Elezioni USA: ci sono anche Nixon e il signor Rossi

Sperando di dovermene pentire, questa volta dissento dall’infallibile Mauro Della Porta Raffo. Essendo dunque ormai rassegnato ad Obama Presidente, cerco di vederne i lati positivi: come dice una vecchia canzone, “if you can’t be with the one you love, love the one you’re with”. Non arrivo a dire, come il bizzarro sindaco di Londra Boris Johnson, che non è male avere dopo anni un Presidente che non sbaglia i congiuntivi, ma come lui ritengo che con Obama almeno sarà più difficile, per i “democratici” di tutto il mondo, essere antiamericani. Poiché gli argomenti positivi finiscono qui, vediamo di consolarci con alcune curiosità che le prossime elezioni ci offrono, al di là della corsa presidenziale.

Ad esempio, rivedremo un Nixon protagonista: non il vecchio Tricky Dicky, purtroppo, ma un democratico, Jay Nixon, che si avvia ad essere eletto Governatore di uno stato tra i più simpaticamente reazionari degli States, quel Missouri che diede i natali a Jesse James. Jay si chiama anche un altro candidato dal cognome famoso, un Rockefeller ovviamente democratico, che per affermarsi è dovuto andare a suo tempo, lui erede di uno dei ceppi più snob dell’universo, nella Val Trompia degli USA, il West Virginia. Imperversano poi, tra i candidati, le omonimie: tra i cento senatori, siederanno salvo sorprese due Udall, cugini, Mark per il Colorado e Tom dal New Mexico, entrambi democratici, che hanno pure un altro cugino eletto al Congresso. Vi sarà invece uno ed un solo Wayne, nonostante i candidati con questo nome siano due: infatti, si sfidano tra loro, in Virginia, e mannaggia anche nell’ex bastione repubblicano il favorito è il democratico. Sarà Governatore, speriamo, un signor Rossi, per la precisione Dino Rossi, nonno italiano, repubblicano dello stato di Washington, in leggero vantaggio sul rivale in uno stato che non elegge repubblicani dal 1980. Gli italoamericani pendono a destra: in Wyoming si aggiudicheranno, e di buon margine, i due seggi senatoriali in palio gli oriundi Michael Enzi e Joe Barrasso, entrambi repubblicani.

Il più tapino tra i candidati dei due grandi partiti è John Springmeyer,  che corre come Governatore per i democratici in Utah: le intenzioni di voto lo vedono staccato del 71% dal rivale repubblicano. In una poll di luglio, addirittura solo 2 elettori su cento dichiaravano di volerlo votare (dopo una spettacolare rimonta, ora pare arrivato al 9%). Se lo cercate sul suo sito internet, trovate una foto con papillon di una signore anziano con aria stranita, e poco altro: non si sa se questo sia la causa o l’effetto dei sondaggi. Ciò che più stupisce, però, è la volatilità dell’elettorato rispetto alle diverse sfide elettorali. Si sa che le due realtà tra le più a sinistra degli States (la California e New York) hanno eletto negli ultimi decenni Governatori e sindaci repubblicani, benché atipici, ma altrove le sorprese sono ancora più clamorose. Il Maine, che nelle elezioni presidenziali è tra gli stati più a sinistra degli USA, pur avendo votato democratico nelle quattro ultime elezioni presidenziali, ha votato repubblicano nelle ultime quattro elezioni senatoriali, e si appresta a farlo una quinta. In Vermont, bastione progressista del New England, dove Obama sfiorerà il 70% dei voti, il Governatore che si appresta ad essere rieletto plebiscitariamente è il repubblicano Douglas (in alcune delle passate elezioni ha addirittura avuto la candidatura da entrambi i partiti), e sono repubblicane entrambe le senatrici dello Stato. In Mississippi, invece, dopo il Texas lo stato più fedele a Mc Cain, il Governatore sarà probabilmente democratico, così come democratico rischia di essere il Senatore in palio in Alaska, la patria di Sarah Palin, dove il vecchio furbacchione Ted Stevens (il Remo Gaspari dell’Alaska contro cui si è fatta le ossa la bella Sarah) che nel 2002 battè il rivale democratico con il 78% dei voti contro l’ 11%, questa volta rischia grosso, come pure Elisabeth Dole, già ministro di Bush e moglie dell’ex candidato presidenziale Bob Dole, in North Carolina. Consoliamoci: il Minnesota, unico stato su cinquanta a votare contro Reagan nel 1984, pare orientato ad eleggere Governatore, dopo una decina di Democratici in fila ed il simpatico e opinabile indipendente campione  di wrestling Jesse Ventura, il Repubblicano Coleman. C’è una situazione però che non riesco a digerire, ed è il Colorado. Per  decenni è stato una delle patrie del conservatorismo liberista più schietto, il simbolo, insieme all’ Arizona di Goldwater, dello spirito della frontiera, tanto che Ayn Rand, la filosofa e romanziera anarcocapitalista, vi ambientò la controrivoluzione liberale agli USA socialistizzati in un suo famoso romanzo (“Atlas Shrugged”). Ebbene, il Colorado, che ha votato repubblicano in 9 delle 10  ultime elezioni presidenziali, rischia questa volta di eleggere Presidente, Governatore ed entrambi i senatori democratici: la fine di un mito. Speriamo che Della Porta Raffo abbia ragione.

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