Perché non aboliamo le Province?

In un articolo precedente (“Federalismo fiscale: riforma decisiva per il Paese o pozzo senza fondo?” su Cartalibera del 25 luglio scorso) dicevamo che alla luce di esperienze precedenti “prima di varare il federalismo fiscale è assolutamente necessario (anzi indispensabile) adottare una drastica riforma degli enti locali: riduzione drastica degli oltre 8 mila comuni mediante accorpamenti/fusioni;  robusta riduzione dei troppi enti intermedi, provincie, comunità montane, aziende, consorzi, circoscrizioni.

Se non si farà questa robusta e preventiva rasatura di enti e se non si fisseranno degli obiettivi di bilancio  molto rigidi e relative sanzioni, potremo avere pesanti sorprese negative.”

Infatti se guardiamo  l’esperienza regionalista di questi ultimi 60 anni, cominciano a nascere diverse perplessità e grandi timori. Basti pensare alla Sicilia o ad altre regioni similari. In sostanza non vorremmo che il federalismo fiscale diventasse  un pozzo senza fondo, con maggiori spese e burocrazia.

A questo punto nasce il problema dell’esistenza o meno delle Province.

L’argomento è attuale. Il “taglio” delle Province era una promessa elettorale di tutti i partiti, ma dopo otto mesi dalle elezioni, in Parlamento tutto tace.

Alcune associazioni di liberi cittadini hanno iniziato una raccolta di firme per un disegno di legge di iniziativa popolare per la soppressione delle Province su tutto il territorio nazionale; il quotidiano “Libero”, in questi giorni, vista la crisi economica, si è fatto promotore di un appello pubblico al Presidente del Consiglio per eliminare il carrozzone delle Province italiane. Ogni anno esse ci costano 16 miliardi e mezzo di euro. L’Istituto Bruno Leoni, un “Think tank” liberal-liberista, recentemente ha pubblicato una interessante ricerca sui costi delle burocrazie provinciali e sulla necessità di abolire le Province (Andrea Giuricin e Silvio Boccalatte: “Abolizione delle Province” ed. Rubettino-Facco).

Senza alcun dubbio l’argomento è sentito dalla pubblica opinione, molto meno dalle organizzazioni partitiche (ad esempio, nella coalizione governativa, la Lega è contraria).   

Oggi le Province sono 109; diverse sono state istiuite negli ultimi 15 anni; ad esempio, nell’anno 2005 sono state create ben quattro nuove Province in Sardegna (Carbonia Iglesias, Ogliastra, Medio Campidano e Olbia Tempio).

Queste 109 province potrebbero diventare addirittura 134, visto le 25 nuove province previste dai vari disegni di legge già presentati (ci sono anche proposte in itinere per diverse altre).

L’analisi dell’Istituto Bruno Leoni valuta il solo”costo politico” di questo incremento in oltre 33 milioni, senza considerare il costo strutturale di queste 25 nuove province.

Analizzando il solo aumento di rappresentanti politici per queste nuove istituzioni si arriverebbe dagli attuali 4.207 amministratori, a ben 5.421. L’analisi dell’Istituto Bruno Leoni stima il costo medio per rappresentante in 27.400 euro.

In media ogni Provincia costa al cittadino 1,1 milioni di euro l’anno.

L’Eurispes ha stimato in 10,6 miliardi di euro il risparmio che si avrebbe con il taglio delle province.

Quali sono i compiti attuali di questi Enti? Le principali funzioni delle province riguardano la gestione delle strade provinciali, l’amministrazione e gestione di parte dell’edilizia scolastica, di qualche ma modesto compito in materia di lavoro e un “generico (quanto fumoso) compito di promozione del territorio”.

Come scrive l’IBL “Ora, se nessuno nega che esistano determinate esigenze di area vasta, e che queste non possano essere svolte esclusivamente dai Comuni, non si vede alcuna ragione di istituire un ente locale ad hoc proprio per attendere a tali esigenze.
In sostanza, a nostro avviso, le stesse funzioni possono essere svolte da altri Enti già esistenti. Ci sono poi regioni molto piccole come la Basilicata o il Molise che forse ne potrebbero fare a meno. Così come, aggiungiamo, si potrebbe evitare la duplicazione con le aree metropolitane.

Infatti le Province dovevano essere soppresse alcuni decenni fa con la istituzione delle Regioni a statuto ordinario che di fatto andavano a coprire del tutto le funzioni avute fino a quel momento dalle Province.

Gialuigi Paragone su ”Libero” di oggi, per sbloccare l’attuale “impasse” politico-legislativo, lancia a Berlusconi un’idea provocatoria, comunque interessante e da valutare con attenzione.

“Berlusconi deve avviare un processo di progressivo smantellamento delle Province. Vada da Bossi e gli dica: caro Umberto, io mi impegno per accelerare i tempi del federalismo e  tu non ti metti di traverso, tanto il federalismo può tranquillamente prescindere dalle Province. Silvio deve farlo subito se vuole approvare a breve interventi strutturali a favore delle imprese, dei lavoratori, dei pensionati, del ceto medio e delle partite iva.
Non siamo così matti da proporre un intervento così, su due piedi. Entro la fine del 2009 – quindi in un anno – però si possono fare due cose: bloccare i processi di costituzione delle nuove Province (è davvero paradossale che dopo lo sdegno contro la Casta, si stia discutendo il parto di 25 nuove Province!!!) e abrogarne almeno venti. Preso il passo, poi si prosegue fino alla totale estinzione.
Sappiamo che stiamo gettando una patata bollente nelle mani del Cavaliere, ma solo Silvio Berlusconi può fare un taglio del genere. È ciò che anch’egli vorrebbe in animo suo. Ed è ciò che, da imprenditore, avrebbe chiesto in un simile momento di difficoltà”

2 comments for “Perché non aboliamo le Province?

  1. 21 luglio 2014 at 17:07

    Starvation, extreme pretovy, war and displacement drove Thousands of working class and peasant parents and single mothers to abandon their children. it is a faulty system from around the world to cause such a disaster,Children unable to defend for themselves and a society trying to survive,who should we blame/Blame noone, for it is all of our responsibilitirs to make the change and to care about another man’s child, educate them, feed them and love them,As, you Kacem have done. We need more like you.

  2. 5 luglio 2014 at 21:32

    Your review is good as aalyws – telling the theme, suggesting the story outlines and creating interest to watch the movie. One thing to correct in the post – cast of Dil Chahta hai is Akshay khanna not Rahul apart from Aamir & saif.

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