USA, ma qualcuno conosce i fatti storici?

Torno oggi a parlare delle falsità che a proposito dei precedenti del confronto in atto negli USA per la scelta del presidente e delle idee come dei comportamenti in passato dei due schieramenti colà contrapposti leggiamo e ascoltiamo perché, avendo spedito via mail un articolo a uno dei maggiori settimanali italiani nel quale sottolineavo che “abitualmente gli americani inviano più facilmente alla Casa Bianca un repubblicano”, ho ricevuto l’allarmata telefonata di un redattore che mi faceva rilevare come tutti, sempre abbiano detto il contrario e che, pertanto, dovevo sbagliarmi.

Ripeto, quindi, qui di seguito alcuni dati storici incontrovertibili. Pur sapendo che contro l’ideologia di sinistra e contro l’ignoranza ben poco si può fare, io spero.

1) Il partito repubblicano USA viene fondato nel 1854 da alcuni dissidenti democratici, dagli ultimi whig (esponenti di un movimento in via di dissoluzione) e da oramai antichi seguaci delle idee dell’ex segretario di Stato e presidente John Quincy Adams: principale se non unico obiettivo, abolire la schiavitù.

Il primo capo dello Stato repubblicano, eletto nel novembre del 1860, è Abraham Lincoln, la cui azione a favore dei neri non credo abbia bisogno di essere illustrata.

Il congresso che adotta il tredicesimo emendamento (quello che codifica la fine della schiavitù) alla Carta costituzionale USA è a maggioranza repubblicana.

Gli Stati del Sud che si oppongono, prima con la Guerra di Secessione e poi, assai a lungo e praticamente fino agli anni Sessanta/Settanta del trascorso Novecento evitando di applicare le disposizioni e le sentenze via via venute in essere, sono tutti e sempre retti dai democratici (per fare solo due nomi, peraltro assai significativi, i governatori George Wallace in Alabama e Orval Faubus in Arkansas).

La Corte Suprema che negli anni Cinquanta e Sessanta, ancora del Novecento, con le proprie decisioni concede ai neri e alla altre minoranze i diritti civili è presieduta e guidata con mano ferma dal repubblicano Earl Warren, già candidato alla vice presidenza con Thomas Dewey nel 1948.

L’inquilino di White House che invia la Guardia Nazionale per far rispettare negli Stati del Sud democratici le determinazioni di cui sopra è il repubblicano Dwight Eisenhower.

Il presidente che per primo incarica un nero del più importante ministero è George Walker Bush che chiama alla segreteria di Stato (Esteri) il generale Colin Powell e, nel secondo mandato, la dottoressa Condoleezza Rice.

Ciò incontrovertibilmente ricordato, tutto il mondo, stampa e politici in prima fila, ritiene che i democratici siano a favore dei neri e delle altre minoranze razziali e i repubblicani contrari.

2) Ancora a proposito di Stati Uniti e di repubblicani e democratici, un’infinità di giornalisti sedicenti conoscitori della materia vi hanno detto, vi dicono e vi diranno e hanno scritto, scrivono e scriveranno che i primi sono dei guerrafondai e che i secondi (John Kennedy, naturalmente, in testa) sono dei veri pacifisti.

Ora, guardando al Novecento, al momento in cui gli USA sono entrati in una delle molte guerre di quel terribile secolo, a quale mai schieramento politico apparteneva il presidente in carica?

Prima guerra mondiale: Woodrow Wilson, democratico, il quale, sia pure attraverso prese di posizione dei suoi collaboratori e non personalmente, nella campagna del 1916, alla ricerca di una riconferma, aveva lasciato intendere che non sarebbe mai intervenuto nel conflitto mondiale allora in atto;

Seconda guerra mondiale: sia pure dopo Pearl Harbor, Franklin Delano Roosevelt, democratico;

Guerra di Corea: Harry Truman, democratico;

Guerra del Vietnam: John Fitzgerald Kennedy e Lyndon Johnson, democratici.

Solo in occasione della guerra del Golfo il Capo dello Stato era repubblicano (Bush padre), ma quello fu un conflitto combattuto sotto le bandiere dell’ONU.

