I “talebani” del No

Recentemente è uscita la terza edizione del “Nimby forum” (not in my backyard, cioè “non nel mio cortile”) che fa una fotografia dettagliata di tutte le contestazioni territoriali ai diversi progetti e/o interventi infrastrutturali di vario genere: No agli impianti per l’incenerimento e la termovalorizzazione dei rifiuti; No agli impianti di rigassificazione; No alla TAV; No al Mose; No alle discariche; No alle Centrali termoelettriche; No a centrali a biomasse; No agli elettrodotti; No al nucleare; No ai parcheggi; ecc.

Siamo veramente il Paese dei no.

Ricordiamo che Nimby Forum® è un tavolo di confronto permanente, finalizzato a sviluppare e diffondere la cultura della comunicazione, del dialogo e della partecipazione in ambito territoriale, come fattori indispensabili nella realizzazione di impianti e infrastrutture strategiche per lo sviluppo del Paese. L’obiettivo è individuare le più efficaci metodologie di interazione tra le diverse parti in causa per ridurre il fenomeno dei conflitti territoriali ambientali.

Questo Osservatorio permanente è nato appunto per cercare di mettere sullo stesso piano progresso e tutela del territorio, interessi pubblici e privati, impresa e governo, sviluppo e sostenibilità.

Senza alcun dubbio questo atteggiamento di rigetto dei progetti che hanno qualsiasi legame con l’ambiente in cui si risiede è sempre più diffuso nei vari strati della popolazione nazionale: è una vera e propria sindrome (Nimby Syndrome).

Nel nostro Paese la percentuale degli impianti contestati risulta essere di oltre il 90%, con rilevanti ritardi o bocciature di progetti, che a loro volta sono causa di considerevoli perdite economiche , tensioni sociali e incertezze.

Dalla pubblicazione sopracitata è emerso che nel 2007 ci sono stati 193 impianti contestati, 4.100 articoli pubblicati di cui il 62% ha riportato esclusivamente le posizioni negative o le dichiarazioni negative di amministratori locali o di comitati di cittadini.

Le contestazioni riguardano, più o meno, (non con la stessa proporzione), tutte le regioni italiane ed in particolare nei settori dei rifiuti, del comparto elettrico e delle infrastrutture.

C’è senza alcun dubbio un problema comunicativo: in questo senso una grande responsabilità lo ha la stampa. Infatti da parte dei giornali c’è spesso la tendenza allo sviluppo polemico dell’informazione e a privilegiare le ragioni di opposizione rispetto a quelle di favore, a rappresentazioni parziali e spesso fuorvianti dei diversi soggetti coinvolti, ad una certa superficialità nella verifica delle fonti.

Una grande e maggiore responsabilità però sta soprattutto nella sinistra politica italiana, specie dei Verdi,  una sinistra del “non fare”, fondamentalista ed estremista ambientalista, contraria ad ogni tipo di sviluppo sostenibile.

Siamo quindi d’accordo con la rivista Espansione quando scrive: “Di certo i motivi di tanta opposizione stanno anche nella sottovalutazione del consenso da parte delle imprese costruttrici, che raramente si preoccupano di instaurare sin dall’inizio rapporti di collaborazione e informazione  adeguati con le popolazioni locali, e nelle carenze del sistema normativo: sarebbe il momento di voltare pagina, anche perché certe prese di posizione preconcette – quando non “talebane” – sono tra le prime nemiche dell’ambiente. “

Basta con la politica dei “no”. La sinistra del “non fare” è stata spazzata via dalle ultime elezioni del 13 aprile. Bisogna puntare sulla “voglia del fare”.

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