Il valore Laico della Famiglia: Family-Day e favore per la Famiglia per un Liberale

Qualcuno sta tentando di impossessarsi dell’istituto della Famiglia e farne una sorta di totem privato. Un po’ come fanno i Verdi con l’ambiente: in realtà l’Ambiente è un bene collettivo che sta a cuore a chiunque. Altrettanto vale per la Famiglia.

La famiglia è il primo nucleo sociale con cui si confronta ciascuno di noi subito dopo essere nato. Tant’è che spesso i disordini psicologici degli individui nascono da conflitti e complicazioni nell’ambiente famigliare. La famiglia è anche il primo luogo dove un individuo apprende regole di convivenza civile e di rispetto dell’autorità (si spera).

Per questi motivi la famiglia è un bene prezioso e primario per chiunque abbia a cuore la salute della società in cui vive. Non c’è bisogno, quindi, di essere Credenti per ritenere fondamentale la tutela della famiglia e la sua promozione economica e sociale.

Ma quale famiglia? Ossia cosa si intende per famiglia, quando se ne parla quasi come se fosse un panda gigante in via di estinzione?

Lo Zingarelli, mitico vocabolario della lingua italiana su cui in tanti si sono rotti la schiena, definisce “famiglia” come segue: “Nucleo fondamentale della società umana costituito da genitori e figli”. Difficile non essere d’accordo. E non mi pare che il vocabolario abbia velleità filosofiche o ideologiche.

Non c’è scritto che la “famiglia” è il nucleo fondamentale “basato sul matrimonio”. Questo infatti è altro: è un preciso tipo di nucleo famigliare protetto dalla legge con particolari norme di sostegno (così anche l’art. 29 della Costituzione). Per chi è credente è anche un vincolo sacralizzato. Chi non vuole il matrimonio evidentemente non vuole la protezione ed i vincoli di quelle norme, tanto meno religiose. Forse non è corretto, perciò, come invece pretende il progetto di legge sui DICO, dare a chi non vuole quei vincoli norme simili per giungere a risultati analoghi ma senza che ne conseguano pari responsabilità anche in termini di stabilità del legame: un legame che – ripeto – non è stato voluto.

Sfido chiunque, però, a dire che chi fonda una famiglia fuori dal matrimonio non ha comunque realizzato un bene prezioso e fondante per tutta la comunità. E’ un’evidenza di buon senso e di raziocinio.

Nei secoli, anche grazie a Credenti (cristiani e non) non fondamentalisti, la nostra Cultura si è sforzata di abbandonare le visioni fideistiche dei problemi. Ci siamo accorti che i fanatismi portano solo perdita di libertà e di felicità per gli individui, ad andar bene. Ad andar male portano dittature, guerre e sterminio.

Ma perché, allora, chi crede nella Famiglia quale istituzione fondata sul matrimonio dovrebbe avversare tutte le altre Famiglie, quelle fatte da coppie non sposate, o da omosessuali, o da persone sole che si legano affettivamente anche senza “scopi riproduttivi”? Forse che i figli nati fuori dal matrimonio sono meno preziosi di quelli che nascono nel matrimonio? O forse che gli insegnamenti di genitori non sposati ma socialmente sensibili valgono meno di quelli di chi magari preferisce pestare il coniuge davanti ai figli, ma mai e poi mai si separerà?

Si tenta di attribuire valore nullo o addirittura disvalore sociale a tutti quei nuclei famigliari che non sono fondati sul matrimonio e così si crea un doppio danno alla Famiglia, intesa come vero nucleo fondante della società: da un lato, si omette di tutelare tutte le famiglie secondo minime regole di responsabilizzazione dei conviventi; dall’altro, persi dietro a “fisse” ideologiche, si trascurano tutte quelle attività che dovrebbero servire a promuovere davvero la Famiglia nel senso puro descritto dallo Zingarelli.

Perché in Italia non ci si sposa e non si fanno figli? Perché costa troppo. Perché non c’è alcuna politica strutturale di incentivo a realizzare nuova vita. Non c’è una politica fiscale reale sulla prima casa per famiglie con prole. Non c’è il cosiddetto quoziente famigliare che consenta di onerare di tributi in modo proporzionalmente meno gravoso le famiglie con più di due figli. Perché il Governo preferisce finanziare il nuovo film di qualche insulso regista politicizzato, invece di sostenere fiscalmente gli asili nido privati e renderne meno gravose le rette? (e su questo, dove sono i Comuni?)

Siamo all’assurdo che coppie sposate si separino “pro forma” per avere diritto alle esenzioni nelle spese mediche, giacché il cumulo dei redditi dei due coniugi le escluderebbe. Non sarebbe più logico ampliare le esenzioni anche alle coppie non sposate, invece?

L’esempio viene dalla Francia. Senza tante questioni ideologiche, lì si sono attuate politiche fiscali a favore della famiglia, in tutte le sue forme. Non si sono fatti i DiCo, per dare tutele e protezioni a chi non le vuole. Si sono fatti i Pacs (patti di solidarietà civile), che hanno regalato promozione ad ogni forma di famiglia. E la Francia oggi è tra le nazioni della “vecchia” Europee con il più alto tasso di natalità.

Il problema non è tutelare la famiglia, quasi fosse una specie in via di estinzione, ma promuoverne il recupero tradizionale e civile, in tutte le sue meravigliose forme naturali e giuridiche. Non credo che questo scopo possa essere l’appannaggio solo di qualcuno. Tanto meno che si possa fare in base a Verità assolute. Occorrono senso pratico e rispetto per la Libertà di ognuno.

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