Le zie non sono gentiluomini: le idee politiche di P.G. Wodehouse

“Le zie non sono gentiluomini” è un libro curioso, per più motivi. Pubblicato nel 1974, ultimo libro terminato da P.G. Wodehouse, venne scritto dal grande umorista inglese alla simpatica età di 93 anni, ed è ciononostante uno dei suoi migliori. Ultima, e per noi interessante, peculiarità, è che si tratta del libro nel quale le idee politiche dell’autore più chiaramente si dichiarano.

Molti considerano Wodehouse, uno degli scrittori più letti al mondo, come un autore leggero del tutto privo di coscienza politica e sociale. Alcuni lo ritengono un inguaribile reazionario, che dipinge in modo leggiadro una decadente società inglese in cui giovani ricchi e imbecilli vivono in perfetta serenità incuranti delle ingiustizie sociali che li circondano. Altri infine vedono nella accoppiata Jeeves-Wooster (il sagace maggiordomo vs. l’inetto giovin signore) una sorta di vulgata marxista che preannuncia un rivolgimento di classe. Nessuno prende oggi sul serio le accuse di collaborazionismo mossegli durante la seconda guerra mondiale. Come noto, catturato dai tedeschi nel 1940 mentre era in vacanza in Francia, fu messo in campi di prigionia e poi liberato perché già anzianotto. Tenne allora a Berlino delle spassose ma poco accorte trasmissioni per la radio americana (gli USA non erano ancora entrati in guerra) nelle quali la vita nei campi di concentramento era descritta più simile ad una dura esperienza salutista che all’orrore puro, come poi si rivelò in altri contesti. Che Wodehouse potesse avere simpatie nazifasciste era del resto assurdo, visto che –oltre alla scarsissima marzialità di tutti i suoi eroi, più propensi a celebrare un cocktail ben fatto che una impresa militare – in una sua opera precedente aveva ridicolizzato, nel personaggio di Roderick Spode, spocchioso e trucido capo delle bellicose Camicie Blu, Sir Oswald Mosley, duce del rumoroso ma piuttosto squinternato movimento fascista inglese.

In realtà, in molte sue opere emerge una indole chiaramente conservatrice, ma di stampo laico e liberale. Uno dei personaggi più dispotici e ottusi che compare nel ciclo di Blandings è il Duca di Dunstable, che si candiderà al Parlamento per il partito Conservatore, come pure capita all’odioso ex Preside della scuola frequentata da Wooster, l’insopportabile reverendo Aubrey Upjohn. Wodehouse, per quanto chiaramente innamorato della civiltà edoardiana e anglosassone in cui viveva, e del tutto alieno da angosce intellettuali ed esistenziali non è certo, dunque, un rigido partigiano del “law and order”: i poliziotti erano visti di solito come ottusi guastafeste, spesso oggetto di scherzi irriguardosi. Non che abbia mai avuto simpatie “alternative”: è sua opinione che gli scrittori impegnati abbiano iniziato a scrivere libri in seguito alla piastrellatura dei cessi pubblici, che ha loro impedito di continuare a scrivere dove erano usi.

Nel suo ultimo libro però,  scritto nei confusi e infelici anni del declino politico e industriale inglese, cinque anni prima che Mrs. Thatcher venisse a dare una bella ramazzata nella casa in disordine, Wodehouse sembra volerci dare, pur nel tono leggero e divertente che lo caratterizza, un più preciso testamento politico, e lo fa senza sfumature.

Le prime vicende dell’opera si svolgono in mezzo ad una rumorosa manifestazione di studenti, ed il protagonista, il nostro caro Bertie Wooster, non può fare a meno di notare che “è duro essere un agente di polizia: chiunque abbia una bottiglia te la può scaraventare addosso, ma se tu la raccatti e gliela rimandi, subito si parla di brutale repressione poliziesca, e devi vedere l’indomani le prime pagine dei giornali!”. In mezzo alla manifestazione, Wooster trova e soccorre un vecchio amico, famoso ad Oxford perché teneva discorsi di estrema sinistra ed ora diventato piazzista di polizze assicurative, e non può fare a meno di notare che “tenere accesi discorsi di estrema sinistra è un’ottima preparazione al mestiere di assicuratore”, poiché in fondo in entrambi casi si trattava di “far fessi dei poveri merli”.  Il nostro eroe poi scopre che l’amico è addirittura comunista, e Wodehouse non esita a scrivere, in un’epoca nella quale, non solo in Inghilterra, i comunisti ed i loro alleati avevano in mano buona parte del mondo editoriale, “ne rimasi sgradevolmente colpito, perché i comunisti non piacciono neanche a me”. Il giovane agitatore (spernacchiato anche per certe sue vene ecologiste ante-litteram da fanatico “bird-watcher”) si rivelerà, e la cosa non ci sorprende, più che altro un ambizioso pieno di sé che non esiterà a preferire delle nozze miliardarie all’impegno politico, ma altri spunti confermeranno che le idee politiche dell’autore non sono né peregrine né superficiali. Oltre a frequenti salaci accenni al sistema fiscale inglese, che in effetti in quegli anni se aveva raggiunto livelli da socialismo reale, è interessante osservare una battuta sulla libertà di commercio. Incontrato un irascibile possidente, e informatosi sulle cause del suo malumore, tra le altre scopre che gli è stata comminata una multa “per aver trasferito dei maiali senza permesso”. Il commento di Wooster/Wodehouse è una mini-lezione di liberalismo: “Annuii con l’aria di chi capisce molto bene. Personalmente non allevo maiali, ma se ne allevassi troverei sommamente irritante di non poter far loro cambiare aria e ambiente senza un permesso del tribunale. Ma dove siamo: in Russia?”.

Il richiamo alle zie del titolo è poi significativo: le zie di Wodehouse, aristocratiche, cacciatrici,  dispotiche, prive di scrupoli e di qualsiasi sensibilità democratica me piene di orgoglio, carattere e di savoir vivre, sono tra i personaggi più politicamente scorretti della letteratura del novecento, e richiamano, con tutte le differenze di classe del caso, le loro epigoni latine evocate da Leo Longanesi nel famoso libro “ci salveranno le vecchie zie?”, e cioè le vecchie zitelle borghesi “laiche vestali di un decoro che trovava nei provi sacrifici l’orgoglio di una tradizione, ultime amazzoni in una società senza ideali”.

2 comments for “Le zie non sono gentiluomini: le idee politiche di P.G. Wodehouse

  1. 20 febbraio 2016 at 07:22

    I take pleasure in, cause I discovered just what I was looking for.
    You’ve ended my 4 day long hunt! God Bless you man. Have
    a great day. Bye

  2. 19 febbraio 2016 at 14:55

    When I initially left a comment I seem to have clicked on the -Notify me when new comments are added- checkbox
    and now each time a comment is added I recieve 4 emails with the
    exact same comment. There has to be a way you can remove me
    from that service? Appreciate it!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *