Campanello d’allarme. Cosa sta succedendo sui titoli di Stato?

Sul mercato del reddito fisso lo “spread” fra Bund tedeschi e i BTP decennali italiani,   (differenziale dettato dalla percepita affidabilità), è una specie di termometro della febbre: più sale, più c’è tensione. E’ la spia della differenza dello stato di salute dell’economia e delle finanze pubbliche dell’Italia e della Germania. Con l’euro “in teoria” non dovrebbe esserci differenza tra l’investire in Bund o in Btp.

Invece in questi giorni tale differenziale ha raggiunto 70 punti base (punto-base indica un centesimo di un punto percentuale, ossia lo 0,01%). Da quando esiste l’euro  lo spread non era mai salito così in alto.

E’ vero che nel 1992 (anno della grande svalutazione della lira), il differenziale aveva toccato  il massimo di 770 punti base e prima  dell’unione monetaria, lo spread era di centinaia di punti,  poi sceso a circa 20 punti fino ad un anno fa.

Cosa vuol dire questo rialzo di spread? Gli investimenti si rivolgono sempre più verso  i titoli tedeschi, considerati più sicuri, rispetto a quelli di altri Paesi europei, in particolare dell’Italia. I BTP italiani sono percepiti più rischiosi e quindi devono offrire un rendimento dello 0,70% più elevato dei Bund.

In sostanza: calo  di fiducia  verso il credito italiano (aumento del rischio Paese). Se questo differenziale rimanesse così per l’intero anno 2008, il nostro Paese dovrebbe pagare oltre un miliardo di euro in più di interessi sulle nuove emissioni di titoli di Stato rispetto alla Germania.

Il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha affermato che questo allargamento degli spread rappresenta «un campanello dall’allarme che richiama a stare molto, molto attenti sulle politiche di bilancio».

Simon Derrick, uno speculatore sui cambi alla Bank of New York Mellon ha dichiarato: «L’Italia è nella peggiore condizione possibile, perché avrebbe bisogno di tassi d’interesse più bassi in questo periodo di recessione, e invece dovrà pagarne di più alti sul suo debito. Si arriva al punto in cui questo diventa il problema politico più importante».

Naturalmente questo problema non riguarda solo il nostro Paese, riguarda anche altri Paesi  come ad esempio la Grecia e il Portogallo. La preferenza degli investitori è oggi per la Germania perché è la maggiore economia dell’Eurozona ed ha un bilancio pubblico in surplus.

Lo spread Bund-Btp è strettamente correlato al “rating” e al profilo di rischio del Paese. Quando aumenta l’avversione al rischio, vengono penalizzati i Paesi con maggiore debito pubblico.

Le cause sono diverse: recessione economica USA e crisi dei mutui subprime, rovesci preoccupanti delle borse internazionali, scarsità di liquidità, necessità di copertura dal rischio. Quindi tendenza degli investitori internazionali a privilegiare i titoli di stato tedeschi considerati tradizionalmente più sicuri.

Il movimento in allargamento riguarda anche altri titoli specie dei Paesi cosiddetti ‘periferici’ e non solo i titoli del nostro Paese. Tuttavia occorre anche dire che il Governo Prodi non è stato in grado di sfruttare il momento favorevole degli ultimi due anni (una certa crescita economica e un differenziale Bund-Btp sotto i 20 punti base  dell’estate scorsa) per fare riforme strutturali della spesa pubblica. In pratica questo rialzo dello spread è una chiara smentita delle tante chiacchiere sui conti pubblici che sarebbero a posto. A questo punto anche l’Italia è entrata nel mirino della speculazione internazionale. Gli speculatori hanno oggi bisogno di liquidità e quindi vendono i BOT italiani. Per iniettare più liquidità sul mercato, nei giorni scorsi, il Ministero dell’economia è intervenuto  proponendo agli investitori di acquistare alcuni Btp e Cct a 10 anni, offrendo in cambio BOT a 5 anni di nuova emissione. E’ un sostegno al mercato dei titoli di Stato.   Un report di analisi finanziaria recentemente pubblicato  afferma: “Lo svantaggio per gli italiani è ovvio: una cosa è contrarre un mutuo a dieci anni, altra contrarlo a cinque. Ma probabilmente, il nostro non-governo non può fare altro. Zitto zitto, invisibile ai media a lui servili, sta affrontando la più grave crisi finanziaria di questa generazione in stato di necessità. Per intanto, Prodi l’invisibile e Padoa Schioppa zitto-zitto se la cavano con l’espediente di dare ai creditori BOT a cinque anni al posto dei BOT a 10. La Banca Centrale Europea chiude un occhio: secondo il trattato europeo Bankitalia ha il divieto di comprare i titoli di debito dello Stato italiano (come faceva ai tempi della lira),  perché questo «inflazionerebbe la moneta comune», però è consentito che il Tesoro «aggiusti» le scadenze dei BOT come sta facendo.”

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