Obamo o Mc Cain: il miglior sondaggio sono le scommesse

La campagna elettorale americana certo non manca di colpi di scena, e la sensazione che i problemi della nostra epoca abbiano una statura superiore a quella dei politici che dovrebbero governarli (un’ eroe di guerra che però ha confessato di non saper usare la posta elettronica, ed un giovane avvocato che non ha mai gestito neanche un condominio) si fa forse strada in un paese sballottato tra crisi finanziarie e risorgenti tensioni internazionali. I nuovi problemi non hanno ancora, evidentemente, precise soluzioni da parte di nessuno, e gli elettori indipendenti veleggiano indecisi tra le due rive.

I sondaggi sono molti e discordanti, ma se si vuole veramente sapere chi è in vantaggio, occorre vedere dove la gente ci mette non il giudizio ma il quattrino: le scommesse.

C’è un sito web che consente di seguire la gara USA in tutti questi aspetti, e che consiglio agli intressati: www.realclearpolitics.com. Qui troverete non solo tutti gli aggiornamenti sui sondaggi stato per stato, e sulle maggiori competizioni per il Senato, ma anche le quote degli scommettitori (e l’opportunità di scommettere voi stessi) su chi vincerà il 4 Novembre, che si aggiornano in continuo man mano che nuove poste vengono immesse. Le quote hanno quasi sempre anticipato i sondaggi: fino ad un paio di settimane fa occorrevano 56 cent per vincere 1 $ puntando su Obama, mentre ne bastavano 44 per Mc Cain; rapidamente la situazione si è invertita fino ad un massimo di 53 a 47 per Mc Cain, ed ora favoriscono di nuovo Obama 52 a 48. Ciò che più interesserà i cultori della materia, le scommesse riguardano anche chi vincerà nei singoli stati: poiché danno degli “spread” molto maggiori rispetto alla distanza segnalata nei sondaggi, sono un’ottima occasione per fare stime più certe sul risultato, se ci si crede, o per guadagnare parecchio scommettendo sullo sfavorito, altrimenti (ad es. in Ohio pochi punti separano i due, ma si vince tre volte la posta scommettendo su Obama).

La sensazione è che non ci sarà una vittoria per ko di nessuno dei due: sarà una vittoria ai punti che si giocherà su temi concreti, che sono quelli che smuovono gli indecisi e gli indipendenti. Mc Cain ha già fatto un miracolo a tenere la partita aperta, perché nelle sfide per il Congresso i democratici sono in vantaggio di dieci punti, per ragioni in verità misteriose poiché l’attuale Congresso, controllato dai Democratici, è di molto più impopolare del già molto impopolare Presidente Bush (stimato dal 32% degli americani, mentre solo il 18% stima i parlamentari nel loro complesso).

E proprio dal controllo democratico del Congresso viene una ragione per votare Mc Cain che potrebbe convincere molti indipendenti: come nota il Cato Institute, quando Presidente e maggioranza del Congresso appartengono allo stesso partito, si smorza moltissimo la capacità di controllo reciproco, e per il contribuente sono guai. Basti pensare che nel dopoguerra l’incremento medio della spesa pubblica è stato addirittura triplo (oltre il 5% contro meno del 2%) negli anni in cui Congresso e Presidente erano allineati   rispetto a quelli in cui appartenevano a schieramenti diversi.

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