Libertà di velo

In Turchia, specie dopo la recente grande vittoria del partito islamico moderato, il premier Erdogan quanto il neo-Presidente della Repubblica Gul vogliono eliminare l’attuale divieto, esistente fin dai tempi di Ataturk,  per le donne di portare il velo negli edifici pubblici (scuole ; università; ospedali; ecc. ) . Molto probabilmente questa decisione riaprirà lo scontro con i vertici militari delle forze armate, da sempre ferrei custodi della laicità dello Stato.

Secondo noi i divieti di mettere il velo (Turchia) oppure l’obbligo di metterlo (imposto dagli ayatollah di Teheran) sono entrambi sbagliati. Per noi  è una semplice questione che va lasciata alla libera scelta individuale.

Già qualche anno fa su Cartalibera era stato affrontato questo problema  (si veda Cartalibera del 5 ottobre 2004: “La legge francese sull’esibizione dei simboli religiosi e la questione del burqa”) con un articolo nel quale si  criticava apertamente la legge approvata in Francia che proibiva e proibisce l’esibizione e l’ostentazione dei simboli religiosi nelle scuole (il velo islamico come il “chador” o lo “hijab”, il “kippah” ebraico, il turbante dei sikh o i crocefissi) .

Secondo i legislatori francesi il potere pubblico deve essere estraneo alla religione, che deve rimanere una questione privata ed interiore; la legge sarebbe quindi una garanzia per l’eguaglianza e la libertà dei cittadini.
Da laici e liberali convinti, ci sembra invece che questa legge sia sbagliata e poco liberale, per niente rispettosa delle convinzioni, delle culture e delle idee altrui; una legge eccessivamente laicista.

Sarebbe una cancellazione delle varie identità religiose, con rimozione di altre espressioni culturali. Qualcuno, giustamente, ha parlato di fondamentalismo laicista, di divieto, alla maniera talebana.

Per fortuna nel nostro Paese nessuno, finora, ha sollevato tale problema o espresso l’intenzione di imitare tali divieti. Importante che non ci siano degli obblighi o delle imposizioni di portare il velo, ad esempio  per le donne mussulmane.

Ovviamente tali copricao (chador, veli o turbanti) sono ammessi, in ossequio alla libertà religiosa, purchè i tratti del volto siano ben visibili. La riconoscibilità delle persone è una garanzia di tipo liberale.

Detto questo,  c’è però un particolare da ricordare. Come ha scritto Il Sole-24 Ore (20 settembre). “ Erdogan non ha parlato del fatto che tale libertà dovrà valere anche per le altre confessioni religiose in senso di reciprocità: oggi in Turchia preti e suore cristiani non possono indossare in pubblico abiti talari (veli, appunto per le suore) che richiamino l’appartenenza religiosa. Allora se il Governo turco vuole veramente aprirsi a una Costituzione più europea e meno legata a un secolarismo dei primi del ‘900, non tralasci la libertà per le altre confessioni. Altrimenti ci sarà “un laicismo a senso unico” a favore della comunità islamica, un rischio evidente in un Paese al 99,9% mussulmano”.

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