Liberalizzazioni: L’Italia in retromarcia

In queste ultime settimane sono uscite due interessanti pubblicazioni riguardanti le liberalizzazioni nel nostro Paese.

La prima, a cura di Società Libera (un’Associazione costituita nel 1998 che ha come missione l’approfondimento e la promozione del liberalismo) è il 6° Rapporto sul Processo di liberalizzazione della società italiana.

Questo sesto Rapporto annuale, curato da studiosi e professori universitari, evidenzia  chiaramente nella società italiana “pesanti fasi involutive avverse all’affermazione di una società sempre più dinamica e aperta” e “un progressivo affievolirsi di una volontà politica, fattore indispensabile e lievitante per qualsivoglia cambiamento”.

Come si legge nell’introduzione di questo interessante Rapporto: “L’incompleto e complesso iter per la privatizzazione di Alitalia, il fallimento dell’apertura concorrenziale dei servizi pubblici locali, unitamente all’espandersi di quello che ormai viene identificato come capitalismo municipale, in cui gli enti locali entrano nella gestione di attività economiche, sono solo gli esempi più evidenti di una flebile volontà riformatrice che, d’altronde, non indica nessuna discontinuità rispetto alla precedente legislatura.

La presenza di forme ed interessi corporativi, una timidezza innovativa, l’appannamento decisionale del potere politico, una sostanziale carenza di competenze professionali nell’amministrazione pubblica mal si conciliano con i tempi estremamente rapidi in cui si muove la competitività a livello internazionale.

La presenza di lacci e laccioli ha favorito l’espandersi di una ragnatela tale da intrappolare gli stessi tessitori”.

Occorre quindi non solo l’abbattimento dei costi di produzione, riduzioni fiscali o incentivi per la produzione e i consumi, ma anche una cornice politico-istituzionale diversa, con meno lacci e laccioli, una trasformazione culturale in cui il valore della responsabilità individuale sia premiata, in cui siano aboliti gli articoli 41 (fini sociali dell’impresa) e 43  (utilità dell’impresa) della Costituzione.

La seconda pubblicazione, curata dall’Istituto Bruno Leoni (un think tank liberista costituito nel 2003), riguarda “L’Indice delle Liberalizzazioni 2008”.

Anche questo Rapporto (è il secondo), curato da giovani economisti e giuristi, fornisce un quadro non molto positivo dei 12 settori chiave esaminati (mercato elettrico, del gas, servizi idrici, telecomunicazioni, trasporto ferroviario, aereo, trasporto pubblico locale, servizi postali, professioni intellettuali, mercato del lavoro, fisco, pubblica amministrazione). Siamo liberi al 47%, questo è lo slogan dell’IBL che quest’anno ha calcolato l’indice di liberalizzazione nel nostro Paese, mettendo a confronto la situazione italiana con quella delle nazioni europee più evolute in questo ambito.

La situazione complessiva che ne esce è deludente: il Paese ha la febbre e l’artrosi. I miglioramenti sono scarsi  e poco significativi (ad es. mercato elettrico; trasporto aereo), gli arretramenti invece rivestono un peso complessivamente ben superiore (ad es. il settore delle telecomunicazioni e il mercato del lavoro).

Come si legge nell’introduzione: “Il risultato raggiunto quest’anno, in termini di liberalizzazioni, non si discosta da quello del 2007, in un certo senso, lo completa, indica un lento declino….. Mentre il mondo si muove, noi stiamo fermi. Mentre gli altri, con alterni successi, prendono atto dell’esistenza dei problemi e tentano di risolverli, l’Italia – questo il principale messaggio dell’Indice – semplicemete li ignora, o li discute senza arrivare a una soluzione…. L’Italia ha l’artrosi: una malattia degenerativa  che, se non viene affrontata seriamente, finirà per ridurre il paese alla paralisi, rendendo doloroso ogni cambiamento. La globalizzazione costringe il paese a ripensarsi.”

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