Liberali senza rete

Tra i rischi della crisi che ha colpito il mondo, c’è quello di far tornare lo statalismo e il dirigismo in economia. Segni consistenti ce ne sono già. Il rischio lo corriamo soprattutto in Italia, da poco liberata, sia pure non del tutto, dal predominio dell’intervento pubblico. Una rottura importante sono state le liberalizzazioni e privatizzazioni volute negli anni ’90 dai liberali, anche se poi un po’ svirilizzate dalla golden share. In America, per esempio, esistono potenti anticorpi che possono contrastare eccessi interventisti della mano pubblica, ma in Italia? Temo che non basteranno promesse e impegni verbali di singoli, che, so, studiosi o politici sparsi. Occorrerebbe invece un’istituzione, un partito o un’associazione assai autorevole che si dia il ruolo di difesa di soluzioni non illiberali.

Egidio Sterpa

 

Sì, questa crisi ha messo i liberali sulla difensiva , anche perché, finora, essi non si sono dimostrati efficacissimi nello spiegare che mercato non è sinonimo di imbrogli, leggerezza, avidità e mancanza di controlli. Se adesso i difensori del mercato non saranno capaci di un’offensiva intellettuale, una nuova ondata di statalismo è probabile; e speriamo che non si concluda come quella precedente degli anni 60-70, con inflazioe, tasse e paralisi produttiva alle stelle. Egidio Sterpa che all’abito liberale non ha mai rinunciato – da giornalista, parlamentare e ministro – propone perciò che i suoi sodali si organizzino. Sa che non è l’attività nella quale eccellono; il che rende il suo appello tanto sofferto quanto sincero. Auguri, perciò, con un unico consiglio: meglio seminare idee che inseguire voti.

Salvatore Carrubba

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