Biopolitica, il PDL non tradisca sé stesso

Sul testamento biologico, cioè sulla biopolitica, si sta giocando una partita importante per il futuro del PDL.
La linea – chiamiamola così – che si sta imponendo, con il disegno di legge della maggioranza depositato al Senato dal relatore Sen. Calabrò, è quella di una tetragona chiusura su posizioni conservatrici e confessionali.
E’ interessante, a questo proposito, offrire un confronto tra quanto avviene in Italia e quanto accade, nello stesso momento e sul medesimo argomento, in Germania.
In entrambi i paesi le maggiori corti di giustizia si sono espresse, a partire da casi analoghi, con sentenze che riconoscevano alle persone in stato di incapacità il diritto alla libertà di cura, autorizzando la sospensione di trattamenti di sostegno vitale a pazienti in coma vegetativo permanente. Mentre in Germania la CDU intende legiferare in linea con le conclusioni giurisprudenziali, come emerge con chiarezza dalla proposta di legge firmata anche dalla stessa Angela Merkel, in Italia il PDL, che pure si richiama alla stessa famiglia politica europea del PPE, ha scelto di muoversi nella direzione opposta: sia sul piano del metodo, osteggiando, a livello amministrativo, l’esecuzione della sentenza, sia sul piano del merito, predisponendo il sabotaggio legislativo del principio della libertà di cura, per come esso è oggi previsto dalle disposizioni costituzionali e dalle norme dell’ordinamento giuridico. L’intento chiarissimo, infatti, è quello di consumare ope legis una sorta dei rivincita politica contro le sentenze che hanno dato ragione al padre di Eluana Englaro e premiato la sua battaglia socratica per sapere se Costituzione e leggi italiane consentissero o meno la sospensione dei trattamenti sanitari nei confronti della figlia, rispettandone così la volontà accertata in sede processuale. Ora che Eluana ha iniziato il suo ultimo viaggio, spero che da parte delle istituzioni politiche non si inventino nuovi stratagemmi per impedirne la morte, che qualcuno assurdamente qualifica come “omicidio”.
La proposta del PDL peraltro, non solo si muove nella direzione contraria a quella prevalente tra le forze moderate e liberali europee, bensì costituisce un netto arretramento rispetto alle posizioni che lo stesso centrodestra aveva assunto negli anni precedenti. Nel 2005, infatti, la Commissione salute del Senato aveva licenziato un testo molto equilibrato, votato dalla maggioranza di allora, che riconosceva con prudenza e con realismo i termini di esercizio della libertà di cura e la natura vincolante delle direttive anticipate di trattamento, in un quadro certo di garanzie per i medici e i pazienti.
Nel testo Calabrò, invece, si parte da un articolo ideologico in cui, tra l’altro, si sente la necessità di ribadire il “diritto alla vita inviolabile e indisponibile” per  stabilire che l’attività medica non può in nessun caso essere orientata “al prodursi o consentirsi della morte del paziente”: il che comporta, anche per i pazienti consapevoli che non siano più consenzienti, l’impossibilità di disporre la sospensione delle cure non più accettate.  Altri punti “qualificanti” della proposta Calabrò sono l’esclusione di alimentazione e idratazione artificiale dal novero dei trattamenti sanitari di cui si possa, ora per allora, chiedere la sospensione e la sostanziale irrilevanza delle direttive anticipate “attentamente prese in considerazione” dal medico, cui spetta comunque la decisione finale, sulla base dei rigidissimi paletti fissati in sede legislativa. Tutti elementi, questi, che smentiscono la predente posizione del centrodestra.
Anche questa ingiustificata inversione a 180° sul testamento biologico, segnala una radicale involuzione confessionale del nascente PDL sui temi eticamente sensibili, rispetto alle posizioni assai più moderate degli anni scorsi.
Credo che quando il Presidente Berlusconi parlò in campagna elettorale di partito “anarchico” sulle questioni di etica e di morale, avesse ragione tanto sul piano politico, quanto su quello elettorale. Sul piano politico una forza che ambisca a consolidare il 40% del consenso è un partito che si deve rivolgere a tutti gli italiani, per aggregarli su una leadership e un programma di governo, dando piena cittadinanza alla rappresentanza e al confronto di istanze differenti sul piano etico. Un tale partito non potrà mai connotarsi come il “partito dei cattolici” e tantomeno come “il partito della chiesa”, pena il suo fallimento. Quell’espressione così forte usata da Berlusconi, disegna un moderno partito post-ideologico, in grado di attrarre potenzialmente tutti gli italiani, cattolici e no. Un partito che, invece, scegliesse, senza alcuna mediazione, di adottare sui temi etici l’agenda oggi prevalente tra le gerarchie ecclesiastiche (assai meno tra i cattolici italiani, per altro, come evidenziato da numerose indagini demoscopiche) aprirebbe un inevitabile conflitto con una parte consistente del suo elettorato. Questo conflitto, stante l’adesione al programma e il sostegno alla leadership, potrebbe anche non sfociare subito nella disaffezione elettorale, ma renderebbe assai più debole il senso di appartenenza.
Delle diverse sensibilità presenti nel Pdl costituisce un piccolo esempio il successo di un gruppo che ho promosso su  Facebook: “Testamento biologico: voto PDL ma dico no a una legge contro la libertà di scelta”.
Nel resto d’Europa su temi come il testamento biologico o le unioni civili i partiti del PPE si pongono, con spirito pragmatico, in sintonia con l’evoluzione della sensibilità più diffusa nella società e anche all’interno del loro elettorato. Il che non significa penalizzare o sacrificare una particolare visione, ma semplicemente riconoscere la molteplicità delle istanze etiche legate alle scelte individuali, molteplicità che non può che caratterizzare un grande paese fondato sul rispetto della libertà e della  responsabilità di ciascuno.
Tutto lecito, dunque? No, naturalmente, ma i limiti vanno riconosciuti nei principi sanciti nella Costituzione e nella loro coerente attualizzazione, non nella volontà del legislatore di definire, casuisticamente, un’inedita “etica di Stato”.

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