Scissione in vista nel PdL? Non credo.

In un precedente articolo pubblicato su Cartalibera (“Gianfranco Fini: Pro e Contro” – 6 giugno 2009), quindi sette mesi fa,  ci chiedevamo: C’è forse una strategia destabilizzatrice del Governo e del Premier perseguita, non solo dai soliti poteri forti, ma anche da quella che ormai si autodefinisce la minoranza del PdL? Il dibattito è aperto. Avevamo ragione.

Nell’articolo sopracitato si diceva: “Non vorrei che Fini avesse preso a modello il Follini che criticava il governo che sosteneva, fino ad autoribaltarsi all’opposizione.”

In questi ultimi mesi, le prese di posizione di Fini rispetto al Presidente del Consiglio, con moniti, richiami, distinguo, si sono fatte più frequenti, quasi quotidiane. Ad esempio in tema di immigrazione, di cittadinanza, di integrazione, di bioetica, di giustizia, di riforme istituzionali, di rapporti con la sinistra, di legalità, si è parlato anche di cesarismo.

Da parte di alcuni “finiani” sono stati presentati anche progetti di legge abbastanza discutibili, quasi come una provocazione rispetto al programma governativo.

Il clima all’interno del PdL si è fatto, quindi,  abbastanza incandescente. La sensazione è quella di tentativi di sabotaggio del governo e di progressiva delegittimazione.

Contemporaneamente da parte dei quotidiani “Il Giornale” e “Libero”, soprattutto del primo, è iniziata una campagna di stampa contro Fini e la sua Fondazione “Fare Futuro”.  Le tensioni sono ulteriormente aumentate.

Sul “Corriere della sera” leggiamo: “Il percorso parlamentare dei provvedimenti sulla giustizia è guardato con apprensione proprio perché il PdL teme uno scarto di Fini e dei suoi fedelissimi in nome dell’autonomia della terza carica dello Stato, e come rappresaglia per gli attacchi. Nelle file degli ex di AN si sussurra anonimamente che “legittimo impedimento e processo breve” non fanno parte del programma; ma sono i temi dirimenti per un Berlusconi sotto processo. Ed il vantaggio che il centrodestra mantiene sul centrosinistra in vista delle elezioni regionali potrebbe essere eroso dalla litigiosità interna”.

Pericoli di scissione interna del PdL? Pericoli per il governo? Non credo. La situazione, però,  non è tranquilla e l’immagine esterna di una continua conflittualità interna del PdL non è affatto positiva. Forse da questa situazione, chi ci guadagna è la Lega od anche l’Udc.   

Su alcuni argomenti, secondo me,  Fini ha ragione.  La scommessa di Fini è quella di creare una destra laica, liberale e moderna, di impedire l’appiattimento del partito su idee fortemente conservatrici, specie in materia bioetica e diritti civili, e nel contempo ravvivare il dibattito interno, oggi fortemente inibito da un serio problema di democrazia interna del PdL.

Le osservazioni critiche, però, che personalmente posso avanzare sono:

a) Quello che meraviglia e lascia perplessi è la eccessiva rapidità di cambiamento di idee e propositi dell’On. Fini, su diversi argomenti: dei veri voltafaccia improvvisi, e questo non dopo una seria riflessione di 10-15 anni, ma in due o tre anni. Fini ha assunto posizioni sistematicamente divergenti non solo rispetto al governo Berlusconi ma rispetto al suo vecchio elettorato di An (ex-Msi), alla storia del suo partito e alle idee e ai programmi politici sottoscritti in questi anni. La sua vecchia base elettorale è ovviamente frastornata.

Ad es. qualche anno fa aveva presentato, insieme all’On. Bossi, una legge sulla regolamentazione dell’immigrazione (la famosa legge Bossi-Fini), oggi la considera razzista e procede speditamente verso procedure per la cittadinanza agli extra-comunitari molto discutibili e un po’ avventate. 

Personalmente credo che idee anche giuste debbano maturare ed essere realizzate con gradualità, quando i tempi sono maturi, senza accelerazioni strumentali  e non programmate.

b)    Molte delle prese di posizione di Fini e dei suoi fedelissimi  (Ronchi; Bocchino; Perina; Granata; Briguglio; ecc.) danno la netta impressione di continue  provocazioni e del non riconoscersi più nella leadership di Berlusconi, anzi danno l’impressione di voler solo congiurare contro il Premier con l’obiettivo di succedergli. Dato lo strapotere berlusconiano, si alza la cresta, ci si smarca e si fa finta di essere di sinistra contravvenendo al programma elettorale del PdL del 2008. Detto questo, ad oggi, se non ci sono degli scossoni traumatici dovuti ad inchieste giudiziarie, non mi sembra che ci siano le condizioni per una caduta del governo o per una scissione della componente ex-AN.  E’ l’immagine esterna della coalizione governativa che viene intaccata.

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