contribuenti italiani non capiscono perchè dovrebbero pagare i debiti del Comune di Roma

Il 15 giugno scorso su Cartalibera, avevamo scritto (una specie di vera e propria anticipazione) del fallimento del cosiddetto e tanto celebrato modello-Roma di Veltroni , oberato da un debito ufficiale estremamente elevato e da una forte crisi di liquidità per le stesse spese ordinarie obbligatorie.

Sull’argomento si è scatenata subito una vera e propria polemica, in particolare sull’entità del debito, tra la nuova maggioranza capitolina di centro-destra e l’opposizione , che aveva amministrato la città di Roma negli ultimi quindici anni; è nata anche una vivace polemica tra Berlusconi e Veltroni.

In questi ultimissimi giorni, l’Istituto Bruno Leoni (un qualificato think tank di orientamento liberale-liberista) ha pubblicato un interessante “paper” sull’argomento. Sull’entità del debito, tra le diverse tre “versioni” (quella di Veltroni, quella di Alemanno e quella della Ragioneria Generale dello Stato) l’IBL sposa quest’ultima, come la versione più realistica ed obbiettiva,  cioè 8,15 miliardi di euro.   E a proposito del prestito di 500 milioni di euro concesso al Comune di Roma dal Governo Berlusconi, sempre l’IBL afferma: “Nessuno nega che il default del Comune più grande d’Italia rappresenterebbe una iattura, per le sue ricadute sull’economia italiana e sull’immagine del paese nel mondo, ma non è auspicabile che essa venga evitata con il ricorso alle risorse dei contribuenti italiani.”

Secondo la Ragioneria Generale dello Stato infatti “Il Comune di Roma versa in una situazione di grave difficoltà finanziaria, sia per quanto concerne la competenza, e ancor più, per quanto concerne la cassa, con una tendenza, a politiche invariate, al peggioramento nel 2009 e 2010, esercizi sui quali si scaricherà sicuramente un maggior costo del debito”.

Questo enorme debito si è accumulato nel corso di qualche decennio per una cattiva gestione dei servizi, specie nel settore dei trasporti pubblici e della nettezza urbana, ma non solo.

Cosa fare in questa situazione?  Prima di tutto non vogliamo che il sopracitato prestito di 500 milioni di euro diventi un contributo straordinario definitivo, quindi a carico dei contribuenti italiani. Per questo motivo concordiamo pienamente con la proposta conclusiva avanzata dall’IBL:

“Lo stato delle casse dell’ente suggeriscono ad Alemanno la vendita di Acea e di altri asset di proprietà. Una seria politica di dismissione  (insieme, ovviamente, a misure draconiane sulla spesa corrente) può rappresentare una credibile strategia di uscita dalla crisi finanziaria del Comune di Roma, riportando l’indebitamento ad un livello di sostenibilità”.

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