Grottesco e surreale

Di fronte all’ondata di anti-politica di queste ultime settimane, il governo ha pensato di rispondere con una proposta riguardante i costi della politica.

Venerdì 28 pomeriggio, il Ministro per il Programma, Giulio Santagata, il braccio destro di Prodi, sceso in sala stampa, riferisce che il Consiglio dei Ministri aveva appena approvato una dichiarazione che impegna il governo a operare nei confronti del Parlamento per una riduzione drastica del numero dei parlamentari: 315  per la Camera e 200 per il Senato.

Alcuni minuti dopo il presidente della Commissione Affari costituzionali di Montecitorio, Luciano  Violante, smentisce apertamente il ministro Santagata affermando innanzi tutto che il tema della riduzione del numero dei parlamentari è di competenza esclusiva del Parlamento; inoltre ricorda che esiste già un testo base messo a punto dopo mesi di lavoro bi-partisan, dove le cifre sono notevolmente diverse: 500 deputati e 250 senatori.

Mezz’ora dopo sul sito ufficiale del governo viene pubblicata un’altra version: “Il governo auspica una riduzione dei parlamentari in questi termini : 450 deputati e 200 senatori”.

Ora al di là delle cifre ballerine e delle affermazioni e delle smentite nel giro di qualche ora, questa proposta governativa è solo fumo negli occhi per la pubblica opinione perché per essere approvata tale proposta richiede una riforma costituzionale, quindi due passaggi parlamentari (con maggioranze qualificate) per ogni ramo del parlamento (Camera e Senato).

Nella scorsa legislatura il governo Berlusconi aveva già approvato una riforma costituzionale che riduceva drasticamente il numero dei parlamentari, rafforzava i poteri del Presidente del Consiglio (Premierato), modificava sensibilmente le funzioni della Camera e del Senato, quindi superava il bicameralismo perfetto.

Tale riforma è stata aspramente criticata, strumentalizzata,  demonizzata, dall’opposizione di sinistra di allora ed anche dalla cosiddetta grande stampa indipendente. Su certi aspetti della riforma si era parlato addirittura di “anticamera della disgregazione dello Stato”;  il premierato  avrebbe creato una “deriva plebiscitaria” e la “dittatura del premier”, si era parlato di “sfascio”. Di fronte a questa vera e propria  campagna di delegittimazione e falsificazione dei contenuti,

il referendum confermativo è stato poi bocciato, affossando la riforma della Casa delle Libertà.

Per questo l’attuale proposta di riduzione dei parlamentari, fatta da un governo che detiene il record storico di ministri e sottosegretari (sono 102) è un po’ grottesca e surreale, come qualcuno ha scritto.

Il governo Prodi , se vuole dare un segnale preciso sui costi della politica, perchè non riduce a metà l’attuale numero di ministri e sottosegretari  ? Questo si può far subito senza riforme costituzionali.

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