Salviamo Malpensa

Con la crisi del Governo, il futuro dell’Alitalia rimane ancora incerto e nel frattempo aumenta di pari passo il pressing del “fronte del Nord” costituito dagli Organi istituzionali locali (Regione, Provincia, Comune) e dalle Associazioni imprenditoriali lombarde.

In sostanza il mondo imprenditoriale e politico lombardo chiede al governo impegni precisi sul futuro di Malpensa, il cui declassamento  rischia di avere effetti molto negativi sull’economia del Nord Italia.

Si dice: “Malpensa è strategica non soltanto per i cittadini e le imprese italiane che devono recarsi all’estero, ma anche per far arrivare nel nostro paese operatori e investimenti esteri. Non si può pensare che Milano, la Fiera, il sistema produttivo, commerciale, turistico e culturale non abbiano collegamenti diretti con il resto del mondo che conta”. “Malpensa non può essere abbandonata e declassata, non ce lo possiamo permettere. Il piano attuale prevede una riduzione di due-terzi dei voli, perdendo 8 milioni di passeggeri nell’arco di pochi mesi; non è possibile in un territorio in cui la domanda è in crescita”.

La penalizzazione di Malpensa costerebbe la bellezza di circa 8 mila posti di lavoro e un danno stimato in diversi miliardi di euro. Precisamente verrebbero tagliati, per i prossimi tre anni, “44 mila voli in partenza da Malpensa”. “Già oggi gli imprenditori italiani, secondo Formigoni, non sanno come andare in Cina poiché non ci sono voli per Pechino e Shangai. E gli americani diranno che per le sfilate andranno a Parigi e non più a Milano”.

Un vero collasso per il Nord Italia, proprio nel momento in cui finalmente partono importanti infrastrutture stradali e ferroviarie, Pedemontana, Brebemi e alta velocità.

Lo scalo di Malpensa, a cavallo degli anni ‘80 e ‘90 era stato progettato in maniera del tutto indipendente e svincolata da Alitalia. Però il piano originario prevedeva una serie di collegamenti stradali e ferroviari adeguati  e la gestione in una unica società del sistema aeroportuale lombardo (Malpensa, Linate e Orio al Serio), con l’assegnazione di funzioni diverse agli scali di Linate (city airport per voli con raggio di 500 km) e per quelli “minori”come Orio al Serio (voli charter).

La realtà che si è sviluppata in questi anni è stata però diversa, anche per carenza di coordinamento delle varie iniziative e di preoccupanti ritardi realizzzativi.

Ad esempio, la struttura di Malpensa è stata inaugurata senza adeguati collegamenti stradali e ferroviari; gli scali di Linate e Orio al Serio si sono sviluppati in modo autonomo; le nuove realtà aeroportuali di Venezia, Verona, Trieste e Brescia Montichiari, invece di essere scali complementari, sono diventati concorrenti.

Per questo prima di rivedere ed aggiornare il piano Malpensa bisognerà riconoscere una realtà profondamente mutata (concorrenza di circa altri cinque scali nel Nord; perdita del bacino di utenza del Nord Est ed in parte anche del Piemonte).

A questo punto, secondo noi, è purtroppo quasi certa l’acquisizione di Alitalia da parte della compagnia francese Air France-Klm. La preoccupante inerzia del governo nazionale nella intera vicenda e l’aver poi affidato al management di una azienda in fallimento il compito di trattare la vendita (in questo caso uno è interessato solo a fare cassetta finanziarmente) ha fatto il resto.

Una proposta minima e immediata per salvare Malpensa è senza alcun dubbio quella  di ottenere una moratoria (o sospensiva) di tre anni per preparare Malpensa alla sostituzione di Alitalia con un’altra compagnia., così come è stato fatto da Air France quando acquisì il controllo della compagnia di bandiera olandese Klm e concesse all’aeroporto di Schipol cinque anni per adeguarsi.

Inoltre occorre separare le sorti di Malpensa da quelle di Alitalia

Noi crediamo che sia possibile trovare nuovi vettori disponibili a operare direttamente dallo scalo varesino. Una questione importante sono gli “slot” in possesso di Alitalia. C’è il timore che le bande orarie cedute da Alitalia vengano acquisite da una pluralità di compagnie aeree disperdendosi in mille rivoli, mentre occorre offrire a gruppi realmente interessati il pacchetto delle rotte lasciate libere da Alitalia. Ryan Air, AirOne e Lufthansa  si sono mostrate già interessate

Non vorremmo invece che l’obiettivo di Air France fosse quello di trasferire tutto nello scalo di Parigi sfruttando così il ricco mercato del Nord Italia.

In sostanza non bisogna far patire a Malpensa le conseguenze della cattiva gestione di Alitalia. Come ha detto recentemente lo stesso Ministro per le Infrastrutture  Di Pietro: “ E’ un’azienda che perde un milione di euro al giorno: se deve fallire fallirà, se deve essere venduta la venderemo. Ma se per vendere Alitalia si dovesse giungere al compromesso di sacrificare Malpensa, allora, questo sarebbe un danno peggiore del male”.

Qualcuno (vedi L’Opinione) si è domandato: questo “fronte imprenditoriale del Nord” è una cosa seria  e non una sorta di bolla di sapone, così come ha dimostrato di essere in altre occasioni. Dal dire al fare c’è di mezzo il mare, quando si parla di imprenditori. Finora, per la verità, hanno preferito guardare altrove e disinteressarsi del caso Alitalia e, quindi, di Malpensa. Del resto, i gruppi dell’imprenditoria e della finanza hanno, da sempre, preferito investire nell’editoria e diventare soci di banche, anziché fare investimenti in settori dove lo Stato ha fallito. Per intenderci, più che il Nord che si oppone alla cessione di Alitalia al gruppo franco – olandese Air France –Klm, è la regione Lombardia che è scesa sul piede di guerra.”

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