E’ tornato il momento dell’Italia liberale

I liberali hanno una storia antica fatta di due secoli di battaglie lungimiranti, innovative e coerenti. Vere e proprie “rivoluzioni” senza le quali l’Italia non avrebbe potuto tenere il passo con le altre grandi democrazie occidentali e a volte superarle. Quella dei liberali è una storia di eroi, di grandi intelligenze e di grandi insegnamenti morali.

Già nel 1848 i liberali di Cavour furono gli artefici del cambiamento della vita politica del tempo instaurando nel primo parlamento italiano, quello Subalpino, la “democrazia parlamentare” basata sul rapporto di fiducia tra Parlamento e Governo  e stravolgendo l’impianto istituzionale dello Statuto Albertino che invece assoggettava la Camera al Governo “del Re”. Fu la prima rivoluzione pacifica ( dal 1848 al 1855 ) che anticipò il Risorgimento.

Da lì, grazie ai patrioti liberali, alla loro tenacia e al loro entusiasmo, prese l’avvio l’unità d’Italia costruita sullo Stato di diritto, della civiltà giuridica e sulla certezza del diritto stesso, principi liberali che ispirarono il primo codice liberale d’Italia, lo Zanardelli. Il suffragio universale introdotto da Giolitti, ancor prima dell’ Inghilterra, segnò l’avvento della democrazia. E fu Giolitti che riformò la scuola radicalmente e introdusse la tutela dei diritti sociali nel Paese che si stava industrializzando. Il sacrificio di Giovanni Amendola e Piero Gobetti, due fulgide figure d’intransigenza politica e morale, segnarono il solco invalicabile tra liberalismo e fascismo, tra libertà e dittatura. Benedetto Croce, uno dei più grandi filosofi del secolo scorso, nonostante il fascismo, tenne vivi i principi e la cultura liberale e partecipò incisivamente alla ricostruzione dello Stato e delle nuove regole costituzionali. I liberali furono parte attiva anche nella “resistenza” dove portarono un contributo di sangue e di valori alla liberazione della Patria. Einaudi, pur rappresentando una forza politica largamente minoritaria rispetto ai grandi partiti di massa che si erano formati dopo la guerra, fu la garanzia per le nuove istituzioni democratiche e il freno a ogni deriva populistica. E, ancora: fu il liberale Gaetano Martino  che con la conferenza di Messina del 1955 e con i Trattati di Roma del 1957 fu uno degli artefici della nascita dell’Europa unita.

I Liberali che hanno sempre inciso nella politica di Governo dell’Italia dal 1948 al 1963 si opposero tenacemente alla nazionalizzazione dell’energia elettrica con Giovanni Malagodi uscendo dall’esecutivo e schierandosi all’opposizione per difendere le liberalizzazioni. Alle successive elezioni politiche gli elettori premiarono quella scelta coraggiosa e il PLI raggiunse il suo massimo storico di consenso. Il Partito Liberale Italiano ha sempre creduto che la posizione centrista permettesse di incidere nella politica italiana assumendo un ruolo decisivo a tutela delle libertà del cittadino contro lo statalismo e la burocrazia. Non sempre c’è riuscito. La stagione di tangentopoli è stata poi fatale anche per il PLI, ma non certo per i liberali che con orgoglio hanno contribuito alla rigenerazione democratica del Paese.

Ora si tratta di riprendere il cammino, di riscoprire gli ideali, di condividere un progetto moderno e rivoluzionario, senza timori reverenziali, con lo stesso spirito dei nostri padri nobili.  Duecento anni di storia sono lì a dimostrare che non ci sono mai stati  veri cambiamenti senza la presenza determinante dei liberali. L’Italia sta attraversando un periodo di pericoloso declino dei valori, degli ideali e  dell’economia. C’è ancora  e più che mai bisogno dei liberali. E’ tornato il momento dell’ Italia liberale”!

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