Federalismo fiscale: riforma decisiva per il Paese o pozzo senza fondo ?

Il Ministro dell’economia Tremonti ha recentemente dichiarato che oggi il taglio delle tasse è purtroppo impossibile, “perché non possiamo dividere una torta che non c’è”. Ma poi ha aggiunto che “l’Italia va riformata e rilanciata, e la riforma decisiva si chiama federalismo fiscale”, così “la riduzione delle tasse verrà come dividendo del federalismo fiscale: meno spesa, meno tasse”.

Di federalismo se ne parla da anni, a proposito ed anche a sproposito; per la Lega è l’obiettivo politico dell’intero movimento, per il PdL era nel programma elettorale.

Il governo Berlusconi, entro il prossimo settembre, presenterà un disegno di legge. Lo stesso Partito democratico ha creato una commissione di esperti sull’argomento e probabilmente a settembre presenterà un proprio disegno articolato.

Esiste già una bozza di disegno di legge delega sul federalismo fiscale preparato dal Ministro per la semplificazione normativa, Roberto Calderoli. Questa bozza  punta molto sulla responsabilizzazione degli enti locali, su una task force ministero-regioni-enti locali per combattere gli evasori, per ricuperare gettito e per eliminare gli sprechi e risparmiare spesa pubblica. Solo chi spenderà bene e rispetterà i vincoli di bilancio potrà assumere. Gli altri non potranno coprire i posti vuoti negli organici e iscrivere in bilancio spese discrezionali. Ci sarà un mix di compartecipazioni a tributi erariali e tributi propri, corretto da un fondo perequativo a favore delle regioni meno ricche. Con questo disegno di legge si abbandona giustamente il criterio della spesa storica (che come dice Calderoli “va a vantaggio degli enti meno efficienti”) e si sostiene invece parametri di spesa standard sulla base di obiettivi di efficienza.

Lo stesso ministro Tremonti punta molto su questa riforma.

L’idea è positiva e condivisibile.

Se guardiamo invece l’esperienza regionalista di questi ultimi 60 anni, cominciano a nascere diverse perplessità e grandi timori. Basti pensare alla Sicilia o ad altre regioni similari. Su “Italia Oggi” del 25 luglio, Marco Bertoncini, molto critico, scrive: “Il federalismo fiscale è un pozzo senza fondo. Abbiamo avuto spese e burocrazia, centralismo regionale e corruzione, mentre il carico fiscale è cresciuto, perché in Italia l’imposizione nuova è normalmente aggiuntiva e non sostitutiva  di quella esistente, mentre non c’è stata alcuna diminuzione nel numero dei pubblici dipendenti. Nessuno oggi avverte che il federalismo fiscale, more italico, significa solo più dipendenti, più lavoro buroindotto, più tasse. Sessant’anni di esperienza vanno in tale direzione.”

Alla luce di queste esperienze, noi crediamo che prima di varare il federalismo fiscale sia assolutamente necessario (anzi indispensabile) adottare una drastica riforma degli enti locali: riduzione drastica degli oltre 8 mila comuni mediante accorpamenti/fusioni;  robusta riduzione dei troppi enti intermedi, provincie, comunità montane, aziende, consorzi, circoscrizioni.

Se non si farà questa robusta e preventiva rasatura di enti e se non si fisseranno degli obiettivi di bilancio  molto rigidi e relative sanzioni, potremo avere pesanti sorprese negative.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *