La “lema” risolverebbe i problemi della CDL

In molteplici circostanze, ed anche oggi, i diversi partiti che fanno capo alla Casa delle Libertà si trovano in competizione al momento di scegliere i candidati alle elezioni amministrative (in specie per la carica di sindaco) al punto di arrivare, a volte, a proporre due differenti nominativi, con ciò rischiando di favorire le schiere avverse.

Ora, per risolvere adeguatamente il problema esiste una sola possibilità: una volta riconquistato il governo, Berlusconi e amici ritornino al turno unico eliminando il ballottaggio e, soprattutto, introducano nelle legge elettorale relativa a comuni e province il meccanismo della ‘lema’.

In uso nell’America Latina, e specificamente in Uruguay, per lunghi anni nella prima parte del trascorso Novecento, tale escamotage consentiva a due o più candidati appartenenti al medesimo schieramento politico o a partiti collegati di usare appunto la medesima ‘lema’ e cioè di ‘correre’ separatamente ma sotto le stesse insegne.

In tal modo e per tornare a noi, se due aspiranti alla carica di sindaco della CdL, sommando i suffragi ricevuti, in futuro, a riforma fatta, supereranno l’unico candidato di sinistra, per quanto questi possa essersi classificato al primo posto, il più votato tra loro sarà eletto.

Per capirci, forzando il disposto costituzionale USA e facendo quindi riferimento ai soli voti popolari, se la ‘lema’ fosse stata in uso negli Stati Uniti nel 1912, il democratico Woodrow Wilson non sarebbe arrivato alla Casa Bianca considerato che i suffragi raccolti da William Taft per i repubblicani e da Teodoro Roosevelt quale indipendente comunque dai repubblicani fuoriuscito, sommati fra loro, erano più numerosi dei suoi e presidente sarebbe diventato Roosevelt, a propria volta più votato di Taft.

Un vecchio, desueto istituto la ‘lema’ al quale forse conviene ridare vita.

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