Dirigismo. Altro che liberalizzazioni

Sul Decreto Bersani (le cosiddette liberalizzazioni) e sul DdL Lanzillotta (servizi pubblici locali) siamo già intervenuti con precedenti articoli (Si vedano a questo proposito “Semplificazioni e regolamentazioni più che liberalizzazioni”; “Quando le liberalizzazioni dei servizi pubbli locali ?”).

Su entrambi gli argomenti avevamo espresso, a tempo debito, diverse osservazioni critiche.

Sul primo Decreto  Bersani avevamo detto fin da subito che le liberalizzazioni di Bersani erano più di facciata che di sostanza. Nonostante la massiccia propaganda elogiativa del Governo e di alcuni grandi organi di stampa nazionali, ad una lettura più approfondita, non era tutto oro quello che luccicava, alcuni punti del decreto  erano delle semplificazioni oppure delle  regolamentazioni; in alcuni casi  contenevano addirittura dei vincoli, quindi assolutamente il contrario del concetto di liberalizzazione. In alcuni settori erano state introdotte forme di controllo di prezzi in una prospettiva “dirigista”, e questo, ovviamente,  non poteva e non può essere spacciato per liberalizzazione.

Durante la discussione parlamentare di questi mesi le varie lobbies si sono fatte sentire:  sono stati apportati numerosi emendamenti e fatti compromessi al ribasso che hanno praticamente annacquato e svuotato ulteriormente quel poco di liberale e innovativo esistente del progetto originale.

Lo stesso vale per DdL Lanzillotta sui servizi pubblici locali. E’ accaduto quel che avevamo previsto.

I continui cedimenti e compromessi con la sinistra radicale hanno svuotato il decreto originale: non c’è più l’obbligatorietà di mettere a gara i servizi; si è deciso di rinviare a decreti legislativi con possibilità di affidamenti diversi;  il decreto inoltre non comprende gli acquedotti e le società di gestione idrica e quindi, di fatto, si torna alla pubblicizzazione integrale dei servizi idrici (non saranno ammesse le gestioni private).

In queste ultime settimane poi, alla Camera addirittura è passato un emendamento dei Verdi (On. Bonelli e Trepiccione) che prevede che la titolarità delle concessioni di derivazione delle acque pubbliche è assegnata a Enti pubblici, cioè Regioni, Comuni e Province, o altre istituzioni interamente controllate dallo Stato. In questo modo anche le aziende municipalizzate, che sono tutte ormai società di capitali (spesso quotate in borsa) saranno escluse quando le concessioni verranno a scadere.

Qualcuno ironicamente ha parlato di un nuovo record: quello di una legge sulle liberalizzazioni che ripubblicizza l’acqua.

Purtroppo in periferia l’intervento pubblico diventa sempre più pesante.

Molti parlano di “meno Stato”, nella realtà invece  gli enti locali vanno in direzione opposta, cioè verso una sempre maggiore espansione della proprietà pubblica.

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