Piazza Bettino Craxi o Piazza Enzo Tortora?

Grande risalto ha avuto sui giornali brianzoli la notizia dell’intitolazione di una piazza di Lissone alla memoria di Bettino Craxi. Così martedì scorso il Consiglio Comunale di Lissone ha discusso vivacemente di toponomastica e denominazioni di strade: si é dibattuto (e polemizzato) sul senso di un simile riconoscimento al defunto leader socialista.

L’argomento può sembrare ozioso o addirittura vetusto, quasi che gli eventi dei primi anni novanta fossero ormai storia e che le posizioni politiche ed ideali che li originarono fossero inutile accademia di fronte ai problemi ben più imminenti delle difficoltà economiche e sociali del Paese.

Da consigliere comunale forzista (ma ancor prima Liberale) in Lissone, Ti chiedo il permesso di spiegare perché, invece, secondo me, la questione é di pregnante attualità.

Nel bene e nel male Bettino Craxi, più di tanti altri, forse solo al pari del “divo” Andreotti, ha rappresentato l’apice storico e piramidale di un modo di governare l’Italia e fare politica assai particolare. Quando la Storia sarà la sola ad occuparsi di lui, potrebbe venirne fuori il profilo di un vero statista (l’ultimo?) che coniugò nella sua massima espressione la necessità di reggere il Paese dalla cresta di un’onda di potere fatta prevalentemente di clientele e consorterie.

Si potrebbe probabilmente dire che egli non solo si adeguò al sistema, ma che forse lo alimentò e persino lo propagò. Non si potrà mai dire, però, che egli non abbia governato e retto le sorti della Nazione facendo riferimento anche ad un progetto e a strategie di ampio respiro politico: tanto ampio, quanto gli era consentito dal nostro “sistema nazione”.

In questo, direi, Craxi é accomunabile al vivente Andreotti: nell’aver comunque tenuto sempre in mano una bussola, cercando di dare agli Italiani (anche) quello che Mussolini aveva invece dichiarato inutile: un Governo.

Ed in questo va trovata, a mio sommesso avviso, la chiave di lettura della tremenda contraddizione di aver voluto intitolare una piazzetta di Lissone (e non proprio una secondaria) ad un uomo che, comunque, é morto “in contumacia” o in latitanza (secondo alcuni) e “in esilio” (secondo altri): comunque imputato dalla Giustizia del nostro Paese.

Bettino Craxi é l’emblema di tutte le contraddizioni di questo Paese e della sua gente. Noi, Italiani o Padani che siamo, invochiamo giustizia e responsabilità sempre sugli altri e troppo di rado su noi stessi. Pretendiamo serietà e coerenza dalla Pubblica Amministrazione, esigiamo onestà dagli uomini politici, auspichiam l’efficienza. Ma quante volte siamo i primi a cercare la scorciatoia, ad eludere un compito o l’esecuzione di un nostro lavoro in qualità. Quante volte speriamo di risolvere un nostro problema, anche quando veniamo “colti in fallo”, mediante un aiutino (persino nei giochi televisivi!). Una piazza dedicata a Bettino Craxi ci sta bene perché deve aiutarci a riflettere: l’Italia, a mio sommesso avviso, non deve “rialzarsi” come dice Silvio Berlusconi, o “rinascere” come dice Emma Marcegaglia, ma deve “ripensarsi” alla radice.

Perciò ho molto apprezzato la chiosa del capogruppo leghista, Fabio Meroni, al dibattito consigliare: se davvero volessimo intitolare una strada ad un martire di questo Paese e delle sue contraddizioni, sarebbe ad Enzo Tortora, che dovremmo rivolgere il nostro rispettoso pensiero.

Ti ringrazio per lo spazio che mi hai concesso e Ti saluto cordialmente.

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