Veltroni copia Berlusconi?

Sul “Corriere della Sera” di martedì 24 luglio, è apparso un lungo articolo di Walter Veltroni, nel quale il candidato alla presidenza del Partito Democratico  ha esposto dieci punti programmatici (riforme) per cambiare il Paese.

Abbiamo letto questo elenco di  riforme, e a dir la verità, ci siamo anche stupiti. L’abbiamo riletto e ci siamo detti: ma questo Veltroni, venendo a Milano, ha copiato da Berlusconi.

Quali sono le riforme che Veltroni ha indicato? Per maggior chiarezza elenchiamole:  1) Superare il bicameralismo perfetto, quindi modifica delle funzioni della Camera e del Senato; 2) Drastica riduzione del numero dei parlamentari; 3) Riformare la legge elettorale per ridurre la frammentazione partitica e favorire il bipolarismo; 4)Rafforzare la figura del Presidente del Consiglio (Premierato); 5) Rafforzare le garanzie nel sistema maggioritario  e bipolare; 6) Completare la riforma federale dello Stato, a cominciare dal federalismo fiscale e dalle forme di autonomia che avvicinano le regioni a statuto ordinario alle autonomie speciali; 7) Corsia preferenziale per approvare i ddl governativi;  8) Escludere la costituzione di gruppi che non corrispondano alle liste presentate alle elezioni e rivedere le norme sul finanziamento pubblico dei partiti; 9) Attuare l’articolo 51 della Costituzione, prevedendo almeno il 40% di candidati donne e di capilista donne; 10) Riconoscere il voto ai sedicenni per le elezioni amministrative.

Da questo sintetico elenco appare chiaro che la maggior parte dei dieci punti della proposta Veltroni  sono gli stessi contenuti nella riforma costituzionale  approvata dal Governo Berlusconi.

Una riforma costituzionale che era stata aspramente criticata, strumentalizzata,  demonizzata, dall’opposizione di sinistra di allora ed anche dalla cosiddetta grande stampa indipendente. Su certi aspetti della riforma si era parlato addirittura di “anticamera della disgregazione dello Stato”;  il premierato  avrebbe creato una “deriva plebiscitaria” e la “dittatura del premier”, si era parlato di “sfascio”. Di fronte a questa vera e propria  campagna di delegittimazione e falsificazione dei contenuti, il referendum confermativo è stato poi bocciato, affossando la riforma della Casa delle libertà.

Ora Veltroni, con un voltafaccia che ha dell’incredibile, sostiene tesi che, un anno fa, la sua parte politica aveva demonizzato. D’altra parte Veltroni (“Nutella”) non è nuovo a queste capriole. Dopo essere stato per anni responsabile della Federazione Giovanile Comunista, ha poi dichiarato che non era mai stato comunista (!!!).

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