Cesare Battisti: un assassino in libertà

Cesare Battisti è un assassino. Non c’è dubbio. Lo stabiliscono le sentenze definitive della giustizia italiana, che lo ha condannato a quattro ergastoli. Lo testimoniano i suoi antichi sodali dei “Proletari armati per il comunismo”, il gruppo terroristico a cui apparteneva.

Prima di diventare un terrorista era già un criminale comune. Lo ricorda il fondatore dei PAC Arrigo Cavallina in un’intervista al giornale, che lo arruolò in carcere (“Nel 1974 era stato denunciato anche per atti di libidine su una persona incapace. Pensavo che fosse soltanto un onesto rapinatore..”).

Indigna il modo in cui irride all’Italia e ai figli delle sue vittime. Indigna la libertà che per lungo tempo gli ha concesso la Francia – sulla base della “dottrina Mitterand” – dove, senza doversi nascondere, si è arricchito come autore di libri di successo presso la “gauche” (indigna purtroppo anche la grazia concessa alla terrorista Marina Putrella da Sarkozy per compiacere, ahimè, la moglie Carla Bruni). Indigna la grazia concessagli dal presidente brasiliano Lula e le motivazioni che sono un’insulto, oltre che alla ragione e alla giustizia, al nostro Paese.

Se fossimo un Paese dotato di servizi segreti all’altezza, Battisti non potrebbe vivere tranquillo. Dovrebbe aspettarsi che un giorno, non troppo lontano, mentre passeggia per le spiagge di Copacabana, qualcuno lo prelievi e lo faccia ricomparire sul suolo italiano, per fargli scontare la condanna. Ma non facciamoci illusioni l’Italia non è l’America e neppure Israele.

Dunque se il nostro Paese vuole farsi sentire, l’unica possibilità è che lo facciano gli italiani, cominciando a rinunciare alle vacanze in Brasile. Il turismo è una voce importante per l’economia del Paese. Se la presenza italiana si ridurrà significativamente, i leader politici brasiliani dovranno rispondere del danno al loro popolo.

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