Lasciamo fallire Alitalia

La crisi di Alitalia è l’esito inevitabile dell’azione di una classe politica del tutto indifferente, se non ostile, al mercato e alle sue logiche, che trova la sua massima espressione nel governo attuale.

Ricapitoliamo. Dopo 10 anni di bilanci in perdita, oltre 3,5 miliardi di iniezioni di capitale per ripianare le perdite, innumerevoli “piani di risanamento” e cambi di amministratori e, da ultimo, un farsesco tentativo di messa in vendita della società che ha visto il progressivo ritirarsi di tutti i possibili compratori, la soluzione del governo è il taglio dei voli su Malpensa (gli intercontinentali, ma non solo) e l’arroccamento su un unico hub a Roma-Fiumicino, naturalmente accompagnato dall’ennesima ricapitalizzazione – semprechè la Commissione europea permetta un ulteriore aiuto di Stato in spregio alle norme sulla concorrenza.

Non c’è dubbio, lo dicono i numeri, le rotte più redditizie e il bacino di utenza più ricco orbitano intorno a Malpensa. Insomma la logica di impresa suggerirebbe semmai una strategia opposta, ma ad Alitalia, o meglio al suo azionista, cioè il governo, questo poco importa. Importa invece favorire le clientele politiche e sindacali romane. La stragrande maggioranza dei dipendenti sono infatti romani – e gli impegni di trasferimento del personale a Milano per ridurre i costi occupando posti con passeggeri paganti, anziché con dipendenti in trasferta, sono rimasti sulla carta.

Lo sforzo comune delle istituzioni milanesi e lombarde per difendere Malpensa è stato lodevole, ma vano. Qualcuno sta già cercando di farlo passare come una difesa campanilistica.

E’ giunto il momento di dire chiaramente che non è una partita fra Milano e Roma, ma fra il mercato e l’intrusione della bassa politica nell’economia, che porta alla distruzione di denaro pubblico, che è di tutti gli italiani.

Alitalia deve essere lasciata fallire. Nessun investitore serio può comprare la compagnia accettando i vincoli sulla gestione che ha posto il governo ed i veti sindacali, finalizzati a mantenere inalterata un’organizzazione romanocentrica e inefficiente. Solo il fallimento può rescindere questi vincoli, eliminati i quali potrà nascere un nuovo vettore (come è già accaduto con le compagnie di bandiera di altri Paesi europei) o potranno arrivare altre aerolinee per gestire le rotte più profittevoli. Il mercato consentirà sia di soddisfare meglio l’utenza del Nord, che esprime una domanda assai appetibile, che di evitare il perpetuarsi della distruzione di denaro pubblico. Infine, il fallimento di Alitalia sarebbe un “buon esempio” per le tante società pubbliche mal gestite, a livello centrale e locale.

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