Dovuto a Hulagu (alle origini del terrorismo)

e ciò in ragione del fatto che appunto inebriati dal fumo dell’hascisc erano i seguaci del ‘Veglio (o Vecchio) della Montagna’ che nel corso dei secoli dodicesimo e tredicesimo pepetravano i propri misfatti mediante azioni terroristiche e violente in Siria, Palestina e Mesopotamia.

All’origine della terribile setta musulmana, l’operato di Hassan Ben Sabbah (o, secondo una diversa traslitterazione, Hasan al-Sabbah).

All’incirca quarantenne, il Nostro capitò per caso in una quasi inaccessibile valle – chiamata Alamut – situata a settentrione del natio Iran.

Intenzionato a predicare e diffondere una sua particolare e pertanto non ortodossa interpretazione dell’Islam, Hassan decise di farne la propria base dando in tal modo il via alla leggenda del ‘Vecchio della Montagna’.

Allo scopo di indottrinare come si conviene i suoi seguaci e di convincerli a commettere di buon grado atti di vero terrorismo, creò in loco un bellissimo giardino nel quale, debitamente drogati, venivano condotti i futuri ‘assassini’.

A loro completa disposizione, cibi prelibati, bevande e donne assai compiacenti.

Trascorsi un paio di giorni, i poveracci, nuovamente imbottiti di droga, si ritrovavano nei tuguri di provenienza per essere dipoi convocati da Hassan Ben Sabbah che, autorevolmente, gli spiegava che era stata loro concessa una anticipata visione del Paradiso musulmano al quale sarebbero stati subito ammessi ove fossero morti nel compiere l’azione violenta voluta da Allah che a loro in quel frangente egli affidava.

Despota di un ampio territorio in tal modo conquistato, Sabbah deve essere considerato il vero ed unico ‘inventore’ del terrorismo inteso come azione violenta voluta e degnamente ricompensata in Paradiso da Allah.

Sulle tracce di Hassan, poco dopo, l’imam Ala od-Din Muhammad.

Tra le infinite vittime degli ‘assassini’ musulmani, in campo islamico ortodosso, il visir selgiuchide Nizam al-Mulk e in quello cristiano (tra i crociati), Raimondo I conte di Tripoli e Corrado marchese di Monferrato.

La setta, già peraltro in declino, venne spazzata via nel 1256 allorquando il principe mongolo Hulagu, nipote di Gengis Khan, sottomise l’Iran prima di conquistare, due anni dopo, Baghdad e di porre fine anche al califfato abbaside.

Signore di un vastissimo dominio che andava dall’Indo alla Siria e dal Caucaso all’Oceano Indiano, Hulagu, benchè pagano, si mostrò ben diverso dai fanatici che sostituiva al comando in Persia proteggendo i cristiani e favorendo la scienza.

Grandi conquistatori, guerrieri pressochè invincibili, mai i mongoli avrebbero accettato di combattere altrimenti che a viso aperto!

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