“Tesoretto” o “Buco annunciato”?

La parola “Tesoretto” è un vezzeggiativo  entrato a far parte del lessico giornalistico politico italiano nel 2007. E’ stato utilizzato per la prima volta dal Ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa nel marzo 2007 per indicare l’extra-gettito fiscale derivante da entrate fiscali superiori alle previsioni fatte nella Finanziaria. Questo extra-gettito deriverebbe da una crescita economico-produttiva nell’anno 2007 (ciclo economico internazionale  positivo) e da un certo ricupero dell’evasione ed elusione fiscale.

Il Governo Prodi, oggi in carica per gli affari correnti, vorrebbe utilizzare questo tesoretto per sgravi tributari alle famiglie a più basso reddito; i sindacati per sgravi tributari sui lavoratori dipendenti.

La politica si è scatenata: chi vuole usare i soldi in più per le imprese, chi vuole darli ai lavoratori, chi tira il freno in attesa di sapere quanto potrà essere distribuito.

La Commisione Europea chiede invece, giustamente, di destinarlo al risanamento del debito.

La Corte dei Conti richiama l’attenzione del Governo e delle forze politiche e sindacali sulla non prospera situazione economica, con un debito pubblico molto alto, un’industria in sofferenza e una preoccupante carenza di interventi strutturali.

A questo punto però  uno si domanda: questo tesoretto c’è o non c’è? e se c’è, quanto ammonta questo tesoretto?  I sindacati e autorevoli esponenti del governo in carica, parlano di circa 10 miliardi di euro.  Invece il Ministro dell’Economia , Tommaso Padoa Schioppa, in un primo momento dichiara che il tesoretto addirittura non c’è; poi di fronte all’ondata di reazioni e critiche, afferma che, oggi, non è in grado di dare una risposta precisa, rinviando la risposta alla conoscenza dei dati della Trimestrale di cassa di fine marzo.

Nel frattempo la spesa pubblica è continuata ad aumentare ed oggi è oltre il 51% del PIL.

Occorre ricordare che negli ultimissimi mesi di fine anno 2007 ed inizio 2008 c’è stato senza alcun dubbio un rallentamento dell’economia  che fa modificare  le stime per il 2008.

Il quarto trimestre del 2007 si è chiuso con un PIL al di sotto dello zero (meno 0,1% rispetto al trimestre precedente). La produzione industriale è scesa a dicembre dello 0,5 %  rispetto a novembre e del 4% su base annua.

L’ultima Finanziaria, approvata nel dicembre scorso, aveva ipotizzato aumenti del PIL tra l’1,5% e l’1,7%.; invece elaborazioni più recenti parlano di aumenti inferiori , intorno all’1%, con alcuni istituti econometrici internazionali addirittura dell’0,5%.

La stessa Commissione Europea comincia a dubitare sui tempi previsti dal nostro Paese per raggiungere il pareggio di bilancio.

Ora ci troviamo di fronte ad un rallentamento dell’economia internazionale (specie americana) e interna, ed anche all’esaurimento degli effetti positivi derivanti dai vari condoni e concordati. Non dimentichiamo che il boom delle entrate  2007, come ci spiega la stessa Bankitalia, è “una tantum”, quindi destinato a scomparire.

Inoltre c’è il grande problema del contratto del pubblico impiego. I sindacati già chiedono circa 7 miliardi di euro.

A questo punto, un certo pessimismo comincia a diffondersi e, a proposito delle promesse e dei programmi elettorali dei partiti, qualcuno scrive: “Sarebbe sbagliato e controproducente peccare ancora di ottimismo e promettere molto più di quanto si potrà poi mantenere”.   Alcuni commentatori economici sono pessimisti. Giuseppe Pennisi su Italia Oggi afferma: “E’ più realistico parlare non di presunto “tesoretto” ma di “cronaca di un buco annunciato” piuttosto che di un “tesoretto”. A quanto ammonta il “buco annunciato”  Le mie stime lo pongono tra gli 8 e i 12 miliardi: con un margine di errore del 50%, restiamo nell’ordine di almeno 4-6 miliardi”.

Il Sole-24 Ore, poi in questi giorni, con un articolo di Luigi Lazzi Gazzini, ha provocato una vera tempesta rivelando che nel 2008 c’è già un buco di sette miliardi  dovuto a impegni di spesa non coperti.

In sostanza i partiti, se vogliono essere credibili con i programmi e le promesse elettorali,  devono affrontare seriamente i tagli della spesa pubblica.

La  nostra  situazione  debitoria  è  enorme, accumulata  soprattutto  negli  anni  ’80  e  primi  anni  ’90. Per questo la riduzione del rapporto Debito / PIL deve puntare su aumenti significativi di avanzi primari annuali.

Il  punto  di  attacco  non  può  che  essere  quello  del  rigore  e  della riduzione della  spesa  pubblica  (al netto della spesa per investimenti e per interessi sul debito), ad esempio, dell’1% all’anno (5%  in cinque anni).

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