Dalle Eterìe alle Clientele: l’Italia da combattere

Cosa c’entra il cult-book emergente “Toghe Rotte” col best-seller di Valerio Massimo Manfredi “Il Tiranno”?

Hanno in comune, per l’ambientamento dei fatti che narrano, una terra meravigliosa e difficile che si chiama Sicilia: Ombelico del Mondo, la chiamavano i Greci anticamente colà insediatisi e tanto prosperi, da aver superato la madrepatria in potenza.

Il Tiranno racconta di Dionisio, padrone di Siracusa e di tanta parte della Sicilia: gran despota e propagatore di quel sistema di gruppi di potere che andavano sotto il nome di “Eterìe”. Ci narra di un meccanismo di governo in cui le aggregazioni sociali si creano e si alleano tra loro sulla base di meri interessi di gruppo (di Compagnìa, appunto), in una parola… di clientela.

Qualcuno sostiene che quelle dinamiche siano state la vera origine della mafia. A me pare che il sistema di mafia ne sia semmai il frutto più distorto, marcio e violento. Una connessione, però, c’é: mafia e corruzione, per loro natura, possono ben allignare solo in quei sistemi nazionali, dove la formazione delle piramidi in cui si crea ed esprime il potere sia legata essenzialmente ad interessi privati ed economici, ed in cui ruolo marginale o hanno la coscienza sociale e civile, o il merito.

Sia chiaro che non si sta parlando né di assenza della cultura, né di inesistenza di un senso civico o sociale, bensì di loro soverchiamento, nella erezione dei sistemi di potere, da parte delle logiche fini a se stesse dell’interesse privato e della clientela.

Il sistema alternativo ci sarebbe: quello per cui l’aggregazione delle varie categorie sociali e dei cittadini in genere avvenga mediante l’individuazione di interessi generali e di sistema comuni: di interessi, per l’appunto civili e sociali collettivi. Un corollario importante del sistema fondato sull’Eterìa, invece, é proprio che tutti coloro che basano il loro impegno civile, sociale (e – perché no – economico o imprenditoriale) sul merito e sul sostegno agli interessi diffusi siano emarginati e annientati: non c’é bisogno di colpirli direttamente, basta “tagliarli fuori”.

Orbene l’Eterìa, dopo la conquista della Sicilia da parte di Roma, passò nella Città Eterna e si acclimatò bene nel sistema della Repubblica, ove trovò una possente alleata nella “cultura” della “Graecia Capta”, tanto da provocare la decadenza dei costumi, tanto ben sottolineata da Catone il Censore.

Evidentemente il problema di Catone, e forse anche un po’ quello di Cicerone, non era che ci si vestisse in modo troppo discinto, bensì che i Romani, a qualsiasi livello, avessero dimenticato le ragioni civili (la parola “civile” l’hanno inventata loro) e magari anche sociali che avevano fatto grande il loro modello politico (e militare).

Nella Roma tardo repubblicana il fenomeno andò sotto il nome di “Clientela” e fu un vero e proprio sistema istituzionale di governo: quello – per intenderci – che portò prima Cesare e poi Ottaviano al governo esclusivo della Città ed alla sua trasformazione in quel sistema autoritario e dittatoriale, che passò alla storia col nome di “Impero”.

Ma che c’azzecca tutto ciò con “Toghe Rotte”? si chiederà l’ormai esausto lettore. Ci arriviamo subito.

Il sistema delle consorterie divenne tipico delle dinamiche di potere italiane e si é talmente radicato da aver permeato di sé tutti – e dico tutti – i tipi di governo che abbiamo avuto nello Stivale.

Con stupefacente efficacia, le dinamiche di corruzione e clientela (che vanno sempre insieme, per evidenti motivi di comunanza del desco) penetrarono e disgregarono nel medio evo le dinamiche delle corporazioni (inizialmente sane e potenti, poiché di nuovo legate ad interessi diffusi e principi condivisi, in via prevalente sugli interessi personali di qualche esponente).

Anche le giovani istituzioni del Regno di Italia ne furono ben presto permeate, dopo che Roma fu divenuta la solenne Capitale (ricordiamo il grido d’allarme di Massimo d’Azeglio: “purtroppo ancora non si fanno gli Italiani”).

A tanti nostalgici, poi, piace pensare che l’Era Fascista sia stata un’epoca in cui queste dinamiche non ebbero residenza in Italia. Ampli studi storici ed accademici hanno invece dimostrato (basta farsi un giretto su Internet per rilevarlo) che in fatto di corruzione, il fascismo non fece altro che subentrare nelle dinamiche dell’era del trasformismo giolittiano e farle sue, erette di nuovo a sistema, coprendole con non poche opere pubbliche di grande impatto mediatico.

E la Repubblica nata dalla Resistenza? All’inizio, forse per via del grande afflato di spirito conseguente al prevalere di potenti ideali (dall’una e dall’altra parte), sembra sia prevalsa la logica del merito e dell’aggregazione politica basata su principi ed interessi collettivi e civili. Ben presto però le consorterie e le clientele sono tornate ad insinuarsi ovunque, ciocché sta sotto gli occhi di chiunque.

E veniamo a “Toghe Rotte”: adesso finalmente anche dalla categoria, corporazione, potere o come si voglia definirlo, della Magistratura giunge la nitida denuncia del fatto che anche al suo interno prevalgono ormai le logiche delle aggregazioni basate sugli interessi privati e non più su valori civili e collettivi.

Forse questo era il tassello mancante al grande affresco di un “Sistema Italia”, che non é in declino perché mancano le energie positive, o perché manca la gente seria e preparata, ma semplicemente perché negli ambiti organizzati – quelli dove si forma e da cui si promana il potere vero – prevalgono gli altri: quelli del favore clientelare e dell’appartenenza per interesse personale e non per adesione civile.

Il sistema delle Eterìe, dunque, sta informando di sé tutte quelle che l’art. 2 della Costituzione Repubblicana chiama: “le formazioni sociali ove si svolge la personalità” dell’Uomo.

Da questo punto di vista, non abbiamo condiviso e non riconosciamo come proficue le conclusioni cui perviene un altro recente best seller italiano: “La casta”. Questo compendio di denunce del marcio che ci circonda si fonda su una logica di accusa e separatezza tra il “loro” (politici malfattori) e il “noi” (cittaditi vessati e beffati), quasi che il malaffare fosse soltanto un problema generato da quei pochi che fanno politica. La domanda vera invece é: quanta parte della popolazione vive sostanzialmente di mezzi (e mezzucci), appartenenze, contratti ottenuti per appalto clientelare, “spilluzzicamenti” dal gran corpo di uno Stato malato?

Si tratta di un universo in costante aumento: chissà se, compreso l’indotto, sia più o meno della metà della nazione? Anche quando si dice che si intendono ridurre gli sprechi e i costi, in realtà si continuano a progettare metodi per aumentare il rastrellamento di ricchezze dei cittadini, per poterle poi ridistribuire ai consorziati “manu publica”.

C’é un rimedio? Crediamo di sì. A sommesso avviso di chi scrive, non esistono leggi, sistemi elettorali, partiti o movimenti che possano ergersi a vindici del sistema dei valori e dei principi civili e sociali, contro le consorterie e le clientele. Ognuno di questi elementi che compongono un sistema politico cammina sulle gambe delle Donne e degli Uomini che vi agiscono. Sono quindi gli individui, che devono risolvere il problema, nella quotidianità: nei piccoli dilemmi che la vita ogni giorno ci presenta.

Come già si é detto altrove, dunque, il problema del “Sistema Italia”, oggi, é che tra coloro che fanno politica o sono attivi in movimenti ed istituzioni civili sono sempre più latitanti coloro ai quali “la politica può far solo danno”: coloro, cioé, che per far politica devono rinunciare a svaghi o ore lavorative, o che rischiano di farsi solo tanti nemici; quelli che vengono costantemente puniti dalle logiche redistributive o da politiche che sono sociali a parole, ma poi finiscono solo per creare categorie di privilegiati… Tutti questi Uomini e Donne non dovrebbero, secondo noi, iscriversi a movimenti moralizzatori o di protesta, ma potrebbero impegnarsi e frequentare le sedi di partiti, sindacati, associazioni politiche e istituzioni: in pratica, imparare ad organizzarsi e far valere i loro numeri nei luoghi dove il Potere si forma e si esprime.

Allora sì, che l’Italia avrebbe di nuovo una speranza, che vada ben al di là di un appuntamento elettorale denso solo di nebbie. Come dice il poeta, infatti: “Se sai piegarti a ricostruire, con gli utensili ormai tutti consumati, le cose a cui hai dato la vita, ormai infrante… il mondo è tuo, con tutto ciò che ha dentro e, ancor di più, figlio mio, sarai un Uomo” (da “If” di Rudyard Kipling).

Buon voto a tutti.

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