Si accende il dibattito nel PLI. Per frenare Diaconale, De Luca chiede aiuto a Paolo Guzzanti

Sarà singolare il destino del Pli? Nei dodici anni in cui è stato guidato da Stefano De Luca non soltanto non ha mai suscitato l’interesse di nessuno, ma quando se ne sentiva parlare è stato molto, troppo spesso, in termini di beffardi commenti sull’unico partito in cui la base e il vertice coincidevano. Adesso che Arturo Diaconale ha deciso di candidarsi alla guida della sua segreteria, il Pli si è trasformato nel ’naturale’ sbocco delle ambizioni di esponenti politici che con nel Pli non hanno mai avuto nulla a che spartire. L’iniziativa di Diaconale, a cui si è unita la scelta di Marco Taradash di scendere in campo al suo fianco, ha preso corpo su Facebook nelle vesti di un gruppo, “Per un nuovo partito liberale italiano”, che ha raccolto circa novecento adesioni e acceso un dibattito molto vivace. A Internet è seguito il risveglio di tanti iscritti ed ex elettori che si erano allontanati dal partito a causa della sua inerzia. Preoccupato di questa marea montante, è, quindi, uscito dal torpore anche De Luca. Il segretario uscente ha chiesto l’assist di Paolo Guzzanti, ormai in rotta di collisione con il Pdl. E Guzzanti è partito lancia in resta contro Diaconale accusandolo di essere, insieme a Taradash, uno strumento di Berlusconi incaricato di infiltrarsi nel Pli per cancellarlo definitivamente dalla scena politica italiana. Ma la reazione del direttore de l’Opinione non si è fatta attendere e si è tradotta in una sfida a De Luca e a Guzzanti ad un pubblico dibattito da tenere la prossima settimana. Il Pli, però, si è ben guardato dal prendere la decisione ’democratica’ e ’liberale’ di pubblicare sul sito del partito, dove campeggia l’intervento di Guzzanti, la replica di Diaconale. “Così – ha spiegato Diaconale- chiariremo chi è liberale, chi è maggiordomo o quinta colonna, chi ha paura del rinnovamento e chi è fuori di testa.

Il direttore de ”l’Opinione“ ha respinto l’accusa mossagli da Guzzanti di voler fare dell’”entrismo“ nel partito dei liberali su ordine di Berlusconi per trasformare il Pli in un ”gatto impagliato“ da appendere sul camino del Cavaliere. Ed è passato al contrattacco. ”Per continuare a conservare il ruolo di segretario che ricopre da oltre dieci anni Stefano De Luca ha chiesto aiuto a Paolo Guzzanti, in uscita dal Pdl per questioni personali. E Guzzanti, probabilmente ancora in piena sindrome da commissione Mitrokin, non ha trovato di meglio che accusarmi di essere una sorta di infiltrato del berlusconismo nel mondo liberale. Ma non sono io ad entrare in un partito che non è il mio. Ricordo a Guzzanti che dirigo “l’Opinione” da quando era organo del Pli e che da allora ho sempre fatto parte degli organi direttivi del Pli. Ma soprattutto che rappresento da lungo tempo una delle poche voci libere ed autonome dell’area liberale e laica. Uno che nasce come socialista all’“Avanti”, ha successo all’ombra di Eugenio Scalfari, si trasforma nell’interprete autentico di Francesco Cossiga e poi passa al servizio del Cavaliere come vice direttore del giornale di famiglia e come più volte parlamentare di FI e del Pdl, non ha titoli per farmi alcun tipo di lezione“. ”Rispetto, comunque – ha concluso Diaconale- la scelta di De Luca di farsi difendere da Guzzanti. Ma non posso non rilevare che forse avrebbe fatto meglio a rivolgersi alla figlia Sabina, che in tema di antiberlusconismo è più coerente e credibile del padre. Alle polemiche personali preferisco quelle politiche. Quindi invito Guzzanti e De Luca a confrontarsi con me in un pubblico dibattito sul futuro ruolo del Pli. Io, da sempre, lo vorrei indipendente ed autonomo all’interno del centro destra. Per meglio difendere, in sintonia con il proprio elettorato potenziale, i valori di libertà della persona e del mercato. Loro chiariscano, invece, se contano di trasformare il più antico e nobile partito italiano nello strumento di miseri risentimenti personali“.

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