Fallimento del modello Roma

Il cosiddetto e tanto celebrato modello-Roma, vanto del centro sinistra romano di Walter Veltroni sta fallendo rumorosamente. Dopo le notti bianche e le passerelle rosse del festival del cinema, i nodi vengono al pettine.

La nuova amministrazione (sindaco Alemanno) ha ereditato dalla gestione precedente  un debito ufficiale di 7,2 miliardi di euro (l’esposizione reale sembra che superi i 9 miliardi), un buco di bilancio di un miliardo e, a fine maggio, ha avuto una forte crisi di liquidità per le spese ordinarie obbligatorie. Non parliamo poi dei buchi di bilancio nelle aziende municipalizzate (in particolare quelle della nettezza urbana e dei trasporti) e nelle società direttamente controllate dal comune di Roma. Esistono quindi tutti i presupposti per una vera e propria dichiarazione di dissesto, dichiarazione che porterebbe ad un parziale commissariamento dell’amministrazione. Il Testo unico degli enti locali (artt. 244, 245 e 246) infatti prevede che quando l’ente locale non è in grado di far fronte a crediti liquidi ed esigibili da parte di terzi scatta la dichiarazione prefallimentare, con la costituzione di un organo straordinario di liquidazione, incaricato di gestire il pregresso e di provvedere al ripiano dell’indebitamento.

A dir la verità lo stesso sindaco Alemanno cerca di frenare le polemiche e attende i risultati dell’ispezione in corso sul bilancio del Comune da parte di funzionari del ministero dell’economia. La situazione comunque non è piacevole per il nuovo sindaco  perchè sarebbe vincolato alla semplice gestione ordinaria e quindi con forti restrizioni all’azione politica e di governo della nuova amministrazione.

Il ministro dell’economia Tremonti e il sindaco Alemanno stanno studiando una soluzione tecnica per uscire da questa situazione prefallimentare, situazione che avrebbe un impatto negativo sulla precedente gestione di Veltroni, rischio che Veltroni cerca di scongiurare in tutti i modi. La dichiarazione di dissesto infatti sarebbe un atto di rottura con l’ex-sindaco e pregiudicherebbe il dialogo PDL –PD.

In aggiunta a questo, molto probabilmente la stessa Regione Lazio di Piero Marrazzo verrà commissariata da Tremonti per l’eccessivo deficit sanitario e per il mancato e insufficiente rientro dal deficit come programmato e concordato con l’allora ministro dell’economia Padoa Schioppa.

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