La presenza dei liberali nel PDL è tramontata?

La presenza dei liberali nella coalizione di centro-destra è sempre stata abbastanza modesta anche se poi Berlusconi  ha sempre definito il PdL il partito liberale di massa,  il partito dei liberali e dei moderati. In questi giorni sono state presentate le liste dei candidati per la Camera e il Senato e con grande sorpresa e, direi disappunto, constatiamo che la  presenza dei laici e liberali si è fatta ancora più ristretta, in modo preoccupante.  Solo alcuni esempi: sono stati esclusi liberali storici di lunga tradizione come Alfredo Biondi e Egidio Sterpa, laici come Lino Jannuzzi e Dario Rivolta, un giovane liberista come Daniele Capezzone; la stessa   Isabella Bertolini, vice-capo gruppo uscente alla Camera, parlamentare molto attiva e presente nella passata legislatura, è in bilico (elezione a fortissimo rischio).

Certamente il sistema elettorale è quello che è; i parlamentari non vengono “eletti” attraverso una vera consultazione elettorale tramite il sistema delle preferenze, ma semplicemente “nominati” dai vertici di partito.  Tutto questo quindi permette al Capo o ai vertici del partito di candidare chiunque, “a prescindere da meriti, competenze, titoli, rappresentatività territoriale”.  Questo ovviamente avviene anche nel Partito Democratico di Veltroni o negli altri partiti.

Senza alcun dubbio in questa, direi, discriminazione dei liberali, hanno influenzato il peso eccessivo degli uomini di Alleanza Nazionale e di Comunione Liberazione o di altri cattolici legati alle gerarchie ecclesiastiche, ma anche la volontà dei vertici del partito di avere parlamentari-gregari e fedeli senza particolari grilli per la testa. Tutto questo è vero.

A questo punto concordiamo pienamente con quanto ha scritto Arturo Diaconale su l’Opinione dell’11 marzo: “Se, ad esempio, si considera acquisito che i laici, anche quelli non laicisti, sono banditi dal Pdl, non ci si può stupire se poi una fetta di elettorato liberale, moderato e non confessionale non si sente più rappresentato dal partito del Cavaliere e decide o di non votare o di votare a dispetto. Significa, però, mettere bene in chiaro che se un’area politica viene oscurata la colpa non può non ricadere anche sui suoi rappresentanti più significativi. Che per garantire se stessi hanno sempre evitato di dare corpo alla propria area politica. Ed in questo modo sono riusciti nel capolavoro non solo di liquidare l’area ma anche di far eliminare uno alla volta i liberali dal partito del Popolo della Libertà.”

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