Siamo per il mercato, ma con delle regole e controlli

In un precedente articolo  (si veda “A.A.A Liberali-liberisti cercasi disperatamente “ avevamo sottolineato la necessità di una maggiore presenza dei liberali e liberisti italiani nel dibattito politico culturale all’interno della maggioranza governativa e nel contempo avevamo anche evidenziato la necessità di definire delle regole precise  onde evitare speculazioni spregiudicate o liberalizzazioni alla cow-boy o forme anarco-capitalistiche , tipo post-Unione sovietica.

Il mercato  funziona, ma deve avere delle regole che vanno poi rispettate.

In questi giorni nel Paese liberista per eccellenza, gli USA, è stato effettuato il più grande e importante intervento pubblico a salvataggio (cioè nazionalizzazione)  di due grandi agenzie specializzate in mutui immobiliari, la Fannie Mae e la Freddie Mac.

E’ stato un intervento sicuramente anomalo e straordinario,  ma dovrebbe servire ad evitare un danno enorme a migliaia di famiglie americane  e ripercussioni negative sui mercati finanziari globali, con una catena di insolvenze molto pericolose.  A dir la verità, come qualcuno ha scritto, non si tratta del fallimento del mercato, è al contrario un tipico fallimento dello Stato. La Fannie Mae e la Freddie Mac sono aziende formalmente private e quotate, ma con lo Stato completamente responsabile per i loro debiti. Le due sopracitate agenzie ricomprano dalle banche, con risorse finanziarie dello Stato,  i mutui che concedono ai cittadini americani, poi li rimettono sul mercato sotto forma di obbligazioni, ma con precise garanzie statali.  In questo modo, in questi anni, le due agenzie hanno comprato circa il 50% dei mutui americani per un totale di 5.000 miliardi di dollari, avendo un patrimonio di solo 80 miliardi di dollari; in sostanza debiti 62 volte superiori al proprio patrimonio. Quindi rischi enormi e mancanza di controlli o avvertimenti da parte delle Autorità, tipo la Banca Centrale americana.  A questo punto uno si domanda: senza le garanzie statali, il mercato avrebbe investito in una società finanziaria con debiti 62 volte superiori al proprio patrimonio? Per questo abbiamo parlato di un tipico fallimento dello Stato. In questa situazione drammatica non si poteva fare diversamente.  Su Il Foglio leggiamo e concordiamo:Vale la pena di riflettere sul senso politico dell’operazione, avallata pragmaticamente da quasi tutti, perfino da quei liberisti che ovviamente e comprensibilmente la definiscono come una scandalosa ingerenza statalista nella libertà del mercato. Lo statalismo come pianificazione o orientamento dell’economia attraverso la proprietà pubblica è altra cosa da interventi d’emergenza, variamente giustificati. Un intervento straordinario che abbia l’obiettivo esplicito di puntellare l’economia di mercato, per quanto illiberale, può risultare necessario. Per salvare l’antica Repubblica romana e le sue istituzioni senatorie si prevedeva, in tempi calamitosi, addirittura la dittatura commissaria. E, senza arrivare a tanto, la decisione straordinaria di Henry Paulson di prendere il controllo dei colossi del mutuo senza nemmeno sentire gli azionisti, per quanto sgradevole, era inevitabile (e sarà utile, aggiunge il Wall Street Journal, se alla fine della giostra porterà alla fine di quel modello di società finanziarie semipubbliche, anomalo nel panorama americano).”

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