Si aggiunga che l’armistizio coreano fu concluso per volere del repubblicano Dwight Eisenhower, che aveva promesso di far cessare i combattimenti, se eletto, durante la campagna elettorale del 1952, e che il conflitto vietnamita trovo’ una sia pure ‘sporca’ soluzione ad opera del repubblicano Richard Nixon (cessate il fuoco del gennaio 1973).

Democratici, quindi, i presidenti guerrafondai – é un dato di fatto non un’opinione – ma per tutti in ogni parte del mondo é il repubblicano USA (spesso dipinto come uno sceriffo sempre pronto ad estrarre una colt) che vuole e fa la guerra e non quei santarellini dei colleghi di partito di Bill Clinton, per parte sua capace di impartire ordini di bombardamento in diverse occasioni nel corso dei suoi due mandati.

3) Come ricordato, il partito repubblicano USA viene fondato nel 1854. A partire dalle successive elezioni del 1856, quindi, si confronta con quello democratico per la conquista della Casa Bianca.

Su un totale di trentotto (quella del 2004 compresa) competizioni elettorali i suoi esponenti ne hanno vinte ben ventitre (a quindici) e i presidenti eletti appartenenti al movimento oggi di George Walker Bush sono complessivamente sedici contro i nove rivali.

Cio’ malgrado, i media, in Italia e nel mondo americanofobo, da sempre affermano e in futuro certamente continueranno a scrivere che i democratici hanno avuto e hanno un maggior seguito tra gli elettori USA.

4) A partire dalla vittoria del già in piu’ occasioni citato Eisenhower nel 1952 (fu una campagna elettorale che segno’ una svolta storicamente assai significativa perché per la prima volta praticamente dalla guerra di Secessione un candidato repubblicano riusciva a ottenere un largo, anche se non travolgente – come in seguito, per esempio, Ronald Reagan – successo negli Stati sudisti), si è andata creando una situazione tale per cui i democratici per vincere devono obbligatoriamente proporre un pretendente a White House che abbia molta voce in capitolo appunto nel Sud.

Guardando, infatti, alla carta geografica quale appare a elezione finita, gli Stati azzurri (è il colore che rappresenta i democratici) sono abitualmente quelli collocati su tutta la costa pacifica e nella parte superiore della costa atlantica. Tutti gli altri sono rossi (il colore dei repubblicani).

Ora, cosi’ stando le cose, la somma dei voti elettorali (dei delegati) alla quale hanno diritto gli Stati che votano repubblicano è tale da far trionfare appunto il candidato di quel partito.

Kennedy, Jimmy Carter e Bill Clinton – i tre democratici (Lyndon Johnson ci arrivò nel novembre 1963 a seguito della morte di Kennedy e una rielezione – la sua, nel 1964 – é molto più facilmente raggiungibile) che hanno conquistato la Casa Bianca dopo il ricordato 1952 – sono riusciti nell’impresa proprio per avere vinto in alcuni territori del Sud andando contro tendenza.

Carter era della Georgia, Clinton dell’Arkansas e il vice di Kennedy, l’or ora rammentato Johnson, un importantissimo leader politico texano.

Gli uomini del Nord o di altre parti del Paese proposti dai democratici hanno piu’ o meno largamente fallito la missione loro affidata.

Mai, infatti, un democratico del Sud accetterebbe di votare ad esempio per un John Kerry, “un maledetto snob radicale e europeizzato” (quanto di peggio agli occhi di molti texani e affini) “che, nientemeno, viene dal Massachusetts. Dio ce ne scampi!”

Se si guarda, quindi, in questo quadro, ai candidati democratici ad oggi in lizza, con difficoltà si puo’ sostenere che abbiano davvero concrete possibilità di vincere il 4 novembre 2008. Nessuno dei due possiede le necessarie caratteristiche.

Cio’ malgrado, gli stessi che a sinistra hanno sostenuto, contro ogni raziocinio e fino allo spoglio delle schede, che Kerry avrebbe trionfato nel 2004 sul secondo Bush, nulla avendo ragionato al riguardo, scrivono e scriveranno che la vittoria sarà democratica.

Che dire se non, ribadendo quanto esposto in premessa, che i fatti e la storia non contano!!!!

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