Ancora grande incertezza nelle elezioni americane

L’amico Mauro della Porta Raffo, grande esperto di storia della  politica americana, ha già dichiarato che il 4 novembre vincerà John McCain, nonostante i sondaggi molto favorevoli ad Obama. Personalmente ho qualche dubbio.

Mancano pochissimi  giorni al voto: i sondaggi  danno Obama in vantaggio di parecchi  punti a livello nazionale e in diversi Stati-chiave e la mobilitazione dei democratici è senza alcun dubbio più vasta e visibile di quella dei repubblicani.

La raccolta dei fondi di Obama è notevole: Basti pensare che nel solo mese di settembre Barack Obama ha raccolto 150 milioni di dollari, 700 dall’inizio della sua campagna. Sembra che la Casa Bianca sia stata messa all’asta. Questa grande disparità economica tra Obama e McCain si nota nella costituzione di presidi o circoli elettorali sparsi sul territorio dei diversi Stati  (“controllo del territorio”) o sul numero degli spot televisivi.

Inoltre la grande stampa americana (ad es: New York Times; Washington Post; Los Angeles Times; ed altri, oltre alle più importanti grandi catene televisive) appoggia apertamente Barack Obama.

Alcuni vecchi amici di McCain, come Henry Kissinger  sono  convinti che oggi non ci sia più partita: “È andata: Obama ha vinto. E’ davvero finita, mi dispiace per il mio amico McCain, con cui ho collaborato, ma non c’è più tempo per recuperare e manca un programma o un’idea forte in grado di cambiare l’ordine d’arrivo di questa corsa”.
Sicuramente la grave crisi finanziaria ed economica ha penalizzato McCain; fino al giorno del crollo delle  banche di Wall Street  era appaiato a Obama, se non in leggero vantaggio. Oggi non più.

E’ stato scritto: “Tutti i fondamentali della politica sono contro la resurrezione di McCain. Di fronte ha un candidato formidabile, un messaggio imbattibile e una macchina che non perde un colpo, oliata da una quantità di denaro e di militanti entusiasti che non si era mai vista, McCain deve sopportare il peso dei suoi acciacchi, quello degli otto anni di George W. Bush, di due guerre e, soprattutto, della crisi finanziaria.”

Quindi anche il fattore “età” e la stessa scelta di una Vice , Sarah Palin, che molti americani,anche repubblicani, non ritengono in grado di essere presidente in caso di necessità, hanno contribuito.

Tutta la grande stampa europea ed in particolare quella italiana appoggia Obama. Addirittura quella italiana  (Corriere della Sera; Repubblica), tramite i suoi corrispondenti dagli Usa, da alcune settimane sta facendo una campagna di aperta propaganda in favore di Obama e di quasi denigrazione del ticket repubblicano, in particolare contro la candidata alla Vice-presidenza Sarah Palin. Basta leggere le corrispondenze di Paolo Valentino, di Maria Luisa Rodotà o di Beppe Severgnini sul Corriere e gli articoli pieni di volgarità e castronerie di Vittorio Zucconi su Repubblica.

Addirittura su  Palin come ha scritto giustamente Christian Rocca su “Il Foglio” “sono state dette e scritte cose infondate e diffamatorie che vanno oltre la legittima battaglia politica. S’è dato spazio a storie, rivelatesi inesistenti, di relazioni extraconiugali.  Tutto con una naturalezza e una facilità di divulgazione delle calunnie – in Italia pagine sul Corriere, foto in prima sulla Stampa e video piccante sul sito di Repubblica – inimmaginabili per qualsiasi altro candidato (pensate a qualcosa di simile su Obama o Hillary), senza essere accusati di sessismo, razzismo e manganellismo mediatico.
Sarah Palin non è un’intellettuale, non ha una conoscenza approfondita dei grandi temi economici e internazionali e i suoi tic verbali possono far sorridere, ma è una “natural”, un talento politico naturale.”

Tutto ciò premesso, ci sono però alcuni argomenti che potrebbero capovolgere i sondaggi a favore di Obama e riservare delle sorprese nelle urne: non è la prima volta che succede, specie negli Usa.

Uno è il fattore razziale. Molte persone nelle interviste con i sondaggisti (per mostrarsi  politically correct) non dichiarano sempre le vere e reali intenzioni di voto, come succedeva anche in Italia al tempo della Democrazia Cristiana. Quanto peserà il voto del fattore razziale?

Un secondo elemento riguarda le tasse. I repubblicani accusano Obama di essere il candidato del partito “tassa e spendi” , quindi di una politica economica socialista. Non dimentichiamo che negli Usa, a differenza dell’Europa,  il termine “socialista” è una bestemmia.

Un terzo elemento è l’affluenza alle urne. Questo riguarda soprattutto i nuovi elettori giovani, gli afro-americani e gli ispanici.

Infine c’è il fattore “inesperienza” di Obama che alla fine può giocare negativamente.

In conclusione la situazione, nonostante i sondaggi, è ancora molto incerta.

A  questo proposito mi ricordo una affermazione di Piero Ostellino di alcuni anni fa che diceva che nelle elezioni americane non conta quello che scrive il New York Times o Washington Post, ma come vota il lattaio dell’Ohio.

Infatti come ha scritto oggi Christian Rocca sul suo Blog: “Il New York Times sostiene Barack Obama. Incrociamo le dita, perché è il giornale che nel 1940 si è schierato contro Franklin Delano Roosevelt, nel 1948 contro Harry Truman, nel 1980 e nel 1984 contro Ronald Reagan (e ultimamente contro George W. Bush). Ora immaginiamoci il mondo senza Roosevelt, Truman, Reagan (e Bush) a toglierci dai guai.”

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