Max Mosley, o della libertà

Un vecchio adagio, che io trovo molto liberale, sostiene che ci vuole un po’ di tutto, per fare il mondo. Un pizzico di perversione sessuale, qua e là, possibilmente vissuta con dignitoso riserbo, se non disturba i diretti interessati, non disturba nemmeno la mia visione del mondo. Rimango fedele all’idea che cercare la propria felicità a proprio modo, senza rompere le scatole al prossimo, sia più che un diritto un’ovvietà. Sono quindi felice che Max Mosley, che ha visto cadere il riserbo sulle proprie perversioni per l’incursione della stampa, non solo sia ancora saldamente al comando della Formula 1, ma stia anche spolpando la stampa citata a suon di risarcimenti. Difficile capire perché avrebbe dovuto dimettersi: non credo che, dovendo selezionare un direttore per gestire un grande business, farei la scelta in funzione a dove mette la crocetta, in un ipotetico questionario, alle domande “in quale modo si procura l’eccitazione sessuale?” o “le è mai capitato di assoldare cinque giovani avvenenti prostitute contemporaneamente?”.

Forse avrei dei  problemi ad assumerne uno di dichiarate simpatie naziste, ma se per sapere se il figlio settantenne del fondatore del partito fascista inglese ha idee politiche sconvenienti dobbiamo fare illazioni sui pigiami delle prostitute che frequenta, il mio spirito garantista solleva il sopracciglio. Il coriaceo Max ha tenuto duro, se mi passate il termine, ed ha fatto bene, fino a meritarsi la solidarietà di una delle co-protagoniste della scenetta, che ha peraltro ribadito come, tra un frustino ed una coppa di champagne, a tutto pensassero meno che ad Adolf Hitler.

Si sospetta che il tutto sia stato orchestrato dall’ancor più anziano e ricco co-ras della Formula 1 Bernie Ecclestone, personaggio bizzarro, odioso e geniale che anche nell’aspetto ricorda i malvagi di Charles Dickens. Che il cielo ci preservi queste figure aristocratiche e piratesche, che sanno un po’ di vecchia Europa; e salvi anche la affezionata e tuttora non brutta signora Mosley, che dopo 44 anni di affezionato ma austero matrimonio forse ha ricominciato a guardare il marito con occhio più vivo.

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