Da grande voglio fare l’esubero di Alitalia

Come noto, i dipendenti Alitalia hanno cominciato a manifestare rumorosamente il loro dissenso verso i loro sindacati. L’offerta Air France non è affatto male, pensano quasi tutti, l’unico problema è il numero degli esuberi. Circa duemilacento: decisamente troppo pochi.

Infatti Air France ha offerto, per gli “esuberanti”, un pacchetto di uscita che prevede sette anni a stipendio pieno. Sette anni di stipendio garantito, senza dover lavorare. Chi sarebbe così cretino da non candidarsi ad esuberante, a queste condizioni? Pare che molti, fraintendendo il significato della parola, stiano adottando stili comportamentali particolarmente vivaci, pur di rientrare nella lista. Ma il malessere non è solo all’interno di Alitalia, nei volti angosciati dei più, i poveretti poco esuberanti che, biblicamente, avranno sette anni di guai dovendo addirittura lavorare per portare a casa lo stipendio. Ovunque, cupi sguardi muti di rimprovero si levano in questi giorni da molti piccoli visi: “Papà, ma perché non lavori all’ Alitalia?” Il superenalotto pare abbia perso, dopo la notizia, molto del suo appeal, e persino i mitici cassintegrati storici delle acciaierie di Bagnoli sono infuriati: pensavano, con i loro tredici anni di cassa integrazione, di tenere un record inavvicinabile in tema di esser pagati per non far nulla, ma ora osservano indignati che tredici a, di fatto, mezzo stipendio è meno di sette a stipendio pieno.

Uno può dire: perché essere invidiosi? Beati loro, tanto pagano i francesi. Purtroppo, non è così: il risibile prezzo di cessione della Compagnia di bandiera deriva anche dagli enormi costi di ristrutturazione messi in preventivo. Come Air France ha espressamente affermato, l’assenso dei sindacati al loro piano è necessario, ma quello dei contribuenti italiani non è richiesto, ed il prezzo del silenzio dei sindacati è dunque detratto da quello di cessione.

Il conto dei sette anni di pacchia, dunque, lo paga il contribuente italiano, perché il Tesoro, azionista di maggioranza di Alitalia, svende un bene che è proprietà di tutti noi. Ed il danno non finisce qui. Con un precedente di questo tipo, come pensate possa proseguire un qualsiasi tentativo di privatizzazione che preveda la gestione di personale in esubero? Sono più fessi, ad esempio, i lavoratori acquatici dei traghetti Tirrenia, statali, dissestati e ridondanti di personale come Alitalia, dei loro omologhi che navigano nel cielo? Perché dovrebbero accontentarsi di meno? E’ chi si comprerà la Tirrenia, e le tante realtà simili, a queste condizioni?

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