di riferimento.  Il fatto che con i Radicali si trovi qualche punto di convergenza, quasi esclusivamente sui temi economici, non significa affatto che siano dei “liberali un po’ estremisti”. Dei liberali non hanno né il metodo, né il senso dello Stato, né il rispetto della persona.

Proviamo a ragionare, da liberali, sulla vicenda Englaro. Eluana Englaro non era Piergiorgio Welby. Non era una persona che, consapevolmente, chiedeva di porre fine a una vita ritenuta insostenibile. Sul fatto che la vita o l’integrità fisica siano  un diritto disponibile, come nel caso Welby, si potrebbe discutere a lungo (non esiste un “diritto al suicidio”, né a vendere se stessi come schiavi per denaro, nè ancora a cedere, sempre per denaro, un organo del proprio corpo). Ma se il caso Welby ai liberali poteva porre dei dubbi seri, certamente la vicenda Englaro ha avuto caratteristiche del tutto diverso.

Eravamo di fronte a una persona viva, che è stata privata dei mezzi necessari per vivere, sulla base di una presunta e generica manifestazione di volontà avvenuta in astratto, vent’anni prima, quando era minorenne e in condizioni totalmente diverse. La sig.ra Englaro (smettiamola, per favore, con questo insopportabile e pietistico “Eluana”, irrispettoso verso di lei) non aveva formulato nessun testamento biologico, aveva espresso alcuni orientamenti, peraltro controversi, nel corso di generiche conversazioni. Di questa manifestazione di volontà si è fatto  garante il padre, sulla base delle cui indicazioni è stata sospesa l’alimentazione, provocando la morte della donna.

Per un liberale a chi appartiene il diritto di disporre della propria vita? A se stessi, in via esclusiva, oppure ai parenti, ai medici, ai magistrati? E quando tale diritto non possa essere esercitato, come nel caso della Englaro, nel dubbio sulla sua reale volontà, nel dubbio sulle sue effettive percezioni, è legittimo da un punto di vista liberale privarla del diritto fondamentale a vivere? “In dubio pro reo”, si afferma in diritto  (i liberali sono garantisti): non sarebbe a maggior ragione doveroso attenersi al principio “in dubio pro vita”?

Ancora: da un punto di vista liberale, è legittimo che la magistratura supplisca a un vuoto legislativo, trasformando il proprio ruolo, da quello di applicare la legge al caso concreto , a quello di creare una prassi che ha valore di legge? Non c’è dubbio che mai il legislatore in Italia abbia fino ad oggi voluto introdurre questa forma di eutanasia. Può essere la magistratura a farlo?

Abbiamo usato il termine eutanasia non a caso. La signora Englaro non era affatto “morta 17 anni fa”, come ha detto l’anestesista che ha guidato l’equipe medica che si è occupata di lei (se fosse stata morta, o incapace di provare sensazioni, a che cosa sarebbe servito un anestesista, fra l’altro?). Era viva, mantenuta in vita dall’alimentazione artificiale. Si è molto discusso se questa sia una terapia o no. Non ci addentriamo in una disputa medica, ma privare una persona di un farmaco salvavita, o di acqua e cibo, o fargli un’iniezione letale, non ci pare poi sconvolgentemente diverso. Se ne provoca la morte in entrambi i casi. Fra la morte del conte Ugolino e quella del duca di Gravina (che era un Orsini), avvelenato dal Borgia, la differenza ci sembra esile. Di assassinio si tratta, in entrambi i casi. (A proposito, l’ineffabile anestesista ha anche spiegato che “Eluana non è più la splendida ragazza che abbiamo visto nelle foto di 17 anni fa”. Sensazionale! Una donna di 40 anni, segnata da una vicenda di questo tipo, è diversa da una graziosa adolescente. Chi l’avrebbe mai detto! La domanda peraltro sorge spontanea: se la Englaro, per una bizzarria della natura, si fosse mantenuta esteticamente uguale ad allora, o se al contrario fosse stata da ragazza molto brutta, questo avrebbe cambiato qualcosa, riguardo ai suoi diritti?)

E infine, non c’è bisogno di scomodare il solito Montesquieu per sapere che la ripartizione dei poteri è un fondamento della Stato liberale. Per sapere che la funzione di legislatore non può essere attribuita ad altri che agli eletti del popolo. Per sapere che il legislatore ha il dovere di svolgere il suo ruolo prima di tutto a salvaguardia dei diritti inalienabili della persona. E’ questa l’unica vera funzione che un liberale riconosce allo Stato: quella di garantire i diritti di ciascuno, nei confronti di chi sia in grado, in quel momento, di prevaricarli. Il governo ha fatto di tutto per difendere il diritto della signora Englaro di non essere espropriata della sua libertà di vivere. E’ stato impedito dall’ostruzionismo delle opposizioni (i Radicali, vilmente quanto inutilmente, hanno tentato la strada degli emendamenti a pioggia, ma il PD ha impedito una più rapida calendarizzazione in aula del Disegno di Legge), ma anche dall’atteggiamento del Quirinale, che per una volta è apparso meno sereno del solito. L’autore di queste righe, raramente nel corso della sua vita politica è stato orgoglioso come in questi giorni dello schieramento politico di cui fa parte e del governo a cui ha espresso la fiducia in Parlamento.

Un Decreto Legge come quello varato dal Consiglio dei Ministri aveva, ovviamente, ogni requisito di necessità e urgenza, di fronte a una vita che stava per essere spenta (se non stavolta, quando?). Ed è ridicolo, giuridicamente, affermare che non si possa cambiare con un provvedimento legislativo una sentenza della magistratura. Quella sentenza (a nostra giudizio comunque sbagliata) era stata emessa a legge vigente. Se una legge vigente a giudizio del legislatore porta a effetti sbagliati, è logico che il legislatore abbia diritto di cambiarla. Non può esiste alcun conflitto di attribuzioni, su questo.

La signora Englaro è morta. Dio, per chi ci crede, o il Destino, per chi non ammette un ruolo della Provvidenza nelle vicende umane, hanno voluto risparmiarle una sofferenza più lunga. Quello che rimane,  invece è un grave vulnus all’idea stessa della Stato di Diritto. Resta anche il fatto che Eluana Englaro sarà l’unica persona in Italia a morire in questo modo (nessuna delle proposte di legge esistenti in Parlamento, neppure quelle dell’opposizione, se fossero state vigenti, avrebbero consentito di interrompere l’alimentazione alla donna). E rimane infine, testimoniata proprio da vicende come questa, la distanza incolmabile che separa un Liberale da un Radicale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *