Noterelle sulla “telenovela” del caso Alitalia

Nel dicembre 2006, Prodi annuncia la privatizzazione del 49,9% dell’azionariato dell’Alitalia.  Il governo  tergiversa  per 15 mesi e conduce le trattative in modo molto discutibile e non trasparente; qualcuno  ha parlato di trattativa condotta “ con i piedi e con un grande dilettantismo da parte del governo” ; altri (Carlo De Benedetti) hanno parlato di  “trattativa condotta nel modo peggiore possibile: pensavamo di vendere un’azienda “in bonis” e invece Padoa Schioppa ha parlato di rischio di commissariamento, cosa che avrebbe dovuto fare un anno fa”.

Poi all’improvviso il governo autorizza il Consiglio di amministrazione dell’azienda a trattare, in esclusiva, con Air France-Klm. La preoccupante inerzia del governo nazionale nella intera vicenda e l’aver poi affidato al management di una azienda in fallimento il compito di trattare la vendita (in questo caso uno è interessato solo a fare cassetta finanziarmente) ha fatto il resto.

L’offerta di Air France (marzo scorso), considerata “finale e definitiva”,  è un’offerta inferiore a quella preliminare presentata a fine 2007 (6 dicembre 2007). Il concambio delle azioni è di un’azione Air France ogni 160 azioni Alitalia, rispetto alle 70 azioni previste 3 mesi fa.  Gli esuberi  previsti sono 2.120  pari al 12% dell’intero organico di circa 17.500 dipendenti.

Chi gestisce tutta l’operazione di vendita è lo stesso management di Alitalia, cioè l’a.d. Maurizio Prato, un dirigente di lungo corso del gruppo Iri.  Quello che stupisce  è che i francesi sono assistiti da un uomo del Prof. Prodi: infatti “advisor” della compagnia francese è Francesco Mengozzi, nominato nel 2001 da Enrico Miceli (uomo di Prodi all’Iri) alla testa di Alitalia. Tutto questo è un pò strano; nessun giornale ne ha parlato. L’imbarazzo di Veltroni è comprensibile.

Tutti parlano e discutono dell’italianità della compagnia di bandiera, del problema degli esuberi,  del ricorso della Sea per danni, del preoccupante ridimensionamento di Malpensa: tutte questioni senza alcun dubbio molto importanti.

Secondo noi una questione altrettanto importante, ma non adeguatamente valutata,  è un’altra: il contratto di vendita ai francesi richiede il rilascio di un impegno scritto a mantenere il portafoglio attuale dei diritti di traffico di Alitalia, cioè lo status quo di Alitalia. Questa richiesta non dovrebbe essere accettata dal governo italiano, perché non solo bloccherebbe il rilancio dell’aeroporto di Malpensa, ma condizionerebbe negativamente la crescita del mercato del trasporto aereo italiano.

Il governo italiano (di qualsiasi colore politico) non potrebbe accettare un blocco delle liberalizzazioni delle rotte intercontinentali.

Berlusconi dichiara l’offerta Air France “irricevibile e offensiva”  (una vera e propria svendita) per cui Alitalia sparisce e viene assorbita dai francesi e nel contempo lancia un appello per una cordata alternativa di imprenditori e finanzieri italiani. Non sappiamo chi abbia consigliato  Berlusconi con questa  improvvisa e singolare proposta.

Cosa significa?   Innanzi tutto il respingere al mittente l’offerta Air France rappresenta un segnale chiaro per i sindacati (secondo noi tra i principali responsabili del dissesto dell’azienda) e per  le Istituzioni lombarde. Cioè le alternative possibili saranno sicuramente migliori sia per il problema degli esuberi e sia per il destino dell’aeroporto della Malpensa.

Questa ipotesi è credibile? Abbiamo forti dubbi in proposito. La proposta Berlusconi, comunque, quanto meno ha reso non più “definitiva e vincolante” la proposta dei francesi e ha avuto un effetto benefico sulle trattative con Air France. I francesi infatti, in questi ultimi giorni, hanno ammorbidito in modo significativo la loro posizione (esuberi; cargo; ecc.)

Alitalia non ha più un patrimonio; i suoi aerei sono abbastanza vecchi e quindi c’è una necessità urgente di significativi investimenti;  le azioni non valgono niente; ci sono forti difficoltà finanziarie (di cassa) addirittura per pagare gli stipendi.

A questo punto le soluzioni sono tre:

1) la cordata di imprenditori italiani proposta da Berlusconi si materializza in modo concreto e serio. Lo vedremo nei prossimi giorni. Il problema non è solo quello di raccolta di nuovi capitali, ma di trovare un partner credibile ed esperto nella gestione del trasporto aereo (Lufthansa? Aeroflot?  ) e la necessità di una forte ristrutturazione organizzativa dell’intera azienda.

2) si procede alla cessione ad Air France-Klm però con “la condizione che si apra completamente il mercato del trasporto aereo verso tutte le destinazioni”. In sostanza non devono essere ceduti ad Air France i diritti di traffico che finora  Alitalia ha esercitato su Malpensa. Come ha scritto l’Istituto Bruno Leoni “l’obiettivo primario per il governo deve essere la piena liberalizzazione dei  cieli e non il salvataggio a tutti i costi del vettore italiano”.

3) portare i libri in Tribunale e nominare un Commissario o un Curatore fallimentare. Ci sono gli esempi della Swissair e della Sabena. Questo Commissario potrebbe avere mani libere sia con il sistema politico e soprattutto  con i sindacati; cioè utilizzare la legge Marzano. Il caso Parmalat non può insegnare?

Conclusione: l’obiettivo di Prodi e Padoa Schioppa è di chiudere subito con Air France, senza porre altre condizioni; l’obiettivo di tutti gli altri è di rinviare il tutto a dopo le elezioni, con il nuovo governo.

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