Cinquanta ragioni per odiare i francesi

Se avesse vinto Segolène Royal, non mi sarebbe dispiaciuto troppo: avrei almeno potuto continuare a detestare i francesi in modo integrale. Non tutti, d’accordo, ve ne sono di deliziosi, e la stessa vittoria di Sarkozy (però non a caso figlio di ungheresi) ci ricorda di non mai generalizzare.

Per chi avesse comunque dei dubbi sulle caratteristiche predominanti di questo popolo, consiglio la lettura di un libro assai utile anche perché ci evidenzia come le ragioni per le quali disprezziamo i francesi sono le stesse per le quali ci diciamo liberali.

Il libro si chiama “50 ragioni per odiare i francesi”, ed è stato scritto da due storici americani. Tutti gli storici hanno buone ragioni per detestare i francesi, ma gli americani ne hanno di più: l’invidia ed il complesso di inferiorità dei transalpini per chi può davvero vantare la propria “grandeur” li hanno trasformati nel popolo più antiamericano al mondo. Molte di queste ragioni le conosciamo, ma il libro le documenta per bene: la presunzione dei francesi, il loro scarso amore per l’igiene, il “bluff” dei loro vini (già nel 1976 un blind test effettuato proprio da sommelier francesi aveva decretato la supremazia dei vini californiani), l’antisemitismo, lo sciovinismo, la ipocrisia del loro terzomondismo, l’insipienza militare pari solo all’irriconoscenza verso i loro liberatori, gli orrori della Rivoluzione Francese, la vacuità di buona parte della loro “alta cultura” (molto spassose alcune recensioni di film di Godard), le truffe farmacologiche che hanno governato il Tour de France, e così via. Alcune informazioni aggiuntive su due “miti” della gauche, Francois Mitterrand e Josè Bovè, il capo dei “contadini no-global” valgono però da sole comunque l’acquisto.

Tutto quello di infame che su Mitterrand si sa, o si mormora, qui è ricordato. Se oggi la Francia è considerata, da “Transparency International, il paese più corrotto d’Europa, con un voto pari a quello del Botswana, in gran parte il merito è suo. La tangentopoli italiana è acqua fresca in confronto a quello che un giovane magistrato, Eva Joly, scoprì accedendo ai conti segreti della Elf. La differenza con l’Italia è che, dopo due “suicidi” eccellenti, quello di un ex primo ministro (Pierre Beregovoy) e del capo della sicurezza di Mitterrand, e dopo varie minacce, la Joly non è finita in Parlamento come Di Pietro, ma in Norvegia a fare da consulente ad un governo evidentemente meno minaccioso. Di Mitterrand si ricorda che nominò Primo Ministro una donna, Edith Cresson. presto dimostratasi la più inetta e corrotta di tutti i primi ministri fino allora succedutisi, e rapidamente destituita, semplicemente perché era le sua amante del momento.  Di lui si ricorda il passato a fianco dei nazisti, che gli valse la massima onorificenza del regime collaborazionista di Vichy, la “Francisque”, il sospetto che fosse diventato subito dopo, per rifarsi una verginità, una spia dei sovietici, la documentata sua invenzione di un attentato ai suoi danni da parte dell’OAS (gli estremisti contrari all’abbandono dell’Algeria), rivelatasi una sua messinscena, il suo ruolo di grande regista della commistione tra politica e affari e di probabile mandante di più di un omicidio. Ciò che è più sconcertante, però è forse la rivelazione di una torbida infatuazione erotica nientemeno che per Margaret Thatcher: di lei disse “Mi affascina: ha gli occhi di Stalin e le labbra di Marylin Monroe”. Uno che pensa una cosa simile era indiscutibilmente capace di tutto.

Rispetto a Josè Bovè, scombinato rivoluzionarietto di professione assurto a idolo no-global dei sempliciotti e della stampa radical-chic per la sua battaglia contro i Mc Donalds, si dicono molte cose gustose. La storia del suo arresto dopo che aveva distrutto con un trattore un fast food è soprattutto utile per capire come funziona il sistema-Francia: convinto di essere assolto in Tribunale, fu invece condannato a tre mesi di carcere, tra le proteste della stampa progressista. Perché fu condannato? Per avere distrutto una proprietà privata, o per avere incitato criminalmente a mettere bombe nei ristoranti Mc Donalds (qualcuno seguì il suo consiglio mesi dopo, a Dinan, assassinando un gestore)? Macchè: lo fu per avere creato un sindacato separatista rispetto a quello istituzionale degli agricoltori francesi, mandante e complice della più grande rapina ai bilanci della UE che la storia ricordi. “Un sindacalista in prigione non è mai bello a vedersi, ma almeno adesso rifletterà sulla opportunità di mettersi d’accordo con noi” disse il vicepresidente del sindacato stesso, anticipando il verdetto.

Altre e quasi tutte ragionevoli motivazioni completano l’opportuna pubblicazione (moderatamente dissentiamo da certi giudizi su De Gaulle e, soprattutto, sui formaggi): non troverete peraltro la cinquantunesima (last but not least se mai ve ne fu una) ragione per detestarli, ma per quella basta comprare la anch’essa appena uscita biografia di Materazzi.

4 comments for “Cinquanta ragioni per odiare i francesi

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