PD: Casa dei riformisti o Casotto dei riformati?

Nei giorni scorsi su diversi quotidiani nazionali e periodici sono apparsi numerosi articoli riguardanti la profonda  crisi che sta attraversando il Partito democratico, non più risollevato dalla batosta elettorale della primavera scorsa, un partito “in ginocchio” davanti a Di Pietro e con  una  guerra civile intestina tra dalemiani e veltroniani. Sono usciti anche alcuni libri sull’argomento; si vedano i libri di intellettuali di sinistra come Berselli, Barenghi e Brancoli.

Vittorio Feltri, con il suo linguaggio spregiudicato, su “Libero” ha scritto: “C’è di mezzo soltanto Veltroni che sulla croce può finirci al massimo come chiodo visto come ha conciato il Partito democratico, da casa dei riformisti a casotto dei riformati. È passato già un anno dalla festa dell’incoronazione a Torino, e nella stessa città oggi si celebra una sorta di funerale. Un pezzo di Pd, quello del sindaco Chiamparino, di fatto se ne va per conto proprio a cercare fortuna lontano da Roma dove il decadente Walter, vittima della sua inconsistenza politica e culturale, fa il brutto e cattivo tempo. Non c’è più niente da fare: la sinistra rafferma si è sbriciolata e non si sa chi sia in grado di rimpastarla”.

Una ricercatrice universitaria, componente della Direzione Nazionale del PD, in questi giorni si è dimessa, perché non crede più sulla capacità del Pd di proporsi come forza riformista e innovativa, coma aveva annunciato di voler fare un anno fa e scrive, in una lettera indirizzata a Veltroni, “Non ho visto nessuna proposta incisiva, se non “andare contro” la Gelmini. Peraltro tra tutti gli argomenti che si potevano scegliere per incalzare il ministro sono stati scelti i più scontati e deboli. Il mantenimento dei maestri, le proteste contro i tagli, la retorica del precariato, tutte cose che perpetuano l’immagine della scuola come strumento occupazionale. È questa la linea nuova e riformista del Pd? Cavalcare l’onda non basta. Serve una proposta davvero nuova, che ribalti le attuali logiche di funzionamento della scuola anziché difenderle. Ma non ho visto niente di tutto questo.
La mia delusione è tanto più forte quando penso alla propaganda fatta un anno fa riguardo all’apertura a idee nuove, quando penso alle molte persone provenienti da ambiti professionali qualificati che si erano avvicinate al progetto del Pd e che avrebbero potuto portare un contributo in termini di idee e innovazione. Che fine hanno fatto queste persone?”

Claudio Velardi, assessore della Giunta Bassolino, in una intervista  dichiara. “Veltroni, quando si trova davanti a una scelta,  finisce per dover giocare in difesa del vecchio. E comunque Veltroni si è giocato tutta la sua credibilità con le elezioni: ha scelto l’alleanza con Di Pietro dopo aver giurato di volere un partito nuovo. Non l’avesse fatto, forse qualche carta l’avrebbe ancora in mano, ma ormai è condannato a rincorrerlo, lui e le posizioni più radicali… Rischiando di rimanere a piedi . La verità è che il gruppo dirigente della sinistra italiana più che guidare la base, l’ha sempre blandita e ora ne paga il prezzo. Costretto com’è a seguire riti, miti e luoghi comuni di una politica che è già bella che defunta. Diciamocela tutta: la sinistra non ha più una classe dirigente ormai da tempo.

Se consultiamo i blog dei giornali di sinistra, la situazione non è molto diversa; ci sono diversi lettori arrabbiati e molti critici: “Veltroni sembra solo capace di apparire in video, sembra un attore che impersoni bene un segretario di partito, ma dietro la facciata non c’è niente. Veltroni, bravo organizzatore di eventi e convincente mediaticamente, è totalmente inadatto come leader politico ed incapace di dettare una linea concreta che non sia un ovvio elenco di buoni propositi anche contrastanti. Da Segretario del PD non ne ha azzeccata una.”. Oppure: “L’opposizione di Di Pietro è quella che è: cattiva propaganda di moralisti senza moralità. Ascoltare i loro interventi parlamentari è desolante, immaginare che possano governare è grottesco. Il Partito democratico, invece, è un grande enigma. Veltroni ha annunciato la nascita di un moderno partito riformista, poi ha proceduto al casting per “L’Isola dei Politically Correct”: L’imprenditore Massimo Calearo per il Nord-Est, l’operaio della Thyssen Antonio Bocuzzi per la sicurezza sul lavoro, Marianna Madia e Pina Picierno nel ruolo dei giovani, Matteo Colaninno per la Confindustria, Pietro Marcenaro per la Cgil, Paolo Baretta per la Cisl e così via. Ma non c’è la trama del film, non c’è una visione dell’Italia né una strategia politica degna del nome. È la fine della sinistra comunista, senza che sia nata la sinistra riformista. D’altra parte è stato il Pci che ha puntato sulla cancellazione del Psi per via giudiziaria: gli elettori sono andati a Forza Italia e il riformismo è oggi al governo. Agli ex comunisti resta solo “L’Isola”..”.

Già ora si comincia a parlare di chi sostituirà Veltroni.. Il “Riformista”, giornale di sinistra, oggi scrive “Stavolta non è più letteratura, è guerra vera. L’antagonista del segretario uscirà da una rosa di tre nomi: Letta, Bersani e Cuperlo.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *