Inaffidabilità del nostro Paese?

Durante una recente conferenza dal tema “Pubblico e privato in Europa”, l’Amministratore delegato della società spagnola Abertis, Salvador Alemany, si è domandato se un contratto stipulato nel nostro Paese abbia valore indipendentemente da quale Governo vada al  potere.

Effettivamente, in questo ultimo anno, in aggiunta ad alcune pesanti interferenze del governo e dei partiti che compongono la maggioranza governativa sul funzionamento del mercato, spesso diverse carte e regole sono state cambiate in corso d’opera (decisioni fatte e rifatte, concessioni cambiate, continui ripensamenti sugli assetti della rete tlc) suscitando stupore e malessere nell’opinione pubblica internazionale.

Ad esempio, prima la vicenda Abertis-Autostrade,  poi il tentativo (bloccato da alcuni anni) della British Gas di investire  nel rigassificatore di Brindisi,  poi le recenti vicende Telecom, prima con il fallimento delle trattative con Murdoch a causa della contrarietà del Governo ed oggi  con la rinuncia polemica della multinazionale americana AT&T dalla contesa per i negoziati, senza poi dimenticare gli impegni europei per la TAV, sempre in forse.

Le esternazioni demagogiche, spesso fuori luogo di Antonio Di Pietro, le ripetute dichiarazioni di ostilità del premier Prodi e del Ministro D’Alema, il fuoco di sbarramento della sinistra radicale hanno contribuito non poco a questa situazione di preoccupante involuzione.

Qualcuno ha parlato  di deriva latino-americana (Hugo Chavez?), di un trend discendente dal libero mercato al potezionismo nazionalistico, di visioni provincialistiche, di anacronistica “italianità”, di eccessive pressioni protezionistiche.

Il Premier Romano Prodi come al solito minimizza, anzi ha aggiunto che “il governo si è limitato ad osservare che Telecom è un’azienda strategica” e  ha fatto sapere che Ronald Spogli, l’ambasciatore americano in Italia, gli ha telefonato per spiegare di essere stato “travisato” sulle critiche contro il governo italiano a proposito di Telecom. Nello stesso giorno però (il 19 aprile scorso) è apparso un articolo sul Corriere della Sera, sempre dell’Ambasciatore USA In Italia, Ronald Spogli, un articolo con considerazioni fortemente critiche.

“Fino al 2005 il totale degli investimenti americani in Italia ammontava a poco meno di 26 miliardi di dollari, ben al di sotto dei 324 miliardi in Gran Bretagna, degli 86 miliardi in Germania, dei 61 miliardi  in Francia e perfino dei 43 miliardi in Spagna.

“Gli investimenti non arrivano dove non sono bene accolti, dove le regole del mercato vengono cambiate continuamente. Modificare le regole aumenta il livello di rischio e rende molto difficile programmare le azioni future  di un’impresa o di un singolo cittadino”.

Sono critiche molto pesanti ; in sostanza si parla di “inaffidabilità” dell’Italia agli occhi degli investitori esteri, di poca trasparenza, di “bizantinismo”.  La stampa anglosassone ha martellato non poco; ha parlato di preoccupante involuzione dei rapporti tra Stato e mercato, tra pubblici poteri e imprese private.

La stessa Comunità europea ha preso  le distanze dal modo con cui il Governo italiano ha gestito l’intera questione. La Commissaria europea alla “Società dell’informazione e dei media”, Vivian Reding,  ha invitato  Bruxelles a “rimanere vigile” sul caso Telecom Italia.

La confusa gestione di alcuni problemi negli ultimi mesi da parte del Governo Prodi ci sta isolando dall’Europa e allontana gli investimenti esteri.

Anche la grande stampa nazionale cosiddetta indipendente che fin dall’inizio aveva favorito e appoggiato la formazione dell’attuale governo comincia a prendere le distanze. D’altra parte in una moderna economia sociale di mercato, se vogliamo restare in Europa, è assolutamente necessario distinguere i ruoli; la politica (e soprattutto i partiti) non deve  interferire sul funzionamento del mercato, in sostanza deve fare un passo indietro rispetto a vicende che riguardano il mercato  e  le Authorities devono essere messe nelle condizioni di fare responsabilmente la propria parte, in modo autonomo ed efficace.

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