Rifiuti: ci sono “tante altre Napoli”, pronte a esplodere

Il problema dei rifiuti non esiste solo a Napoli e in diverse provincie della Campania.

La situazione dei rifiuti in molte regioni d’Italia non è rosea, come sembra o come è stato dipinto. Infatti dalla Unione Europea è stata avviata una nuova procedura di infrazione per le troppe discariche abusive in tutto il Paese con il rischio di pesanti sanzioni. D’altra parte l’Italia si porta dietro una tradizione di mancato rispetto delle direttive comunitarie in materia.

Il Presidente della Corte dei Conti, in questi giorni, ha dichiarato che l’emergenza rifiuti ha rappresentato uno dei “casi esemplari di cattiva gestione delle risorse”, ma ha anche evidenziato che la logica dell’emergenza ha spinto Regioni, Comuni e Province a «limitarsi a esprimere le preoccupazioni ambientali delle popolazioni, in funzione spesso esclusivamente antagonistica», facendo perdere agli enti locali, «le capacità tecniche necessarie per affrontare l’ordinaria gestione».

Dai dati dell’Apat (Agenzia governativa per la protezione dell’ambiente) elaborati in base al rapporto tra produzione, capacità di smaltimento, modernità e numero degli impianti risulta che nel nostro Paese il numero dei termo-valorizzatori attivi si aggira su 50 circa, con una capacità di smaltimento media di 100 mila tonnellate l’anno, quindi in tutto il territorio italiano esiste una capacità di bruciare di circa 5 milioni di tonnellate di spazzatura.

Lo scorso anno invece la produzione di rifiuti si è aggirata su 4,4 milioni circa. A questo punto è necessario precisare che in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, cè un reale sottoutilizzo degli impianti, mentre nelle altre regioni tutti gli impianti esistenti lavorano già a pieno ritmo, anzi anche oltre, quindi le situazioni critiche sono numerose.

Tutto il Centro-Sud è a fortissimo rischio di scoppiare. In Sicilia e Calabria, secondo Legambiente, 7 comuni su 10 rischiano la paralisi, soprattutto a causa della cattiva gestione degli impianti. Anche le Marche, le Puglie, gli Abruzzo sono vicini all’emergenza, anche perché il rapporto tra rifiuti smaltiti e rifiuti prodotti è già inferiore all’unità.

Lo stesso dicasi per il Lazio e la stessa città di Roma, dove le discariche sono gà piene  e i termovalorizzatori sono chiaramente insufficienti.

La stessa Milano che prevede 500 mila tonnellate in più di rifiuti da smaltire da qui al 2011 ogni anno, non puo’ rimanere ferma. Ed infatti nei giorni scorsi da parte della Regione, Provincia e Comune è stato approvato un accordo per la realizzazione di un nuovo termovalorizzatore. Il tavolo tecnico istituito tra i tre Enti locali, come è stato detto dall’Assessore comunale, ha lo scopo innanzi tutto di determinare la quota di rifiuti da smaltire, tenendo presenti quattro punti: la riduzione della produzione di rifiuti; l’aumento della percentuale di raccolta differenziata; determinare la quota da termovalorizzare; le nuove tecnologie che garantiscono uno smaltimento dei rifiuti più efficiente e in completa sicurezza.

Abbandonate le vecchie discariche di pura raccolta, il termovalorizzatore è un impianto che ha lo scopo di ottenere la migliore valorizzazione energetica dei rifiuti, cogenerando sia energia elettrica che calore.

Non a caso, come si legge su un opuscolo divulgativo della società Amsa di Milano, “Paesi  del centro-nord Europa come l’Olanda, la Germania, la Danimarca e la Svezia, tecnologicamente avanzati  e caratterizzati da un’attenzione particolare alle politiche per l’ambiente, si servono del processo di termovalorizzazione per trattare i propri rifiuti”.

Quello che ancora una volta ci ha stupito è la contrarietà al sopracitato accordo da parte della sinistra milanese e lombarda (Verdi; PRC) e i dubbi e le perplessità dello stesso Partito Democratico. Il problema ora è del Presidente della Provincia di Milano, Penati, che dovrà fare i conti con la sua maggioranza politica da sempre ostile ai termovalorizzatori.

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