Presidenziali USA: una possibile rivoluzione

Il sistema elettorale americano, la lunga corsa che porta alla conquista della Casa Bianca, è in qualche modo cristallizzato da poco meno di un secolo, dal momento in cui nel 1912 i repubblicani per primi introdussero, anche e sia pure parzialmente, a livello nazionale il meccanismo delle primarie per la scelta dei candidati.

Da allora, i pretendenti vengono in tal modo selezionati anche se in alcuni casi (l’ultima volta nel 1968 allorquando nessuno era riuscito a prevalere in casa democratica prima della Convention ragione per la quale alla fine fu scelto in quella sede Hubert Humphrey che neppure aveva partecipato alle primarie) il sistema ha evidenziato qualche piccola falla.

Oggi, in vista delle elezioni del 4 novembre 2008, una vera, possibile rivoluzione. A poterla determinare, il referendum indetto in California per il 2 di giugno. A quella data, il popolo del più importante e abitato Stato degli USA sarà chiamato a una scelta cruciale e, appunto rivoluzionaria. La proposta di legge in ballottaggio, infatti, prevede che, da subito dopo, i cinquantacinque delegati che lo Stato ha diritto di nominare non vengano più attribuiti tutti al candidato che vince il voto popolare (come finora e come succede in tutti gli altri territori con l’eccezione del poco importante Maine) ma proporzionalmente al totale dei voti riportati.

Un piccolo, necessario passo indietro per meglio chiarire: il presidente americano NON viene eletto (per quanto così si dica e sembri) “il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre dell’anno bisestile”. In quella occasione, Stato per Stato, vengono scelti i delegati – i cosiddetti ‘Grandi Elettori’ – collegati ai concorrenti in corsa che, dipoi, formalmente radunandosi, voteranno il capo dello Stato. In buona sostanza, si tratta di una elezione di secondo grado mascherata (visto che i delegati, in seguito, non fanno che uniformarsi ai propri impegni) da elezione diretta.

Ora, se il progetto di cui si è parlato dovesse prevalere, con assoluta certezza, senza ombra di dubbio, la Casa Bianca sarebbe ancora repubblicana.

Difatti, col sistema in essere, quasi sempre (l’ultimo repubblicano a voncere colà fu Ronald Reagan), tutti i delegati californiani vengono assegnati ai democratici ma con quello alternativo almeno una ventina tra essi passerebbero ai repubblicani e dappoiché è praticamente impossibile per i democratici un recupero di così ampia portata altrove (in Stati nei quali il meccanismo che prevede che “il vincitore si prende tutto” continuerà a esistere) Hillary Rodham Clinton o chi al suo posto sarà condannato a sicura sconfitta.

Ci si può chiedere come sia possibile che una tale proposta sia stata avanzata in California soltanto e non nell’intero Paese, ma gli USA sono un Stato federale nel quale in queste materie ciascun territorio aderente è padrone di adottare le leggi che preferisce.

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