I motivi per dire “no” a Walter

Dodici motivi per non votare Veltroni.

Uno

Perché, per grandi linee, il suo programma è molto simile a quello dell’ormai defunta Casa delle Libertà e, come dice Fini, “è meglio l’originale della fotocopia”.

Due

Perché è difficile che mantenga un programma uno che ha detto che si sarebbe ritirato a vivere in Africa, ed invece sta ancora qui, dopo aver trasformato – forse per non tradire del tutto la sua parola – la capitale d’Italia da lui amministrata in una sorta di foresta nera.

Tre

Perché ha detto di non essere mai stato comunista ed allora spiegateci perché uno che non vuole Berlusconi, dovrebbe votare per uno che non è mai stato comunista. Ed allora cosa è stato? Buddista? Khomeinista? Licantropo?

Quattro

Perché se uno non è mai stato comunista, ma ha diretto l’Unità (dando vita peraltro all’iniziativa geniale di allegare un film al quotidiano) rischia di essere come il personaggio interpretato da Alberto Sordi in “Troppo Forte”, quello che un giorno è avvocato e il giorno dopo pensa di essere coreografo. Che figura faremmo se arrivasse Sarkozy a palazzo Chigi e Veltroni fosse convinto di essere un regista e – soprattutto – di non essere mai stato premier?

Cinque

Perché giusto ieri, su Radio Uno, parlando di politica estera ha detto che punterà tutto sulla multilateralità: non abbiamo capito bene cosa intendesse, ma sospettiamo che significhi andar d’accordo con tutti, continuando – di conseguenza – a far entrare tutti sul nostro territorio. E, magari, anche a vendere le armi a chiunque ne avesse bisogno per una guerra. Il tutto, ha aggiunto, rimanendo amici degli americani. I quali, però, sulla carta sembrano molto meno multilaterali di noi.

Sei

Perché ha rilanciato il tema dei Di.co., dimenticando di proposito quanto sia ferma sulle proprie posizioni la Binetti. E più generale, mettendo insieme il diavolo e l’acqua santa, ha creato i presupposti per una coalizione che non potrà reggere a lungo.

Sette

Perché ha amministrato per sette anni la città di Roma, fregando i romani con i giochi circensi: a livello di spettacoli, ha fatto di tutto, a parte riaprire il Colosseo e metterci i cristiani da dare in pasto ai leoni. Magari avrebbe fatto pure questo, se il Vaticano non fosse stato così vicino. Il giudizio più significativo su Veltroni-sindaco, però, arriva dall’amico fraterno (nonché testimone di nozze) Francesco De Gregori: “ha nascosto la spazzatura sotto il tappetino”.

Otto

Perché vuole dare mille euro ai lavoratori precari, dimenticando che a quella cifra non arrivano nemmeno molti che hanno il contratto a tempo indeterminato. Risultato, i precari non avranno mai mille euro al mese e rimarranno tali, cioè precari, per sempre.

Nove

Perché è uguale a Berlusconi, con la sola – sottilissima – differenza che uno fa il “fico” con i soldi suoi e l’altro no. Uno ha tv e giornali, l’altro fa piani regolatori graditi agli editori.

Dieci

Perché è buono e noi siamo un paese di mariuoli: dunque, come premier, abbiamo bisogno di un poco di buono.

Undici

Perché conosce il nome, il cognome e lo stato famigliare di oltre cento giornalisti, mentre di me non sa nemmeno che esisto. Ed un po’, come si dice a Roma, rosico.

Dodici

Perché se vince le elezioni, dopo deve fare il premier e non può – di conseguenza – fare il ministro della cultura. Se invece vince Berlusconi, fa le larghe intese e piazza Veltroni ad occuparsi di spettacoli, settore nel quale ha dimostrato di essere di gran lunga il migliore. E stavolta non è una presa in giro, ma una ferma convinzione.

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2 comments for “I motivi per dire “no” a Walter

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